Ormai è chiaro: il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha annunciato che Israele invierà una delegazione a Doha o al Cairo il 15 agosto per concordare i dettagli del quadro del cessate il fuoco a Gaza formulato da Egitto,Stati Uniti e Qatar. La risposta è arrivata nella notte e la mediazione è stata siglata alle prime luci dell’alba. E mentre il mondo attende con il fiato sospeso la rappresaglia degli Hezbollah iraniani contro Israele intanto emergono da un’indagine dettagli dell’operazione che ha portato all’uccisione, a Teheran, del capo politico di Hamas. La bomba – stando a una ricostruzione dello Jewish Chronicle – nella stanza in cui alloggiava Haniyeh sarebbe stata piazzata il giorno stesso in cui è esplosa, e non due mesi prima come era stato ipotizzato dal New York Times. A portare l’ordigno nella camera riservata al capo di Hamas sono stati due membri delle Guardie della Rivoluzione, il corpo di forze speciali iraniane, che subito dopo si sono allontanati e nel giro di un’ora erano già in viaggio verso una destinazione estera facendo smarrire le tracce. Mentre la diplomazia è al lavoro no stop in queste ore la repubblica islamica, continua a inviare messaggi ambigui, rivendicando il diritto a rispondere all’omicidio di Haniyeh, ma allo stesso tempo assicurando il suo impegno per la pace. Tutte le carte restano sul tavolo anche se da Washington sono fiduciosi che la tregua sia vicina.
Medio Oriente, a ferragosto il cessate il fuoco
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