Sono soldi e quindi, come dice la ministra Santanchè, dovremmo festeggiare. Ma l’aumento esponenziale del turismo cui abbiamo assistito in questi anni in Italia (non tanto per meriti nostri quanto per diminuzione delle mete assolate a disposizione dei viaggiatori dopo il disastro delle primavere arabe) ha portato non solo benefici economici, ma anche a gravi problemi legati all’overtourism. Brutto termine inglese per dire che i turisti sono troppi, sporcano e rendono certe città invisibili.
Tra volo sempre più low cost e navi da crociera che hanno reso il Mediterraneo più affollato del Gra le città d’arte, i borghi storici e le destinazioni costiere sono diventati luoghi di affollamento insostenibile, creando disagi sia per i residenti che per i visitatori stessi.
Se ne è lamentato di recente uno abituato a parlare chiaro e di solito in maniera sensata, il sindaco di Bologna Matteo Lepore, che ha lanciato un allerta sulla questione, affermando che “Il turismo è un fenomeno globale e alzare muri per fermarlo è ideologico e velleitario. Piuttosto, dobbiamo coinvolgere i cittadini nella sua gestione”. A suo parere la soluzione si chiama “destinazione turistica democratica: vogliamo decidere insieme come spendere i 14 milioni di euro all’anno di proventi della tassa di soggiorno. L’idea è che ogni euro incassato dai turisti debba servire a rendere più vivibile la città”.
Parole che sottolineano l’importanza di mantenere un equilibrio tra lo sviluppo economico legato al turismo e la qualità della vita degli abitanti, senza demonizzazione inutili.
Se non questa, qualche soluzione andrà trovata. È vero che il problema dell’overtourism non è nuovo, ma ha raggiunto livelli di preoccupazione che chiedono misure drastiche. Le città italiane famose per il loro patrimonio culturale, come Venezia, Firenze e Roma, si trovano a dover gestire un afflusso di turisti che spesso invade le strade e i monumenti, portando a congestioni e degrado urbano. Le autorità locali sono sempre più sotto pressione per trovare soluzioni efficaci che possano garantire sia la preservazione del patrimonio che il benessere dei cittadini, già vessati in alcuni casi (ad esempio nella Capitale) da servizi pubblici pessimi pure senza doverli condividere con frotte di turisti.
Un confronto con la Spagna, che ha da tempo preso decisioni coraggiose per affrontare il problema dell’overtourism, può fornire altri spunti utili. A Barcellona è stata aumentata la tassa di soggiorno, gli affitti a breve termine sono stati limitati ed è stata decisa una stretta sui tour alcolici, una delle attrazioni per turisti che per ovvie ragioni causano più disturbo alla comunità locale.
In particolare, il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha promosso un piano per il turismo sostenibile, mirando a riequilibrare l’industria turistica e migliorare la qualità della vita dei residenti. Bologna potrebbe insomma prendere questa direzione, introducendo una tassa di soggiorno più elevata destinata a finanziare il miglioramento dei servizi urbani, senza dimenticare le restrizioni sugli affitti turistici, che consentirebbero ai residenti di spendere meno per i loro appartamenti in una città dove il caro affitto è storicamente dovuto anche alla presenza di studenti fuori sede.
Siviglia ha fatto scelte più aggressive, bloccando le forniture idriche agli alloggi turistici non autorizzati. Un gesto che mira a mostrare come l’era della tolleranza a tutti i costi nei confronti dei visitatori sia finita.
Addirittura nelle Isole Baleari si sta pensando a decisioni drastiche come la chiusura totale di alcune aree agli stranieri, per preservare la loro autenticità e sostenibilità. Proposte forse provocatorie, ma che se non altro riconoscono la necessità di bilanciare gli interessi economici con quelli sociali e ambientali.
Un’altra soluzione che l’Italia potrebbe considerare è l’implementazione di limiti di accesso a determinati luoghi storici o aree turistico-attrattive, come già sperimentato in alcuni comuni delle Cinque Terre. Questo non solo aiuterebbe a ridurre la pressione sui servizi locali, ma migliorerebbe anche l’esperienza turistica, rendendo le visite meno simili a una giornata imbottigliati nel traffico.
In un periodo in cui si parla, spesso a sproposito, di autonomia, la voce dei sindaci, come quella di Matteo Lepore dovrebbe guidare il dibattito su come gestire il turismo in modo responsabile, garantendo la qualità della vita nelle comunità. Senza dimenticare l’importanza di preservare il nostro patrimonio artistico e culturale, tanto prezioso quanto fragile se sottoposto al passaggio di legioni di turisti spesso ignari del valore delle opere che si trovano davanti.



