Fondazione An, perché la sinistra ha fatto autogol

giovedì, 29 Agosto 2024
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Fondazione An, il quotidiano antifascistissimo “Domani”, edito dall’antifascistissimo riccone Carlo De Benedetti pensa di aver fatto un antifascistissimo “scoop” rivelando che l’ente gestore del patrimonio della fu Alleanza nazionale ha aiutato, con un contributo di 30.000 euro, l’associazione che custodisce la sede ex Msi di via Acca Larenzia ad acquistare il suddetto locale.

Ecco la prova -ha urlato il foglio debenedettiano- del legame tra Fratelli d’Italia e l’estrema destra neofascista, giacché, quella beneficiata dalla Fondazione An , sarebbe un’ «associazione estremista» e giacché nel Cda della stessa Fondazione «siedono numerosi esponenti apicali di FdI».

E voilà, eccoci così, nel pieno del caldo di fine agosto, nell’ennesimo (e stucchevole)  tormentone allestito dalla sinistra col ditino alzato sul grado di neofascismo presente nel sistema circolatorio del primo partito di governo. Si dà infatti il caso che lo “scoop” di “Domani” sia stato ripreso da “la Repubblica” (che ci ha aggiunto anche una pseudo-notizia su Fondazione An e No Vax) nonché poi rilanciato dal solito, triste coro dei parlamentari più fieramente antifascisti tra Avs e Pd, tra cui primeggia Sandro Ruotolo e a cui s’è in questa occasione aggiunta anche Ilaria Cucchi. Tutti a gridare: «I legami tra il partito di Giorgia Meloni e il neofascismo sono sempre più evidenti».

Mal gliene incolse a lorsignori di aver fatto tanto baccano. La toppa presa da questa compagnia di giro dell’antifascismo più intollerente e fanatico è stata infatti clamorosa.

Perché mai? Innanzi tutto perché, quello di “Domani”, non è affatto uno scoop. E, se vogliamo, non è neanche una notizia, dal momento che la Fondazione An, aiutando l’associazione “Acca Larenzia” ad acquistare i locali dell’omonima sede ha compiuto un atto che rispetta alla lettera il proprio  statuto: «Finalità della Fondazione – si legge infatti all’art.1- sono la conservazione, tutela e promozione del patrimonio politico e di cultura storica e sociale che è stato proprio, fino alla sua odierna evoluzione, della storia della destra italiana, e, segnatamente, del partito politico Alleanza Nazionale, oltre che dei movimenti e delle aggregazioni politiche e sociali, che ad essa hanno dato causa o contributo ideale». E non ci può essere alcun dubbio che la memoria dolorosa dell’eccidio di via Acca Larenzia, rientri a pieno titolo nella grande biografia collettiva della destra italiana. Che cosa  pretendono,  “Domani” e tutta la compagnia al seguito , che la destra di oggi non deve ricordare i morti di ieri? Se così fosse, vorrebbe dire che per la sinistra col ditino alzato , quelle di destra,  sono solo vittime di serie B. E sarebbe una conclusione a dir poco aberrante.

Né vale la pena  rilevare che, al tempo della strage, non c’era ancora An ma il Msi. Il riferimento dello statuto della Fondazione alle «aggregazioni politiche e sociali, che ad essa (An, ndr) hanno dato causa o contributo ideale» è chiaramente rivolto al partito di Giorgio Almirante: la storia non la si può fare a fettine.

Quanto poi al Cda dell’ente che gestisce il patrimonio economico che fu di An, è il caso di precisare che in esso non c’è solo FdI, ma anche gli ex aennini poi confluiti in Forza Italia (ad esempio Maurizio Gasparri) oppure che hanno dato  vita a  nuovi movimenti sovranisti, come Gianni Alemanno, tutta gente che con il partito della Meloni non ha nulla da spartire.

Ma questo attacco alla Fondazione An risulta alla fine un autogol per la sinistra perché spinge a fare il confronto tra l’ente che custodisce i beni della destra e quelli che a loro volta custodiscono il patrimonio immobiliare dei partiti che confluirono a suo tempo nel Pd: il Pds-Ds e la Margherita.

Se l’ente della destra è un esempio di oculata e saggia amministrazione, assai più desolante è invece il quadro delle Fondazioni della sinistra. Per quello che riguarda gli ex Pci, l’ente che ne gestisce i beni è stato “spacchettato” in  67 micro-fondazioni i cui bilanci sono quasi tutti in perdita. E, per carità di patria, non parliamo della ex-Fondazione Margherita, il cui amministratore è  stato condannato per appropriazione indebita di circa 12 milioni di euro.

Al di là dell’aspetto amministrativo, c’è il profilo ideale e morale: a destra ci tengono molto alla propria storia, a sinistra (evidentemente)  molto meno. E anche questo fa la differenza. 

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