La strage di Paderno Dugnano ha riscosso inevitabilmente una forte risonanza mediatica, tanto da portare una serie di esperti ad interrogarsi sulle ragioni che hanno spinto il 17enne di Paderno Dugnano a uccidere il fratello, la madre e il padre la scorsa Domenica. R. verso le 2 di notte è sceso al primo piano di casa sua. Ha preso un coltello dalla cucina, è entrato nella stanza di Lorenzo e l’ha ucciso nel sonno. Svegliata dai rumori, la madre Daniela è stata accoltellata davanti alla porta della stanza del figlio minore.
Abbiamo deciso quindi di intervistare la criminologa Roberta Bruzzone per far luce su alcune ombre della vicenda.
A suo avviso quello che è successo nella famiglia di Paderno è da identificare con un raptus di follia o la natura del gesto è da ricercare in altre causanti?
“I raptus non esistono. Qui abbiamo a che fare sicuramente con una personalità distorta che si è sviluppata in maniera subdola e non evidente nel corso degli anni. Probabilmente si è concretizzata una problematica intorno al tema di gelosia e invidia nei confronti del fratellino e delle attenzioni che riceveva. Negli anni questa posizione si è cristallizzata, portando questo ragazzo a sviluppare un atteggiamento narcisistico, totalmente incapace di gestire la minima frustrazione quando venivano toccati temi particolarmente attivanti. La competizione con il fratello e il sentirsi in qualche modo in secondo piano nel perimetro familiare, sono gli ingredienti che hanno portato a maturare questa strage familiare così terribile. Non è però qualcosa che è avvenuto nel buio della mente, questo è un percorso che probabilmente ha dato dei segnali che sono stati, con ogni probabilità non così evidenti, ma sicuramente questo è un ragazzo con delle problematiche tangibili”:
Il ragazzo si è descritto come un “corpo estraneo” all’interno della sua famiglia. Cosa ne pensa?
“Il fatto stesso che diceva di sentirsi un corpo estraneo in ambito familiare e di sentirsi solo in mezzo agli altri vuol dire che aveva già sviluppato una problematica di mancato riconoscimento da parte degli altri. Può essere bastato veramente un nulla, banalmente una battuta che lo metteva per l’ennesima volta in competizione con il fratellino a scatenare l’escalation finale”
Può il solo sentimento di estraneità portare a tanto?
“Non è solo un problema di estraneità. Il ragazzo non sa dare un nome a questo tipo di condizione perché, come lui stesso, tantissimi ragazzi hanno una grandissima difficoltà a leggersi dentro e quindi a riconoscere le emozioni che in qualche modo li dominano, ma questa è una problematica generazionale. Lui si sentiva in qualche modo messo in secondo piano e in una condizione di inferiorità rispetto all’attenzione e la considerazione che riceveva il fratellino. Non a caso il primo ad essere attaccato è stato proprio il fratello. Se fosse stato un piano più organizzato avrebbe dovuto eliminare prima il padre, perché sarebbe potuto essere l’ostacolo principale. Evidentemente questo nucleo di competizione viscerale, distruttivo e distorto è qualcosa che lo accompagna da parecchi anni”
Il ragazzo ha descritto un forte malessere vissuto non solo in relazione alla famiglia, ma anche, più in generale, dalla società. Quanto l’ambiente esterno, così anche come quello virtuale ha influito sulla decisione?
“E’ evidente che un soggetto così disturbato non poteva creare delle relazioni nutrienti e solide. Questo è un altro rimando alla dimensione narcisistica. Qui abbiamo a che fare con un Filippo Turetta due, solo che l’attivazione è su temi diversi rispetto a quelli dell’ex fidanzato di Giulia Cecchettin, ma anche anche nel caso precedente la problematica non è stata la fine dell’ex relazione, ma il fatto che Giulia si laureasse prima di lui. Si tratta di una dinamica competitiva, di solito è questo l’elemento decisivo”.
A quali segnali deve stare attenta una famiglia?
“Una famiglia deve stare molto attenta al fatto che questi ragazzi non tollerino la frustrazione, la sconfitta e il confronto. Sono quindi ragazzi profondamente inadeguati a gestire questo tipo di emozioni. Quindi quegli aspetti lì legati a condotte disfunzionali davanti anche a piccole frustrazioni, dovrebbero mettere in allarme i genitori, perché vuol dire che si è sviluppato un io fragile, incapace di gestire questo tipo di situazioni”.



