Jannik Sinner è tornato ad occupare le prime pagine dei giornali per il “Caso Clostebol”, sul quale emergono nuovi importanti aggiornamenti.
Se in un primo momento la Wada (World Anti-Doping Agency) aveva diffuso la notizia secondo la quale non avrebbe fatto ricorso al Tas (Tribunale di Arbitrato Sportivo), decretando la fine dello spinoso caso, nelle scorse giornate la stessa Agenzia ha poi manifestato la propria volontà di promuovere ulteriori approfondimenti sulla vicenda.
L’ente avrebbe fatto riferimento alle clausole 13.2.3.5 del Codice Antidoping e 13.8.1.1 del Regolamento specifico del tennis, richiedendo all’ITIA (International Tennis Integrity Agency) ulteriore documentazione sul caso.
Questo ha fatto sì che la scadenza dei 21 giorni per presentare ricorso decorra dal momento in cui tale materiale viene ricevuto, posticipando pertanto il termine ultimo per presentare appello al 23 settembre.
Nel caso di un ricorso formale, il TAS sarà chiamato ad avviare un procedimento arbitrale, la cui durata richiede abitualmente non meno di tre mesi.
Qualora venisse dimostrato che Sinner non abbia preso le necessarie precauzioni per evitare il rischio, pur essendone sufficientemente consapevole, la sanzione potrebbe variare dai tre ai sei-otto mesi, a partire dal primo test positivo del 10 marzo, con l’annullamento di risultati, premi e punti ATP fino al completamento della sospensione.
Questo implica che i prossimi mesi risulteranno decisivi per comprendere quali conseguenze comporterà un eventuale ricorso al TAS.
La Stampa ha poi pubblicato quest’oggi un articolo contenente delle indiscrezioni da parte di una fonte anonima che, descritta come “un super-esperto della rete di laboratori anti-doping della stessa Wada” e protetta dall’anonimato, avrebbe affermato: “Ecco perché alla fine […] l’Agenzia mondiale antidoping, non farà ricorso contro Sinner ma si limiterà ad acquisire più documentazione possibile, per far sì che il caso del campione italiano non apra la strada a chi con i testosteronici si dopa davvero“.
L’esperto avrebbe infatti parlato specificatamente della questione relativa alla quantità di Clostebol presente nel sangue del giovane tennista trentino: “50 picogrammi per millilitro di sangue. Un picogrammo equivale a un millesimo di miliardo di grammo, quindi parliamo della punta di un cucchiaino di caffè sciolta in una piscina olimpica“.
Si tratterebbe, dunque, di un quantitativo appena rilevabile, che quasi certamente non potrebbe garantire alcun effetto dopante a chi lo dovesse assumere.
La questione potrebbe comunque destare l’attenzione della WADA e spingere l’Agenzia a compiere ulteriori indagini al fine di “scovare chi ha fatto uso anche molto tempo prima di questi anabolizzanti, magari gareggiando in Paesi dove di controlli antidoping se ne fanno pochi o niente. Mentre, nel caso di Sinner, che ha giocato a ritmo serrato in molti tornei internazionali è difficile non ci siano stati test nei due mesi che hanno preceduto la scoperta di questa contaminazione con il Clostebol“.
Seppure la Wada avrebbe accolto la tesi, sostenuta per altro da numerose evidenze, secondo la quale la sostanza dopante sarebbe stata assunta dal Campione a seguito di un contatto con le mani non protette del massaggiatore, l’Agenzia avrebbe assunto la decisione di proseguire le indagini con lo scopo di “circoscrivere il più possibile il caso, in modo che nel pertugio della non colpevolezza di Sinner non possano infilarsi atleti di paesi dove di controlli se ne fanno pochi“, avrebbe concluso l’esperto.



