Dopo mesi di dubbi, critiche e scandali, l’Eliseo ha finalmente annunciato il nuovo governo, con una forte componente di centro-destra al suo interno. Il governo sarà composto da un totale di 34 ministri (17 dei quali con portafoglio) e 5 segretari di stato, di cui 20 uomini e 19 donne. La coalizione presidenziale di Ensemble pour la République ha ottenuto 7 dei 17 ministri con portafoglio, mentre i Repubblicani si sono dovuti accontentare di tre ministeri, però di alto valore.
La prima figura di spicco scelta dal nuovo primo ministro Michel Barnier è indubbiamente l’ex presidente della Corte dei conti Didier Migaud, storicamente appartenente ai socialisti ma che entrerà al governo come ministro della Giustizia senza partito.
I Repubblicani ottengono invece il ministero dell’Interno con Bruno Retailleau, 63enne noto nella destra conservatrice per avere visioni estremamente ferme e dure sull’immigrazione clandestina. Alla destra vanno inoltre i ministeri dell’Agricoltura, ambito molto importante e complesso in Francia, e dell’Università e la Ricerca, con le nomine rispettivamente di Annie Genevard e Patrick Hetzel.
Rimane al governo, ma con una nomina diversa Jean-Noel Barrot, ex ministro degli Affari Europei appartenente alla coalizione di Macron. Barrot, membro del Movimento Democratico e ex studente della nota università di Science Po prenderà l’importantissimo ruolo di Ministro degli Affari Esteri.
Macron riesce inoltre a mantenere il controllo sul ministero dell’Economia e delle Finanze grazia alla scelta di Antoine Armand, giovanissimo ministro (appena 33 anni) con ottimi rapporti col Presidente della Repubblica.
Continuando con i ministeri assegnati ai centristi, spiccano le figure di Anne Genetet come ministro dell’Istruzione, Agnès Pannier-Runacher al ministero della Transizione ecologica, Energia e Clima, e Astrid Panosyan-Bouvet come ministro del Lavoro.
Rimangono invariati i ministeri di Cultura e Difesa, con Rachida Dati e Sébastien Lecornu che manterranno i loro incarichi.
La tensione politica rimane comunque altissima, con i leader di destra e di sinistra che si uniscono nelle critiche al governo di Barnier. La sinistra punta a sfiduciare Barnier il prima possibile, soprattutto dopo le nomine che sono state considerate troppo a destra. Il Rassemblement National invece si era inizialmente detto favorevole a Barnier come capo di governo, date le sue posizioni vicine alla destra e al suo rispetto per il Rassemblement, ma ha duramente criticato le nomine definendolo un governo senza futuro.
