Aborto. Il Papa di nuovo in campo, ecco perché

lunedì, 30 Settembre 2024
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Le ultime dichiarazioni del Papa sull’aborto e sul ruolo delle donne della Chiesa hanno generato numerose reazioni.

Durante il viaggio aereo di ritorno dal Belgio, infatti, il Pontefice avrebbe dichiarato: “I medici che si prestano a questo (l’aborto) sono, permettimi la parola, sicari. Sono dei sicari. E su questo non si può discutere. Si uccide una vita umana. E le donne hanno il diritto di proteggere la vita”.

Questa affermazione riflette una visione antropologica della vita che non può dirsi una “novità” nella Chiesa: in passato lo stesso Papa Francesco aveva dichiarato in risposta ad un quesito circa la liceità della pratica abortiva: “Vi suggerisco di porvi due domande, è giusto eliminare una vita umana per risolvere un problema? È giusto assumere un sicario per risolvere un problema?”

Lo stesso catechismo della Chiesa cattolica al numero 470 afferma poi: “l’aborto diretto, voluto come fine o come mezzo, nonché la cooperazione ad esso, pena la scomunica, perché l’essere umano, fin dal suo concepimento, va rispettato e protetto in modo assoluto nella sua integrità.”

Non solo le parole sull’aborto, ma anche quelle sul rapporto tra uomo e donna hanno suscitato una reazione di critica da parte dell’Ateneo presso il quale Papa Francesco ha tenuto un discorso alla Comunità Accademica.

Il 29 settembre, nel corso del suo viaggio apostolico in Belgio, Papa Francesco ha infatti incontrato gli studenti e i docenti dell’Université Catholique di Louvain-la-Neuve, un Ateneo di lunga tradizione che ha subito la separazione dalla Katholieke Universiteit Leuven nel 1968, a causa delle proteste dei nazionalisti fiamminghi.

La lettera della Rettrice Françoise Smets, che ha aperto l’incontro con il Papa, è stata ispirata all’enciclica “Laudato Sì”, evidenziandone come l’appello allo sviluppo integrale in essa contenuto appaia incompatibile con alcune posizioni assunte dalla Chiesa, in particolare riguardo all’omosessualità e alla parità di genere.

Nel discorso di Papa Francesco che ne è seguito, il Pontefice ha ripreso i temi riguardanti l’ecologia ed il cristianesimo, sottolineando l’interconnessione tra uomo e ambiente, e soffermandosi sul ruolo delle donne nella Chiesa.

Il Pontefice ha affermato che “la Chiesa non è un’azienda multinazionale, bensì il popolo di Dio”, e che le donne, come gli uomini, hanno relazioni fondamentali che esprimono l’essenza dell’essere umano: “sono figlie, sorelle e madri”, come gli uomini sono figli, fratelli e padri.

Il Papa ha inoltre sottolineato che la dignità della donna non deriva da “ideologie o leggi umane, ma da una legge originaria inscritta nella carne stessa dell’essere umano”. Francesco ha ricordato che “la Chiesa stessa è donna” e che ciò che è specifico del femminile non può essere deciso dal consenso pubblico o da teorie ideologiche.

Le affermazioni del Papa che hanno generato un acceso dibattito riguarderebbero tuttavia una frase aggiunta a braccio dal Pontefice: «È brutto quando la donna vuole fare l’uomo».

Francesco ha voluto sottolineare che uomo e donna, pur diversi, sono chiamati a vivere in armonia e amore reciproco in un rapporto di complementarietà,  evitando di cadere in dicotomie ideologiche che contrappongano i generi.

A seguito di queste affermazioni, sono tuttavia giunte delle critiche dalla comunità universitaria, che ha pubblicato un comunicato non firmato in cui si esprime disaccordo con le posizioni del Papa sulla donna nella Chiesa. In particolare, è stata contestata l’idea che la donna sia caratterizzata da «accoglienza feconda, cura, dedizione vitale», considerata una visione riduttiva e deterministica.

Sembra dunque potersi affermare che, sia nel caso dell’aborto, che in quello relativo al ruolo della donna, la Chiesa Cattolica sostenga una visione antropologica difforme dal pensiero comune: al diritto all’aborto essa predilige il diritto universale alla vita, dal suo concepimento alla sua fine naturale, alla visione dicotomica tra uomo e donna, legati da un rapporto di potere, essa predilige la visione di una complementarietà nelle differenze.

Due posizioni che, seppur sostenute da sempre dalla Chiesa, non sembrano cessare di generare un certo stupore.

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