Debito pubblico mondiale alle stelle, l’Italia peggio

martedì, 15 Ottobre 2024
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Il debito pubblico mondiale ha raggiunto il 93% del PIL globale, superando la cifra record di 100 mila miliardi di dollari. Non bastavano le guerre in Ucraina, Medio Oriente e prossimamente Taiwan: il Fondo Monetario Internazionale ha provveduto a ricordarci che il pianeta rischia di andare a fondo anche sul lato economico.

Si tratta di un dato che desta preoccupazione non solo per le dimensioni assolute del debito, ma anche per le prospettive future. Se il rapporto debito/PIL continua a crescere al ritmo attuale arriverà oltre la soglia psicologica del 100% entro la fine del decennio. Le implicazioni di questo scenario sono gravi, e richiedono interventi tempestivi e incisivi per evitare conseguenze economiche ancora più pesanti.

Di chi è la colpa?

Secondo il Fiscal Monitor del FMI, la pandemia ha svolto un ruolo chiave nell’aumento del debito pubblico globale, spingendo i governi – almeno quelli che potevano permetterselo – a incrementare la spesa pubblica per contrastare la crisi sanitaria ed economica. Ma nonostante la pandemia sia ormai sotto controllo, i livelli di debito non si sono ridotti, anzi continuano a crescere a causa di nuove sfide globali. L’invecchiamento della popolazione, l’adattamento ai cambiamenti climatici, e la sicurezza energetica sono solo alcuni dei fattori che spingono i governi a mantenere alta la spesa pubblica, rendendo difficile stabilizzare i conti pubblici.

La situazione europea non è migliore del resto del mondo, anzi. In molti Paesi, tra cui Italia, Francia e Regno Unito, il debito pubblico resta elevato e in crescita. L’Italia, in particolare, si trova in una posizione critica. Il debito pubblico italiano ha ormai superato i 2.962 miliardi di euro, ormai sfiora il 144% del PIL. Le difficoltà di contenere il debito sono acuite, come non facciamo che ripeterci da anni senza riuscire a farci nulla, da una crescita economica lenta e da una produttività ristagnante ormai da 30 anni.

Italia osservata speciale

In Italia l’aumento continuo del debito è stato determinato da diversi altri fattori, tra cui la necessità di sostenere settori strategici come la sanità e l’energia, ma anche da una gestione delle finanze pubbliche che fatica a trovare un equilibrio sostenibile e soffre della continua alternanza di governi fragili, incapaci di portare avanti le iniziative di quelli precedenti. L’Italia è stata chiamata dall’FMI a rafforzare la governance fiscale e migliorare la credibilità delle sue politiche economiche per evitare di trovarsi intrappolata in un ciclo di crescita debole e debito crescente, ma a Washington non sembrano in grado di indicare che tipo di cura dovremmo intraprendere.

A sentire i loro economisti l’Italia e gli altri paesi fortemente indevitati dovrebbero puntare tutto su un forte consolidamento fiscale, ben oltre la media dell’1% del Pil l’anno indicato da tanti governi come massimo obiettivo possibile.

“Rinviare l’aggiustamento significherà solo che alla fine sarà necessaria una correzione più ampia, e aspettare può anche essere rischioso, perché l’esperienza passata dimostra che un debito elevato e la mancanza di piani fiscali credibili possono innescare reazioni avverse del mercato e limitare lo spazio che i Paesi hanno per confrontarsi con choc futuri”, ha avvisato la vicedirettrice per gli affari fiscali del Fmi Era Dabla-Norris. Dimenticando però di spiegare in che modo un’economia come quella italiana può sperare di evitare una disastrosa crisi economica (che porta a una riduzione del Pil, che comporta un aumento del debito) con un taglio drastico della spesa.

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