L’attacco israeliano. Cronaca di una rappresaglia molto mediatica, ecco perché

domenica, 27 Ottobre 2024
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Dopo il lancio da parte dell’Iran di una salva di missili su Israele, circa 200, si attendeva con apprensione la risposta israeliana. Il timore era che la risposta israeliana provocasse un’ulteriore rappresaglia iraniana, con il rischio di un’escalation pericolosissima. Il Medio Oriente si trova infatti sull’orlo di una catastrofica guerra generalizzata, come ha affermato recentemente anche il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

E, invece, la montagna ha partorito un topolino. L’attacco israeliano è stato sferrato all’alba del 26 ottobre, ma in misura largamente inferiore alle attese (per fortuna). Nella regione mediorientale il problema è sempre quello della deterrenza. Dopo l’attacco iraniano su Israele, tutti erano lì a domandarsi cosa avrebbe fatto Israele. Se Israele non avesse reagito, allora sarebbe stato evidente che l’Iran fosse il paese più potente militarmente. Queste considerazioni sulla deterrenza avrebbero provocato un terremoto nell’area mediorientale, con uno slittamento di alleanze dal blocco Usa-Gran Bretagna-Israele al blocco Russia-Cina-Iran. Ma, se la risposta di Israele fosse stata troppo distruttiva, l’Iran avrebbe reagito con un’ulteriore rappresaglia e l’escalation sarebbe stata più che sicura. Ecco perciò la soluzione: una risposta di Israele blanda, alla quale l’Iran potrebbe anche non rispondere. Così è stato. L’ultimo attacco di Israele non ha colpito le installazioni nucleari iraniane e neanche le infrastrutture petrolifere. Secondo i dati ufficiali, i missili israeliani sarebbero stati puntati contro fabbriche per la produzione di missili, droni e altre strutture strategiche in Iran. Israele ha dichiarato che l’operazione è stata un atto di ritorsione per un precedente attacco missilistico sul suo territorio, precisando che le sue azioni erano necessarie come dimostrazioni di forza (la deterrenza di cui sopra). Tuttavia, i rapporti provenienti dalla parte iraniana dipingono un quadro leggermente diverso: secondo i funzionari iraniani la maggior parte dei missili sono stati intercettati, mentre il resto sarebbe caduto nel vuoto senza causare danni significativi. Gli esperti ritengono che entrambe le parti stiano minimizzando le reali conseguenze di questo scambio di colpi. Israele da parte sua desidera mostrare la determinazione nel difendere i propri interessi, ma gli esperti affermano che l’operazione è stata effettuata come parte di uno sforzo limitato, finalizzato non già a scatenare un’escalation su larga scala, ma piuttosto ad ottenere un effetto propagandistico. Le autorità iraniane invece desiderano sottolineare la loro capacità di respingere gli attacchi esterni, mostrando al pubblico un’immagine delle loro difese aeree che intercettano con successo le minacce. In conclusione, queste azioni tendono più a calmare l’opinione pubblica all’interno dei rispettivi paesi che a raggiungere obiettivi reali.

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