Cosa rischia ora la studentessa che si é denudata in Iran

martedì, 5 Novembre 2024
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In Iran, oramai, i diritti delle donne e soprattutto delle più giovani continuano ad essere schiacciati, e se normalmente ad essere sotto la lente d’ingrandimento è la tanto criticata polizia morale, in questi giorni l’attenzione si è spostata sulla sicurezza di un campus universitario. Una studentessa sarebbe infatti stata redarguita per come indossava l’hijab e, in segno di protesta, si è spogliata fino a rimanere in biancheria intima.

Il caso, diventato virale dopo la pubblicazione di una serie di video e foto da parte degli altri studenti del dipartimento di Scienza e Ricerca dell’università Azad di Teheran, ha riacceso il dibattito sulle violenze contro le giovani donne iraniane, con i movimenti femministi internazionali che riprendono la foto della giovane in mutande e reggiseno a braccia conserte come simbolo di ribellione contro il sistema patriarcale, maschilista e violento dell’Iran, che sta lentamente eliminando tutti i diritti delle donne, impedendogli praticamente di uscire di casa. 

Nel video si vede la giovane allontanarsi a piedi dal luogo della protesta e venire improvvisamente fatta salire forzatamente su un’automobile da alcuni uomini senza uniforme ne simboli di riconoscimento.

La narrativa a questo punto si divide tra media esteri e iraniani. A Teheran, i media nazionali hanno pubblicato un video dove il “marito” della donna racconta come essa abbia problemi psicologici e per questo motivo sarebbe stata trasferita in un ospedale psichiatrico. Amnesty International e altre Organizzazioni per i diritti umani affermano invece che tutto ciò sia un’invenzione dei Guardiani della Rivoluzione per far sembrare gli oppositori al regime malati di mente, e che la donna sia stata percossa e violentata sessualmente nell’arresto.

Nell’attesa di nuovi sviluppi, la giovane è diventata un nuovo simbolo della protesta femminista contro l’Iran, con disegni, hashtag e interi movimenti dedicati alla studentessa che si è spogliata contro il regime. 

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