Si sente spesso parlare di titoli di Stato, ma non sempre si ha ben chiaro di che cosa si tratti e come funzionano.
La locuzione indica le cosiddette “obbligazioni sovrane”, ossia quelle obbligazioni che vengono emesse, anziché da aziende o enti privati, dagli Stati, attraverso specifici organi o ministeri. In Italia, ad esempio, la loro emissione spetta al MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso il Dipartimento del Tesoro.
I titoli di Stato sono dunque una delle due opzioni tra le quali scegliere se si vuole investire in obbligazioni; l’altra, naturalmente, è rappresentata dalle obbligazioni aziendali. Il funzionamento delle due tipologie di bond – altro termine con il quale possono essere indicate le obbligazioni – è pressoché simile, in quanto, in entrambi i casi, l’investitore diviene creditore dell’emittente. Esistono però differenze per quanto concerne le modalità di acquisto nel momento in cui vengono emessi – i titoli di Stato possono essere acquistati solo tramite asta -, i livelli di rischio e le tipologie di titoli emesse.
Obbligazioni sovrane: quale rapporto si crea tra Stato e investitore
Come anticipato nell’introduzione, l’inclusione di titoli di Stato nel portafoglio di investimento rende l’obbligazionista creditore dello Stato emittente.
Come diretta conseguenza, quest’ultimo si trasforma in debitore e deve fare capo ad alcuni obblighi, primo fra tutti – e sempre presente, indipendentemente dalla tipologia del titolo emesso – quello di dover restituire, alla scadenza del bond, il capitale ricevuto, maggiorato, in alcuni casi, dallo scarto di emissione. Il secondo obbligo, non sempre presente, consiste nel versare agli investitori gli interessi maturati sotto forma di cedole periodiche.
Il livello di rischio dei Titoli di Stato
Essendo emessi dai governi, i titoli di Stato vengono generalmente fatti rientrare tra gli investimenti a basso rischio. Questo non significa, naturalmente, che siano investimenti totalmente privi di rischi – in quanto, di fatto, non esistono investimenti di questo tipo -, ma semplicemente che vi sono meno probabilità per l’investitore di ritrovarsi con il capitale iniziale fortemente ridotto, di non raggiungere gli obiettivi stabiliti o, peggio ancora, di perdere tutta la somma investita.
Questo dipende dal fatto che il rischio principale di questa tipologia di titolo è quello di emittente e, per non riuscire a ripagare il proprio debito, lo Stato dovrebbe fallire. Situazione rara, ma che potrebbe comunque verificarsi e che, per questo, deve essere presa in considerazione. Tra i rischi di questo tipo di investimento rientra anche quello legato all’inflazione.
Quali sono le obbligazioni sovrane emesse dallo Stato italiano
Lo Stato italiano emette diverse tipologie di bond a breve, medio e lungo termine, nonché di tipo zero coupon, tasso fisso o tasso variabile.
Tra i Titoli a breve termine, ossia di durata inferiore ai due anni, rientrano i BOT e i CTZ, entrambi privi di cedole periodiche e con scarto di emissione. Quelli a medio e lungo termine sono invece i CCT, inclusa la versione CCTeu, e tutte le tipologie di BTP, da quelli classici ai BTP Italia, Futura, Valore, Green e €i. Ognuno di questi offre cedole periodiche fisse o variabili e scarto di emissione o premio fedeltà alla scadenza.



