Può sembrare incredibile ma la Marvel, in realtà, non detiene il controllo su tutti i suoi personaggi.
Questo grande paradosso scaturisce da un intrecciato background di crisi economiche, accordi commerciali e strategie cinematografiche.
Per apprendere nel dettaglio come sia accaduto, bisogna fare un passo indietro.
La Marvel è stata costretta a vendere i diritti di alcuni dei suoi più rinomati supereroi a diversi studi Hollywoodiani, negli anni 90. Ciò a causa di una profonda crisi che avrebbe potuto decretare il suo fallimento.
Così facendo, si è assistito ad una forte frammentazione dei diritti: Spider-man è passato nelle mani della Sony, mentre X-man e i Fantastici 4, sono finiti sotto il controllo della 20th Century fox.
In un secondo momento, il successo del MCU (Marvel Cinematic Universe) avuto nel 2008 con Iron Man, ha portato la Marvel -ora parte della Disney– ad ingegnarsi al fine di creare un universo coeso, tentando di compattare la frammentazione. Ciò ha comportato la stipula di complessi accordi con altri studi: ad esempio, il ritorno di Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe, è avvenuto unicamente grazie a un accordo tra Sony e Disney, mentre, nel 2019, Disney ha acquisito la 20th Century fox, il che ha permesso il recupero dei diritti di X-MAN e dei Fantastici 4.
La frammentazione dei diritti é indice di come decisioni finanziarie a breve termine possano determinare conseguenze a lungo termine: per decenni la Marvel ha dovuto rinunciare al controllo su alcuni dei suoi personaggi nevralgici, concentrandosi invece sul far divenire supereroi meno noti, come Iron Man, icone mondiali.
Sebbene Marvel e Disney stiano gradualmente ricomponendo il puzzle del loro universo, la strada per un pieno controllo è ancora lunga.
Una più recente vicenda, invece, ha visto Marvel e DC perdere l’esclusività sui loro supereroi. Ciò perché una sentenza dell’USPTO ha stabilito la cancellazione dei marchi “Super Hero” e “Super Heroes”, detenuti congiuntamente da Marvel e DC Comics.
Questo verdetto consente a qualsiasi autore di utilizzarli liberamente, senza correre alcun rischio legale.
La vicenda ha avuto inizio dalla petizione del fumettista Richold, creatore della serie “Superbabies”, il quale ha sostenuto che detenere il monopolio di terminologie tanto generiche sarebbe stato come monopolizzare interamente il genere narrativo, argomentando come “Super Hero” sia oggi un’espressione di uso comune, il cui utilizzo é avvenuto da ben prima della nascita delle due case DC e Marvel. Il marchio, che ha visto la sua registrazione nel 1967, é stato impiegato per decenni da entrambe per bloccare innumerevoli produzioni.
Questa decisione apre nuovi scenari ed opportunità, arrivando a designare una svolta innovativa per l’intera industria fumettistica.
Come dichiarato da Adam Adler, avvocato di Richold: «È una vittoria per la creatività e l’innovazione».



