La questione Medio Oriente ha visto una svolta con la decisione della Corte Penale Internazionale (CPI), che ha richiesto un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant, dove vengono accusati di crimini di guerra e contro l’umanità nella Striscia di Gaza. Tra i capi di imputazione gravissimi attribuiti al premier israeliano ci sono sterminio, persecuzione, attacchi intenzionali contro civili, e l’inedia come tattica di guerra per stremare la popolazione, soprattutto nel contesto dell’assedio su Gaza a partire dall’ottobre 2023. Simili accuse sono state mosse anche a leader di Hamas per crimini come sequestri e violenze sessuali contro civili israeliani.
Mandato d’arresto per Netanyahu, la risposta di Israele
Israele, che non riconosce la giurisdizione della CPI, ha respinto la decisione definendola “antisemita” e paragonandola al caso Dreyfus che sconvolse la Francia tra il 1894 e il 1906 accusato di essere una spia tedesca solo perché ebreo e poi risultato effettivamente innocente. Gli Stati Uniti e altri Paesi non firmatari dello Statuto di Roma hanno espresso il loro disaccordo, mentre l’Unione Europea ha sottolineato che i mandati vanno rispettati nei Paesi membri della Corte e pertanto qualora il leader dovesse visitarli scatterebbe l’arresto.
Dove è valido il mandato di arresto e dove invece può andare Netanyahu?
Il mandato d’arresto diventerebbe vincolante dopo l’approvazione e sarebbero dunque validi per i 124 Stati parte della CPI, che avrebbero l’obbligo di fermare Netanyahu o altri imputati se entrassero nei loro territori. Tuttavia, spesso i mandati della CPI non vengono eseguiti per motivi politici o diplomatici, come dimostrano precedenti casi analoghi
Netanyahu potrebbe essere arrestato dunque in gran parte dei Paesi europei, l’America Latina, l’Africa e alcune nazioni dell’Asia e del Pacifico. Tuttavia, non tutti i firmatari rispettano sempre i mandati di arresto per ragioni politiche o diplomatiche. Paesi dove Netanyahu non può essere arrestato includono Israele, Stati Uniti, Russia, Cina, India, Turchia e Ucraina, poiché non hanno aderito allo Statuto di Roma e non riconoscono la giurisdizione della CPI.
Gli altri leader con mandato d’arresto, il caso Putin
Il caso più eclatante di un mandato d’arresto internazionale da parte della CPI riguarda Vladimir Putin, accusato di crimini di guerra per la deportazione forzata di bambini ucraini durante l’invasione del 2022 e che dopo l’esecuzione del mandato dal marzo 2023 ha evitato visite nei paesi della CPI. Il leader del Cremlino proprio nelle ultime ore si è reso protagonista di una nuova escalation dopo il lancio di un missile balistico russo contro il territorio ucraino, con la guerra che è da un passo dall’assumere uno scenario “globale”. Tra gli accusati più illustri del passato spiccano Omar al-Bashir, ex presidente sudanese, per genocidio nel Darfur, e Saif al-Islam Gheddafi, coinvolto in crimini contro l’umanità in Libia.



