È stata presentata ieri sera a Milano dalla CEO worldwide di Kilpatrick, Cristina Spagna, una ricerca internazionale sulla Leadership Sostenibile nei 5 continenti, realizzata dalla società di executive search e commentata all’evento “The Power of Sustainable Business. People, Planet, Profit” da un prestigioso panel di Top Manager moderato dalla sociologa Francesca Chialà.
Kilpatrick ha svolto un’indagine qualitativa, intervistando 250 CEO distribuiti nei 5 continenti, e identificato 8 competenze fondamentali per un Sustainable CEO, analizzando come queste siano percepite e applicate nei diversi continenti. I risultati mostrano differenze significative, frutto di contesti culturali, economici e normativi differenti. L’Europa e l’Oceania emergono come modelli per la leadership sostenibile, grazie a normative avanzate, supporto governativo e sensibilità culturale. L’Africa sorprende per la sua resilienza e leadership inclusiva, dimostrando che anche in contesti sfidanti è possibile sviluppare competenze sostenibili. L’Oceania si distingue per innovazione e conoscenza della sostenibilità, riflettendo una forte attenzione al futuro. Tuttavia, ci sono margini di miglioramento in regioni come l’America e l’Asia, dove l’orientamento ai risultati economici e le dinamiche culturali potrebbero rallentare la transizione verso una leadership pienamente sostenibile.

Molto interessante, e con alcune sorprese, risulta la distribuzione nei diversi continenti delle 8 competenze emerse dall’indagine:
1. Visione Strategica e a Lungo Termine
Media globale: 85.4%
Questa competenza è centrale per i leader che devono guardare oltre i profitti immediati, anticipando tendenze globali come il cambiamento climatico e l’innovazione sostenibile.
• Europa (92%) domina in questa categoria, grazie a un sistema regolatorio avanzato che spinge le aziende a pianificare strategie sostenibili di lungo periodo. La pressione dei consumatori europei, sempre più orientati verso prodotti e servizi responsabili, è un altro fattore determinante.
• Africa (88%) segue da vicino, con un forte focus strategico legato alla necessità di adattarsi a sfide ambientali come la desertificazione e la gestione delle risorse idriche.
• Asia (78%) si trova al di sotto della media, probabilmente a causa di una maggiore enfasi su strategie di crescita rapida e obiettivi economici a breve termine, che possono ridurre l’attenzione verso una visione sostenibile di lungo periodo.
2. Conoscenza della Sostenibilità
Media globale: 83.0%
Comprendere framework internazionali come ESG e SDGs, oltre a saper gestire l’impatto ambientale, è essenziale per un Sustainable CEO.
• Oceania (90%) è all’avanguardia, favorita dalla stretta connessione tra i governi e il settore privato nella promozione di politiche per l’economia circolare e la transizione energetica.
• Africa (75%), invece, mostra il punteggio più basso. Questo riflette un gap di risorse e infrastrutture che limita la diffusione e l’applicazione di pratiche e conoscenze avanzate in sostenibilità.

3. Leadership Inclusiva e Collaborativa
Media globale: 79.6%
Un Sustainable CEO deve creare ambienti inclusivi e collaborativi, valorizzando la diversità e gestendo stakeholder complessi.
• Africa (90%) primeggia, evidenziando una leadership radicata nel coinvolgimento delle comunità locali e nella gestione collaborativa delle risorse. Questo approccio risponde a contesti in cui il tessuto sociale è fondamentale per il successo delle iniziative aziendali.
• America (70%) è il fanalino di coda, riflettendo una leadership che potrebbe essere ancora troppo orientata ai risultati economici rispetto al benessere sociale.
4. Capacità Decisionale Etica
Media globale: 83.6%
L’etica e la trasparenza sono imprescindibili per bilanciare gli interessi economici con quelli ambientali e sociali.
• Europa (91%) raggiunge il massimo punteggio, grazie a una cultura aziendale e normativa che favorisce decisioni etiche e trasparenti. La fiducia tra stakeholder è una priorità assoluta.
• Asia (81%) si colloca sotto la media europea, riflettendo la necessità di rafforzare standard etici e strumenti di trasparenza in alcune aree del continente.

5. Innovazione e Pensiero Creativo
Media globale: 83.6%
L’innovazione è una leva fondamentale per sviluppare soluzioni sostenibili, ottimizzando processi e risorse.
• Oceania (92%) si distingue per la forte attenzione a tecnologie all’avanguardia e soluzioni innovative, complice la sensibilità dei consumatori locali e il sostegno governativo.
• America (72%), invece, si attesta su valori più bassi. Sebbene ci siano eccellenze nel settore tecnologico, la sostenibilità non è sempre integrata come priorità nei processi di innovazione.
6. Resilienza e Gestione del Cambiamento
Media globale: 84.0%
Adattarsi rapidamente alle crisi ambientali e sociali è una competenza cruciale per la leadership sostenibile.
• Africa (80%) dimostra grande capacità di resilienza, in linea con la necessità di affrontare frequenti emergenze climatiche.
• Oceania (88%) è ancora una volta al top, evidenziando un forte approccio proattivo e preventivo verso il cambiamento.

7. Orientamento ai Risultati
Media globale: 81.6%
Definire KPI legati alla sostenibilità è essenziale per monitorare i progressi e garantire un impatto concreto.
• Europa (90%) conferma il suo ruolo di leader globale, con un sistema avanzato di misurazione e reportistica sulla sostenibilità.
• Asia (79%), pur essendo vicina alla media, evidenzia la necessità di standardizzare maggiormente l’utilizzo di indicatori chiave per la sostenibilità.
8. Advocacy per il Cambiamento
Media globale: 76.8%
Promuovere la sostenibilità all’interno e all’esterno dell’azienda è una qualità indispensabile per un Sustainable CEO.
• Europa (87%) è il punto di riferimento, con leader che spesso assumono un ruolo pubblico nel promuovere la sostenibilità.
• America (68%), in contrasto, mostra un basso livello di advocacy, probabilmente dovuto alla mancanza di incentivi normativi e culturali per un impegno più attivo.

“Kilpatrick accompagna da sempre la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese italiane nel mondo ricercando i migliori talenti nei ruoli manageriali chiave. Oggi ci siamo assunti anche la responsabilità di selezionare per i nostri clienti i Sustainable Leader che devono affrontare la nuova e complessa sfida di portare la Sostenibilità nel core business delle imprese” – ha dichiarato la CEO worldwide di Kilpatrick Cristina Spagna – “la nostra ricerca evidenzia che la figura del Sustainable CEO è sempre più riconosciuta come cruciale per guidare il cambiamento necessario a livello globale. Tuttavia, le competenze fondamentali per una leadership sostenibile non sono distribuite uniformemente tra i continenti. Le differenze regionali osservate non sono semplicemente il risultato di disomogeneità economiche, ma riflettono una combinazione di fattori culturali, normativi, infrastrutturali e ambientali, una grande complessità che abbiamo provato a sintetizzare nella nostra indagine”.
L’Europa: Un Modello Avanzato di Leadership Sostenibile
L’Europa emerge chiaramente come il riferimento globale per la leadership sostenibile. Questo risultato è fortemente legato a normative avanzate, come il Green Deal Europeo che incoraggia le aziende a integrare la sostenibilità in ogni aspetto della loro strategia. La cultura aziendale europea enfatizza l’etica, la trasparenza e la collaborazione con stakeholder, rendendo i leader europei particolarmente preparati a gestire sfide complesse come la transizione energetica e l’innovazione sostenibile.
Un altro aspetto chiave è la pressione esercitata dai consumatori e dagli investitori europei, che richiedono con sempre maggiore insistenza standard ESG elevati. Tuttavia, questo livello di leadership non è uniforme all’interno del continente e rimane legato soprattutto ai Paesi con economie avanzate, come Germania, Svezia e Paesi Bassi, lasciando alcune nazioni dell’Europa orientale con margini di miglioramento.
L’Oceania: Innovazione e Tecnologia per la Sostenibilità
L’Oceania, con in testa Paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda, si distingue per un approccio proattivo verso la sostenibilità, con un punteggio particolarmente alto in innovazione e conoscenza della sostenibilità. Questo è il risultato di politiche governative che incentivano le tecnologie verdi e l’economia circolare. Inoltre, la vicinanza geografica ai cambiamenti climatici estremi, come l’innalzamento del livello del mare e le stagioni di incendi sempre più intense, ha aumentato l’urgenza di azioni concrete.
La leadership in Oceania dimostra che l’investimento in innovazione e tecnologia non solo aiuta a gestire le sfide climatiche locali, ma può anche posizionare le aziende come leader globali nell’offerta di soluzioni sostenibili.
L’Africa: Resilienza e Inclusività come Risposte alle Sfide
Nonostante un contesto economico e infrastrutturale spesso sfidante, l’Africa sorprende con punteggi elevati in resilienza e leadership inclusiva e collaborativa. Questo risultato riflette la natura comunitaria delle economie africane, dove il coinvolgimento delle comunità locali e il rispetto delle risorse naturali sono spesso elementi centrali nelle strategie aziendali.
La resilienza africana deriva dalla necessità di affrontare quotidianamente crisi ambientali, come la siccità, l’erosione del suolo e la perdita di biodiversità. Tuttavia, le limitazioni infrastrutturali e un quadro normativo ancora poco sviluppato rappresentano sfide significative che impediscono ai CEO africani di eccellere in altre competenze, come l’advocacy per il cambiamento o l’orientamento ai risultati, dove sono necessari maggiori investimenti in strumenti di monitoraggio e formazione.

L’Asia: Crescita Rapida ma Sfide Strutturali
L’Asia presenta una dinamica interessante. Mentre Paesi come il Giappone e la Corea del Sud eccellono in competenze legate all’innovazione e alla gestione del cambiamento, altri Paesi emergenti devono ancora affrontare sfide significative nella costruzione di una leadership sostenibile.
La pressione per una crescita economica rapida in molte parti dell’Asia ha portato spesso a sacrificare obiettivi di sostenibilità a lungo termine. Tuttavia, la crescente consapevolezza della crisi climatica e l’adozione di normative ESG, specialmente in Cina e India, stanno spingendo le aziende asiatiche verso un maggiore impegno. Questo progresso, però, richiederà una maggiore uniformità nell’applicazione dei framework di sostenibilità e uno sviluppo culturale che valorizzi di più l’etica e la trasparenza.
L’America: Innovazione Economica ma Ritardi Culturali
L’America, nonostante il suo ruolo centrale nell’economia globale, registra risultati contrastanti. Gli Stati Uniti, in particolare, si distinguono per una forte spinta innovativa e tecnologica, ma il basso punteggio in leadership inclusiva e advocacy per il cambiamento evidenzia una leadership aziendale ancora troppo orientata ai profitti e poco attenta alla sostenibilità sociale e culturale.
Il Canada, invece, mostra risultati più equilibrati, trainato da una cultura che valorizza la sostenibilità e il benessere sociale. Tuttavia, a livello continentale, una mancanza di politiche normative uniformi e l’assenza di pressioni significative da parte di investitori e consumatori frenano l’adozione di una leadership sostenibile pienamente matura.
I Margini di Miglioramento Globali
Nonostante alcune regioni emergano come leader, il quadro globale rivela margini significativi di miglioramento:
• Advocacy per il cambiamento (76.8%) è la competenza meno sviluppata a livello globale. Questo evidenzia che, sebbene molti leader comprendano l’importanza della sostenibilità, pochi sono ancora in grado di ispirare e promuovere un cambiamento diffuso a livello settoriale e normativo.
• Leadership inclusiva e collaborativa (79.6%) richiede maggiore attenzione dei CEO che devono sperimentare modelli innovativi di management che facciano evolvere le culture aziendali, ancora troppo gerarchiche per valorizzare appieno le diversità e il coinvolgimento proattivo di tutte le persone che lavorano nelle imprese.

All’evento sono state coinvolte aziende che hanno vinto la sfida di portare la sostenibilità nel core business dell’impresa come la CEO del Gruppo 24 ORE Mirja Cartia d’Asero che ha raccontato come negli ultimi tre anni la sostenibilità è stata messa al centro sia dei palinsesti di tutti i media e piattaforme del Gruppo – compresi i convegni e le mostre – sia dell’organizzazione. Tra i risultati raggiunti il ritorno del Gruppo all’utile dopo 14 anni, la Certificazione per la parità di genere in soli sei mesi, il primo piano ESG nella storia della Società, l’aumento di firme femminili e di articoli sulla sostenibilità. L’indagine di Kilpatrick è stata commentata anche dal CEO di GEWISS, Paolo Cervini, che ha portato la loro esperienza aziendale in cui hanno integrato la sostenibilità in ogni aspetto del business, dai processi produttivi alle soluzioni che sviluppano, raddoppiando in 5 anni il fatturato e quasi triplicando la marginalità. La dimostrazione concreta che un modello di business sostenibile può andare di pari passo con una crescita solida e duratura è stata sottolineata anche da Ugo Salerno, Executive Chairman di RINA, impregnata nello sviluppo di impianti per le energie rinnovabili, nell’utilizzo di idrogeno per i settori industriali e nei processi di decarbonizzare, con l’obiettivo di ridurre significativamente le emissioni di CO2. La CEO di TBWA Italia, Fabrizia Marchi, ha mostrato delle campagne di comunicazione internazionali sulla sostenibilità che hanno creato un’impatto significativo come “The Greatest” di Apple che coniuga accessibilità, innovazione e disabilità o “Blooming Symphony” di Plenitude sulle potenzialità dell’energia sostenibile al Festival di Sanremo, creando una melodia dalle piante suonata dal vivo nella città dei fiori. E il Chief Sales & Business Development Officer di Digit’Ed, Mario Vitale, ha presentato la Fondazione Crescita e Futuro, un progetto per rendere l’alta formazione accessibile ai giovani meritevoli ma privi dei mezzi economici. Attraverso l’erogazione di borse di studio e il coinvolgimento di aziende e donatori, Digit’ed mira a superare le barriere finanziarie che ostacolano lo sviluppo del talento, contrastando la fuga di cervelli dall’Italia. Per il Chairman di Lazard Flavio Valeri “La strada ESG è tracciata, condivisa e accettata dai mercati finanziari. Ora la grande sfida sarà l’omogeneizzazione della velocità nei vari Continenti per avere regole del gioco simili.”
La ricerca di Kilpatrick dimostra che il Sustainable CEO è il pilastro di un futuro aziendale e sociale più responsabile. Tuttavia, affinché questa figura possa emergere ovunque, sono necessari investimenti in formazione, sviluppo di normative chiare e incentivi economici che favoriscano un approccio sistemico alla sostenibilità.
Il percorso verso una leadership sostenibile è complesso, ma i dati mostrano che i progressi sono possibili. Con una collaborazione più stretta tra governi, aziende e comunità locali, il Sustainable CEO può diventare il vero agente di cambiamento globale.





