Influenza australiana: sintomi e rischi del nuovo virus

sabato, 30 Novembre 2024
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Sono stati registrati anche in Italia i primi casi di influenza australiana. Si tratta di una nuova variante più immunoevasiva, che quindi potrebbe produrre un numero significativo di casi.

“Di qui l’importanza della vaccinazione”sottolinea Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione di Igiene e medicina preventiva dell’università Statale di Milano, che conferma le sue previsioni sull’australiana e sul mix di patogeni che circoleranno con lei: “Se la scorsa stagione abbiamo contato in Italia 14,5 milioni di casi di sindromi simil-influenzali, comprensivi cioè di influenza vera e propria, Covid, virus respiratorio sinciziale (Rsv) e altri virus “cugini”, quest’anno ci attendiamo gli stessi valori o un po’ di più”. Circa 15 milioni di connazionali potrebbero sperimentare gli effetti dell’onda in arrivo.

I sintomi della variante H3N2 sono simili a quelli dell’influenza stagionale, ma con un’intensità maggiore e una gamma più ampia di manifestazioni cliniche:
Febbre alta, spesso sopra i 38°C, dolori muscolari e articolari, brividi di freddo, stanchezza e sonnolenza intensa, tosse secca e mal di gola, congestione nasale e difficoltà respiratorie, sintomi gastrointestinali, come nausea, vomito e diarrea, in alcuni casi.

La caratteristica distintiva dell’influenza australiana è la presenza di sintomi neurologici, tra cui: confusione mentale, mal di testa intensi, encefalite e deliri e nei casi più gravi sono presenti Convulsioni, soprattutto nei pazienti più fragili.

In assenza di complicazioni, la durata dell’influenza varia tra i 5 e i 7 giorni. Tuttavia, il decorso può essere più lungo nei pazienti anziani, nei bambini e in coloro che presentano patologie preesistenti.

Il trattamento per l’influenza australiana non differisce molto da quello per la normale influenza stagionale. La prima opzione potrebbero essere gli antinfiammatori. L’uso di farmaci come ibuprofene o ketoprofene può aiutare a ridurre dolori e infiammazione. In alternativa di potrebbe optare per il paracetamolo: Indicato per controllare la febbre alta.

A questo punto è lecito chiedersi se sia più preoccupante l’influenza oppure il Covid e soprattutto è bene comprendere quale sia la soluzione migliore per contrastare il nuovo virus H3N2.

A sciogliere ogni dubbio è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, Società italiana malattie infettive e tropicali, e professore ordinario all’università Tor Vergata di Roma: “Dobbiamo prepararci – ha sottolineato Andreoni – sapendo che il virus ci mette circa 2 settimane a creare una buona immunità nelle persone.

E’ arrivato il momento di vaccinarci perché effettivamente è la misura più valida che possiamo mettere in campo per difenderci dall’influenza”.

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