Inferno scioperi. Governo vs toghe e Tar. Sarà lotta

sabato, 14 Dicembre 2024
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Ieri, venerdì 13 dicembre, è stata una giornata di caos nelle maggiori città italiane a causa dello sciopero di 24 ore nel settore dei trasporti indetto dall’Unione sindacale di base (Usb).

Nei giorni scorsi, il ministro del Trasporti, Matteo Salvini, aveva tentato di mitigare i disagi per la popolazione attraverso un’ordinanza di precettazione volta a limitare le ore dello sciopero. Ma questo provvedimento è stato sospeso dal Tar del Lazio. Con la conseguenza che per tanti cittadini italiani, quella di ieri, è stata una giornata da dimenticare, tra metropolitane chiuse, autobus che non passavano, ritardo dei treni.

A questo punto, sorge spontaneo il sospetto che i giudici amministrativi del Lazio abbiano agito in base a criteri più politici che giuridici. E, a ingenerare tale supposizione, sono innanzi tutto le motivazioni addotte dal Tar , argomentazioni quanto mai discrezionali e, in buona sostanza, arbitrarie.

Affermano infatti le toghe amministrative che Salvini non avrebbe spiegato quali fossero le «ragioni» della precettazione, anche perché i disagi che aveva inserito tra le motivazioni sarebbero un «effetto fisiologico» quando si sciopera né emergerebbero dal testo dell’ordinanza di precettazione «le motivazioni in base alle quali i disagi rischiano di essere sproporzionati finendo per comprimere i diritti dei cittadini poiché sono previste le fasce di garanzia».

Ohibò, quando mai spetta a dei giudici stabilire se un’azione sindacale produca o meno effetti “fisiologici” sulla società? Si tratta in realtà di un tipo di valutazione che spetta innanzi tutto all’autorità politica, la prima che ha il dovere di stimare,  all’istante e non “ex post”,  i possibili effetti sociali di una qualsiasi iniziativa promossa da sindacati, partiti o associazioni varie . Con tale argomentazione, i giudici del Tar si sono dati la zappa sui piedi, rivelando la natura “politica” della loro decisione avversa al governo.

Ma c’è di più. Un’altra ordinanza di precettazione fu emessa dal ministro Salvini in occasione dello sciopero generale del 29 novembre scorso. In quell’occasione non ci fu alcuna sospensione della decisione del governo da parte dei giudici amministrativi. Questa difformità di comportamenti giudiziari dimostra innanzi tutto una cosa: in materia di scioperi e precettazioni, i provvedimenti della giustizia amministrativa rientrano nella discrezionalità del giudice e possono quindi facilmente obbedire a criteri essenzialmente politici. Nel caso specifico della decisone avversa a Salvini, si può legittimamente supporre che il Tar del Lazio abbia voluto in qualche modo “riparare” all’”omissione politica” del 29 novembre scorso.

Al di là del caso di ieri, sorge il legittimo sospetto che, nella “guerra” tra magistrati e governo, i giudici ammnistrativi abbiano deciso di scendere in campo e di far valere il loro peso politico. Vale la pena ricordare che, la settimana scorsa, altri giudici amministrativi (il Tar della Liguria) hanno preso la clamorosa decisione di togliere alla Rai il diritto di organizzare il Festival di Sanremo. Il soggetto colpito da tale decisone non è solo la Tv di Stato ma il governo, il quale, della Rai, è  l'”azionista di maggioranza”.

Non è un fronte secondario quello inaugurato dai giudici amministrativi: le decisioni dei Tar possono complicare non poco l’applicazione delle leggi della maggioranza, con tutte le conseguenze che ciò può comportare nella percezione dei comuni cittadini riguardo all’azione del governo.

Ci sono quindi da attendersi ulteriori azioni di disturbo da parte dei Tar. Potranno non risultare particolarmente rovinose nei loro effetti pratici. Ma comunque ci segnalano che s’è aperto un nuovo fronte nella storica disfida tra politica e magistratura.

A questo punto, è meglio che Giorgia Meloni acceleri i tempi della riforma di Carlo Nordio sulla giustizia. Potrebbe essere la mossa risolutiva per risolvere questo annoso conflitto.

Il governo rischia? Certo che sì. Ma è decisamente meglio affrontare l’incognita di un referendum confermativo (la riforma della giustizia è materia costituzionale) che finire rosolati sulla graticola predisposta dai soliti guerriglieri con la toga.

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