Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato a margine del suo intervento ad Atreju delle sfide e delle prospettive future del settore automotive in Italia e in Europa, con particolare attenzione al caso Stellantis. Con la crisi del comparto industriale e il rischio di nuove chiusure di stabilimenti, il governo punta a ottenere impegni concreti dal gruppo guidato da John Elkann e a ridefinire le regole europee sul Green Deal. Il tavolo del 17 dicembre sarà cruciale per delineare il nuovo “piano Italia” e garantire la tenuta occupazionale.
Stellantis, il video con l’intervista ad Urso
Ministro Urso, cosa si aspetta dal tavolo con Stellantis e quali saranno le richieste del governo?
“Noi ci siamo confrontati in maniera sempre più intensa con Stellantis, in uno spirito di piena collaborazione sin dal momento in cui John Elkann ci ha comunicato le dimissioni di Tavares. L’obiettivo è chiaro: realizzare un ‘piano Italia’ significativo, con investimenti importanti nell’innovazione tecnologica, nello sviluppo di piattaforme e di modelli non solo elettrici, ma comunque competitivi. Inoltre, chiediamo un rapporto positivo e costruttivo con l’intera filiera della componentistica e della logistica, affinché si affermi quella responsabilità sociale che una grande azienda con radici in Italia deve avere. Vogliamo un impegno chiaro e concreto.”
La Giga Factory annunciata in Italia rischia di non vedere mai la luce?
“No, non è così. La Giga Factory di Termoli è un progetto previsto all’interno di un piano più ampio che Stellantis sta sviluppando in Europa con altri partner industriali. A Saragozza si è avviato un progetto con una tecnologia diversa, ma questo non sostituisce la fabbrica di Termoli: i due progetti sono complementari. Il piano italiano rimane sul tavolo e stiamo lavorando affinché sia realizzato con le migliori tecnologie e in tempi adeguati.”
Il tavolo del 17 dicembre sarà decisivo? Possiamo aspettarci buone notizie?
“Credo di sì. Il tavolo sarà il momento in cui potremo vedere delineato un nuovo inizio per gli stabilimenti italiani di Stellantis. La collaborazione tra governo, sindacati, regioni e aziende della filiera sarà decisiva per definire un piano Italia chiaro e ambizioso, con investimenti su ricerca, innovazione e nuovi modelli da sviluppare nei nostri stabilimenti. Vogliamo rafforzare l’orgoglio della filiera italiana dell’automotive, ma serve l’impegno di tutti, a partire da Stellantis.”
La crisi del settore automobilistico è solo italiana o è un problema europeo?
“Il problema è europeo e va affrontato a livello europeo. Le case automobilistiche europee sono vicine al collasso, annunciano la chiusura di stabilimenti e licenziano migliaia di lavoratori. La crisi della componentistica è altrettanto grave: le aziende chiudono intere fabbriche e tagliano posti di lavoro a catena. Tutto ciò deriva dalle folli regole del Green Deal, che impongono una quota crescente di auto elettriche rispetto a quelle endotermiche. Ma il mercato non risponde: le auto elettriche non si vendono come previsto e le aziende si trovano costrette a tagliare la produzione di endotermiche per evitare le penalità europee. Questo è il motivo per cui le case automobilistiche chiudono stabilimenti e mandano gli operai in cassa integrazione.”
Cosa sta facendo l’Italia per cambiare queste regole europee?
“Abbiamo presentato un ‘non paper’ al Consiglio Competitività dell’UE, insieme ad altri sei Paesi europei, che ha ottenuto l’adesione di altri otto Paesi, per un totale di 15 Stati membri. La richiesta è chiara: rivedere le regole del Green Deal per garantire una transizione sostenibile e competitiva. Le nostre proposte hanno ricevuto il supporto di Confindustria, delle associazioni industriali tedesche, francesi e spagnole, e delle principali sigle sindacali europee. Anche l’Associazione dei Costruttori d’Auto Europei (ACEA) ha appoggiato la nostra linea, così come il Partito Popolare Europeo, che ha votato un documento che recepisce integralmente la nostra posizione. La priorità è anticipare la clausola di revisione attualmente prevista per il 2026, per evitare la catastrofe del settore.”
Quali sono le azioni concrete per proteggere il settore italiano dell’auto?
“Abbiamo proposto tre azioni principali. La prima è realizzare un grande progetto europeo per il sostegno agli investimenti tecnologici, come fanno gli Stati Uniti con le loro aziende. La seconda è attuare una politica commerciale che tuteli i produttori europei dalla concorrenza sleale, in particolare cinese. La terza è garantire la piena neutralità tecnologica, riconoscendo il valore dei motori endotermici, alimentati con biocarburanti, combustibili sintetici e idrogeno, che oggi possono essere sostenibili ecologicamente. L’auto endotermica non può essere messa al bando, perché rappresenta il cuore della nostra filiera industriale: molte componenti italiane di qualità ed eccellenza sono destinate a questi veicoli. Non possiamo consegnare l’intero mercato delle auto elettriche alla Cina, dove vengono prodotte le batterie. Su questo punto non arretreremo di un millimetro.”
Il Presidente Elkann verrà finalmente in Parlamento a riferire sulle prospettive di Stellantis e su come intende salvare i 40 mila lavoratori italiani? Tavares non c’è più
“Credo di sì. Dopo il tavolo del 17 dicembre con tutte le parti in causa , dove ci aspettiamo impegni concreti, sarà il momento giusto per Elkann di presentare al Parlamento il nuovo piano di Stellantis per l’Italia. Ma prima dobbiamo affrontare insieme la questione delle nuove regole europee.”
Qual è l’urgenza maggiore?
“Il 1° gennaio 2025 scatterà la cosiddetta ‘tagliola delle penalità’, e questo è il pericolo più imminente. Le case automobilistiche europee rischiano di dover pagare miliardi di euro di multe, perché non hanno raggiunto le quote di vendita di auto elettriche imposte dal Green Deal. La soluzione a questa situazione è semplice e drammatica: produrre e vendere meno auto endotermiche. Ma questo significa chiudere stabilimenti, licenziare operai e spezzare la filiera della componentistica. È una Caporetto per l’industria europea dell’auto. Noi, invece, stiamo lavorando per alzare la linea del Piave. L’Italia ha già presentato il suo piano per rimuovere questo ostacolo insormontabile e ottenere regole più razionali. Ma dobbiamo fare presto, perché la tagliola scatta tra pochi giorni.”
Le risposte di Confindustria e Stellantis da Atreju
Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, ha lanciato l’allarme sulla crisi dell’automotive, sottolineando il crollo dei profitti di Volkswagen (-64%), Audi (-91%), BMW (-84%) e Mercedes (-54%). Ha evidenziato il rischio di perdere “270.000 posti di lavoro in Europa, di cui 70.000 in Italia”, a causa del Green Deal, avvertendo che senza “neutralità tecnologica” e diversificazione oltre l’elettrico, la filiera industriale rischia la desertificazione.
Su Stellantis, Orsini ha definito “cruciale” l’appuntamento del 27 dicembre, con l’uscita di Carlos Tavares e l’arrivo di Erkan, sottolineando la necessità di “segnali chiari sul futuro industriale in Italia”. Ha accolto positivamente il rinnovo di un contratto logistico di un anno, ma ha avvertito che “non bastano le fabbriche vuote”, ribadendo la richiesta di salvaguardare la produzione e l’occupazione nel Paese.
Il responsabile delle Risorse Umane di Stellantis Italia, Manca, ad Atreju ha tracciato il futuro industriale dell’azienda, sottolineando l’impegno per la tutela dei 40.000 lavoratori italiani. “Vogliamo dare un futuro alle nostre persone”, ha dichiarato, confermando la produzione di 5 nuovi modelli a Melfi e la continuità produttiva della Panda a Pomigliano e della 500 a Mirafiori, dove nel 2025 arriverà anche una versione ibrida.
Manca ha evidenziato la necessità di diversificare l’offerta, puntando non solo sull’elettrico ma anche su propulsioni ibride e a combustione liquida: “Non possiamo ignorare i cambiamenti del mercato”. A Cassino si continuerà a produrre Alfa Romeo Giulia e Stelvio, in versioni full electric, mentre Atessa resterà il polo dei veicoli commerciali.
Ha poi ribadito l’impegno dell’azienda verso il piano industriale 2030, presentato al Ministero il 14 novembre, e ha annunciato novità attese per il tavolo del 17 dicembre. “Non ci fermiamo qui – ha concluso – il nostro obiettivo è garantire continuità e missioni produttive a tutti gli stabilimenti italiani”.
La risposta del governo rende centrale l’Italia in Europa
Dalle parole degli attori sul palco di Atreju per l’Automotive emerge come il ruolo del Governo Meloni sia di primo piano in Europa ancor prima del confronto con l’industria del Paese, questo segna una svolta rispetto a quando è stato approvato e subito dalla nostra industria il piano del Green Deal con il passaggio totale all’elettrico entro il 2035. Una situazione insostenibile sia per la fruizione delle auto elettriche, che soprattutto per la costruzione delle vetture. La possibilità di revisione di cui l’Italia è guida segna forse uno dei maggiori successi industriali dell’Italia, ora però serve un’azione di forza su Stellantis perché dopo le parole di Tavares svuotate dalle sue dimissioni è urgente un nuovo e serio piano per il futuro.



