Kiev continua a utilizzare l’arma del terrorismo. È stato ucciso a Mosca il generale Igor Kirillov, comandante delle truppe di difesa nucleare, chimica e biologica delle Forze armate russe. A provocare la morte dell’alto ufficiale è stata l’esplosione di un ordigno piazzato in un monopattino elettrico.
I servizi di sicurezza ucraini hanno rivendicato l’attentato. «Kirillov – ha detto un fonte di Kiev – era un criminale di guerra e un obiettivo completamente legittimo poiché ha dato ordine di usare armi chimiche proibite contro l’esercito ucraino. Una fine così ingloriosa attende tutti coloro che uccidono ucraini. La punizione per i crimini di guerra è inevitabile». Significativo è anche il fatto che il generale russo sia stato condannato in contumacia da un tribunale ucraino. La polizia di Kiev avrebbe accertato che, su ordine di Kirillov, dall’inizio della guerra, sono stati registrati più di 4.800 casi di utilizzo di armi chimiche.
Il responsabile della difesa atomica russa è diventato famoso anche per aver contribuito allo sviluppo del sistema lanciafiamme pesante Tos-2 Tosochka. Il governo britannico lo aveva sanzionato per aver «aiutato a dispiegare queste armi barbariche» e per essere stato un «importante portavoce della disinformazione del Cremlino».
Indipendentemente dalla rivendicazione dei servizi ucraini, nelle modalità dell’attentato c’è già, in qualche modo, la “firma” di Kiev. «L’Ucraina – osserva Guido Olimpio sul “Corriere” on line -ha adottato, da tempo, una tattica “israeliana” cercando di colpire il nemico ovunque si trovi. In alcuni casi il coinvolgimento è reale, in altri lascia che gli venga attribuita la responsabilità perché è comunque utile nella guerra di propaganda». Olimpio ricorda altre operazioni da parte dei servizi segreti ucraini, attacchi portati, all’interno dei confini russi, contro personalità (ad esempio la figlia di Aleksandr Dugin), blogger e ufficiali. Pochi giorni fa due episodi: l’assassinio dell’ingegnere Mikhail Shatsky in un parco a sud di Mosca, uno scienziato che ha portato avanti programmi missilistici (Kh 59 e Cruise); l’eliminazione di Sergei Yevsivkov, ex direttore della prigione di Olenivka, dilaniato da una bomba nascosta nella sua vettura.
L’alta responsabilità ricoperta dal generale ucciso, rivela l’intenzione di Volodymyr Zelensky di colpire sempre più in alto nella gerarchia russa. E ciò al fine di rafforzare il suo consenso interno, un consenso che subirà presto duri colpi a seguito delle concessioni che Kiev dovrà fare a Mosca, su pressione della nuova amministrazione Trump, per arrivare a una soluzione di compromesso. Il presidente ucraino vuole alzare la posta al fine di rafforzare la sua posizione al tavolo del negoziato. Ma, l’utilizzo dell’arma terroristica, può complicare le cose e allontanare la fine del conflitto.



