

È stato chiesto ai Tarocchi: come volete essere presentati ai lettori di questo giornale? Tenete conto che la maggior parte di loro non vi conosce affatto. Peggio: non conoscendovi, vi disistima. Per una serie di calunniose attribuzioni. Vuoi d’infamia, vuoi d’intimorente strumento del Demonio, vuoi di declassante trappola per gonzi maneggiata da sordide fattucchiere.
Ma procediamo. Ho usato tre mazzetti comprendenti solo i 22 Arcani maggiori. Il primo è stato prelevato da un mazzo di tarocchi marsigliesi, il secondo e il terzo da due diverse edizioni del mazzo Rider Waite. Sono usciti, nell’ordine: l’arcano maggiore XI – La forza, l’arcano maggiore XII – L’appeso e, di nuovo, l’Arcano XI – La forza.
Dobbiamo considerare la risposta articolata in tre frasi. La prima e la terza però, sia pur con diverse sfaccettature, si rifanno allo stesso concetto, poiché per 2 volte è uscita La Forza.
Partiamo dunque da lei, dalla Forza. O meglio ‘La Force’, poiché il mazzo da cui ho estratto il primo arcano è un ‘Marseille’, vale a dire il più’ antico e noto mazzo di tarocchi francese.
Esaminiamo innanzitutto la carta. Prima sorpresa: la Forza ha sembianze femminili e non maschili, come sarebbe stato banalmente logico aspettarsi.
Anche l’Olimpo greco ci sorprende allo stesso modo, poiché è la dea Atena dai chiari occhi azzurri a rappresentare la Guerra – intesa nella sua complessità tattico/strategica, nel suo farsi ‘arte’, insomma. All’iracondo Ares, al dio maschio, toccano solo i sanguinolenti resti. Il furore cieco del colpire, le grida bestiali, le carneficine. Sorta di Dio minore, insomma. O minorato, se preferiamo. Dunque, Tarocchi e Grecità si danno la mano. Anzi, nell’arcano XI, vediamo che la Donna, eretta, serena e intrepida, doma senza brutalità né esibizione di bi/tricipiti un leone, forse un tempo feroce, ma ora tranquillo, quasi felice di arrendersi. Notiamo le mani di lei che senza sforzo apparente aprono le mascelle offerte della belva. I colori della carta hanno molto da dirci. Il rosso dell’abito femminile allude alla forza, all’energica vitalità del personaggio, mentre azzurro è il lungo mantello che lo avvolge. E l’azzurro simbolicamente è il colore dello spirito. Dell’intelligenza. Uno strano cappello a forma di 8 orizzontale sormonta il capo della donna. E l’8 è anche il simbolo dell’infinito. Una volta assorbite le prodigiose energìe dell’animale, indiscusso Re nel suo habitat ferino, questa singolare coppia non conoscerà più limiti. Lo sa anche il leone, poiché più che vinto sembra consenziente. La sua gola aperta è situata all’altezza della vagina della donna. Non si ottiene la Forza se non si padroneggia la sessualità, ci dice la carta. Il Leone può anche esser visto come immagine dell’Ego, il primo cardine su cui ruota – e s’involve – l’esistenza umana. La sua virulenza, la sua tracotanza, il suo volere tutto per sé e poco o nulla per gli altri.
La Donna dell’arcano XI ci parla di vittoria. Ma è vittoria dovuta a intelligenza e intelletto, che la dotano d’un coraggio diverso, superiore rispetto a quello istintuale, bruto della belva. E poiché noi siamo al contempo e la Donna e il Leone, la carta ci parla anche della strenua battaglia che ogni essere umano consapevole affronta per accordarsi con le parti più cieche e ferine di se stesso. Battaglia cruenta, certo, ma con la volontà d’approdare a un patto d’alleanza. Immenso è il serbatoio energetico che il Leone ci apporta. Non avrebbe alcun senso prendergli la vita, la sua morte ci evirerebbe. Irretendoci in un falso miraggio d’assoluta, sterile purezza. Dal momento che siamo esseri umani e abbiamo scelto d’incarnarci su questa terra, occorre che vi poggiamo saldamente i piedi, così come fa la Donna della carta. ‘Le idee hanno mani e piedi’, diceva Hegel. Anche se lui, da sconfinato pensatore, la testa ce l’aveva in cielo. Anche la nostra domatrice non guarda in basso. Non guarda la bestia. Guarda avanti a sé. Direzione Cielo e apertura all’Infinito, come racconta il suo copricapo a forma di 8 orizzontale.
Qual è quindi la prima frase che il nostro quesito riceve in risposta? In che modo i Tarocchi desiderano essere presentati ai nostri lettori?
“Noi vogliamo esser presentati come un poderoso strumento, forte e ragionevole, destinato a fornire a ogni anima fiera, coraggiosa e intelligente sostegno e vittoria sulle incontrollate parti del corpo che l’imprigiona. Quel corpo che, non domato, rischia di espellerla’.
E così i Tarocchi, per bocca loro, prendono decise distanze dalle insidie lunari dell’Irrazionale, dai vaneggiamenti fumosi di finti maghi e maghesse, dagli anatemi delle svariate Chiese, che hanno in seria uggia ogni serio cammino iniziatico. Da sempre infatti Aldilà e Altrove furono – e sono – monopolio ben custodito e altamente remunerativo di ogni casta sacerdotale degna di questo nome.
Non male, come ouverture. Siamo saggi, razionalmente irrazionali, e siamo forti, dicono i Tarocchi. Se ci frequentaste con impegno, la smettereste di giocare a ping-pong con la Bomba. E se aveste fatto buon uso di noi in passato, non l’avreste mai inventata.



