Nel 2025 gli italiani dovranno mettere mano al portafoglio, ancora una volta. È la solita storia che si ripete, con la puntualità di un orologio svizzero e la spietatezza di un esattore delle tasse. Un aumento del 30% sulle bollette energetiche: 272 euro in più a famiglia, come se non bastassero già i salari fermi e l’inflazione che morde.
I numeri sono impietosi, come sempre. La famiglia media italiana, che poi sarebbe quella che tira avanti con 2.700 chilowattora di elettricità e 1.400 metri cubi di gas all’anno, si vedrà recapitare bollette per 2.841 euro. Un salasso che fa impallidire i già pesanti 2.569 euro attuali.
Gli esperti ci spiegano che è colpa degli indici PUN e PSV (ma non era colpa della guerra Ucraina e prima del Covid?) acronimi incomprensibili che nascondono una verità più semplice: siamo ancora ostaggi delle materie prime altrui, come cinquant’anni fa. Non abbiamo imparato nulla dalla crisi energetica del ’73, proprio nulla.
E il Piano Mattei? L’ennesima buona idea ferma al palo, figlia d’un paese che troppo spesso ama più le parole dei fatti. Un piano che dovrebbe trasformare l’Italia in hub energetico del Mediterraneo, dicono. Non basta annunciarlo. Come se i nostri vicini del Nord Africa stessero aspettando proprio noi per regalarci il loro gas a prezzi di saldo.
La verità, quella che nessuno vuole ammettere nei vari palazzi, è che continuiamo a navigare a vista. Non abbiamo una vera strategia energetica, non l’abbiamo mai avuta da Enrico Mattei e poi Aldo Moro. Preferiamo affidarci al caso, alle fluttuazioni del mercato, alle speculazioni dei trader internazionali. E poi ci stupiamo quando arrivano le stangate.
Le rinnovabili? Certo, potrebbero essere una soluzione per dar il via ad un mercato ibrido assorbendo in parte la transizione, che però pare uscire dalle agende europee. Servono visione, pianificazione, investimenti. Tutte cose che sembrano mancare cronicamente nel nostro paese, troppo occupato ad inseguire le emergenze del momento per pensare al futuro.
E così, mentre in troppi si riempiono la bocca di promesse e i tecnocrati sfornano grafici incomprensibili, l’italiano medio continua a pagare. Paga per l’incinsstenza della classe dirigente, paga per la mancanza di visione, paga per l’incapacità di liberarsi dalla dipendenza energetica.
È la solita Italia: quella che preferisce il rattoppo alla riforma, l’emergenza alla pianificazione, la propaganda all’azione. E a farne le spese, come sempre, sono i soliti noti: i cittadini comuni, quelli che le bollette le pagano davvero, euro su euro, mese dopo mese.
La domanda è: quanto ancora durerà tutto questo? Quanto ancora dovremo aspettare per vedere una vera politica energetica nazionale? La risposta, temo, non piacerà a nessuno: fino a quando non cambieremo radicalmente rotta, continueremo a essere vittime di questo sistema perverso. E le bollette, inevitabilmente, continueranno a salire.



