L’arresto di Gianni Alemanno quasi allo scoccare della mezzanotte ha sconvolto le cronache di Roma e non solo. Nella notte di Capodanno, l’ex sindaco è stato arrestato e trasferito al carcere di Rebibbia. L’accusa? La violazione degli obblighi legati alla condanna che gli aveva imposto la messa in prova ai servizi sociali. L’ordine è arrivato dal tribunale di sorveglianza di Roma, che ha disposto la revoca della misura alternativa. Intorno alle 20 del 31 dicembre, Alemanno è stato accompagnato in carcere, segnando un inizio d’anno che promette sviluppi giudiziari significativi. Edoardo Albertario, legale difensore di Alemanno, contattato telefonicamente ha confermato l’arresto ma ha preferito non rilasciare ulteriori dichiarazioni, lasciando spazio a speculazioni sulle prossime mosse della difesa dell’ex primo cittadino della Capitale.
Arresto Gianni Alemanno in carcere a Rebibbia, le accuse
Il provvedimento di revoca della messa in prova e il conseguente arresto rappresentano una svolta inaspettata per l’ex sindaco Alemanno ed è arrivato a seguito di violazioni contestate dai magistrati di sorveglianza. Le violazioni in oggetto non sono state rese note nei comunicati ufficiali, ma il fatto che sia stato trasferito a Rebibbia nella serata di Capodanno indica la gravità delle irregolarità riscontrate.
Alemanno, che aveva ottenuto la misura alternativa alla detenzione dopo la condanna definitiva, era tenuto a rispettare rigide disposizioni per dimostrare la sua volontà di reinserirsi nella società attraverso dei lavori socialmente utili. Tuttavia, qualsiasi violazione, anche minima, può portare alla revoca immediata del beneficio, come accaduto in questo caso.
Le vicende giudiziarie recenti
L’arresto di Gianni Alemanno è l’ultimo capitolo di una lunga saga giudiziaria iniziata con l’inchiesta Mondo di Mezzo. Dopo una condanna iniziale a sei anni di reclusione per corruzione e finanziamento illecito, Alemanno ha visto la sentenza parzialmente ribaltata dalla Cassazione, che ha annullato le accuse di corruzione ma confermato il reato di traffico di influenze e finanziamento illecito.
La Corte d’Appello di Roma ha poi rideterminato la pena, condannandolo a un anno e dieci mesi. Questo reato specifico riguardava lo sblocco dei pagamenti da parte della società pubblica co partecipata da Roma Capitale e Mef Eur Spa e un finanziamento elettorale ricevuto dalla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno. Nonostante il ridimensionamento delle accuse, Alemanno ha continuato a proclamarsi innocente, dichiarando di essere vittima di pregiudizi e dell’antipolitica.
L’inchiesta Mondo di Mezzo
Il nome di Gianni Alemanno è strettamente legato all’inchiesta Mondo di Mezzo, meglio conosciuta come Mafia Capitale. L’ex sindaco, in carica dal 2008 al 2013, è stato coinvolto nel caso insieme a figure di spicco come Massimo Carminati, ex Nar, e Salvatore Buzzi, leader delle cooperative romane.
Secondo i magistrati, Alemanno avrebbe ricevuto tangenti attraverso la fondazione Nuova Italia, in cambio di favori politici all’organizzazione di Carminati e Buzzi. Nel dettaglio, i pm sostenevano che l’ex sindaco fosse il principale referente politico di questa rete criminale all’interno dell’amministrazione comunale. Dopo condanne severe in primo grado e appello, la Cassazione ha annullato alcune accuse, riducendo la vicenda al solo reato di finanziamento illecito.
L’arresto di Gianni Alemanno a Rebibbia riporta sotto i riflettori una delle figure più controverse della politica romana degli ultimi anni. Se da un lato l’ex sindaco continua a difendersi proclamando la sua innocenza, dall’altro questo nuovo sviluppo complica ulteriormente il suo percorso giudiziario e la possibilità di riabilitazione politica già nell’occhio del ciclone dopo le immagini di saluti romani di in occasione di adunanze di gruppi neo fascisti come quella dello scorso 16 aprile in memoria dei fratelli Mattei a Primavalle dove spiccava proprio l’ex sindaco di Roma intento nei saluti romani.



