Arresto di Alemanno, gli unici a esprimere solidarietà all’ex sindaco di Roma e a dichiarare il proprio sconcerto per il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza della Capitale sono personaggi che non ci saremmo mai aspettati, almeno fino a qualche anno fa: il comunista non pentito Marco Rizzo, leader del movimento “Democrazia Sovrana e Popolare”, e due esponenti del Partito Radicale, Maurizio Turco e Irene Testa. Per il resto è silenzio tombale.
A colpire è innanzi tutto il silenzio della destra. Solo il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi ha sentito il bisogno di esprimere vicinanza all’uomo politico arrestato, precisando però che trattasi di «vicinanza del tutto personale che non ha alcun significato politico». Che cosa temeva, l’on. Antoniozzi, che il neocapogruppo di FdI a Montecitorio, Galeazzo Bignami, lo avrebbe pesantemente redarguito? Quella imbarazzata (e imbarazzante) precisazione se la poteva davvero risparmiare. Tanto valeva rimanere in silenzio.
Il fatto che nessun rappresentante di FdI abbia sentito il bisogno di dire qualcosa sulla tegola giudiziaria piovuta sulla testa dell’ex esponente della fu Alleanza nazionale è cosa che sorprende e rattrista. Va bene che Alemanno è da anni in conflitto con Fratelli d’Italia, va bene anche che le sue iniziative possono essere considerate di “disturbo” da parte dei vertici di Via della Scrofa (non ultima la nascita del movimento “Indipendenza” che sostiene posizioni pacifiste sulla guerra in Ucraina), va bene, insomma, la lontananza politica che è cresciuta negli anni, ma, diamine! , Gianni è un pezzo rilevante della storia della destra italiana degli ultimi 30-35 anni (e anche di più), fin da quando era leader del Fronte della Gioventù, per poi animare una componente di rilievo di An , la Destra sociale, fino a diventare ministro e successivamente sindaco di Roma. Non pochi, tra gli attuali dirigenti di FdI, ne hanno condiviso le battaglie e sono cresciuti alla sua scuola, a partire, tanto per fare un nome, da Carlo Fidanza, attuale pezzo da novanta di FdI al Parlamento europeo.
Perché ora tacciono? Perché fanno finta di non averlo mai conosciuto? In fondo non si chiede loro un attacco alla magistratura romana o dichiarazioni tonitruanti contro le “toghe rosse” accanite contro la destra. No, ci aspetteremmo quanto meno una parola di amicizia, di dispiacere, di sgomento, di quello che volete, ma qualcosa che richiami il vecchio legame all’interno del “mondo umano” della destra, di quell’amicizia sperimentata in tante battaglie che pure dovrebbe sopravvivere, anche nella diversità delle strade politiche intraprese e anche in tempi in cui il richiamo agli “ideali” è ridotto a espedente retorico per raccogliere applausi sempre più stanchi.
E dire che quello che è successo ad Alemanno è a dir poco incredibile. I giudici gli hanno contestano di non avere rispettato le prescrizioni previste nell’affidamento ai servizi sociali. Alemanno, condannato in via definitiva a 1 anno e 10 mesi per il reato di traffico di influenze illecite, doveva svolgere attività presso la struttura “Solidarietà e Speranza”, gestita da suor Suor Paola D’Auria. Tra i divieti previsti anche quello di non lasciare la propria abitazione prima delle 7 del mattino e rincasare entro le 21. Insomma, Alemanno è finito in carcere per essere andato a cena fuori casa qualche sera. E tutto ciò a quattro mesi dalla fine del periodo di esecuzione della pena. Neanche gli arresti domiciliari gli sono stati concessi. Ci rendiamo conto dell’assurdità di un simile provvedimento?
E che dire poi del reato per cui è stato condannato? Il traffico di influenze illecite (introdotto non a caso al tempo del governo Monti) non è che il frutto parossistico del giustizialismo estremo: si punisce lo sblocco di una pratica o di un pagamento in favore di un soggetto privato da parte di un pubblico amministratore con il “sospetto” che possa preludere a un atto di corruzione. Fate bene attenzione: non c’è stato alcuno scambio di favori (quindi non c’è stata alcuna corruzione), però il semplice atto d’aiuto da parte di un rappresentante delle istituzioni verso un qualsiasi soggetto potrebbe diventare reato perché rappresenterebbe l’invito (eventuale) a elargire una contropartita e avviare una pratica corruttiva. A essere punito non è quindi, il “fatto” ma la semplice “intenzione”.
Capite l’assurdità? Capite che siamo precipitati in un’oppressione giudiziaria che neanche George Orwell avrebbe saputo immaginare nella sua pur mirabile distopia letteraria?
Dove sono le anime belle della sinistra? Dove sono i garantisti a tutto tondo? Dove sono i fieri bardi dei diritti umani? Rimangono in silenzio. E magari saranno pure contenti che il “fascista” Gianni Alemanno è finito in carcere la sera di Capodanno.
Misere consolazioni, vendette meschine, piccoli calcoli di bottega, ma, alla fine, sconcertante miopia politica. Perché, quello che è capitato all’ex sindaco di Roma, potrebbe capitare a qualsiasi sindaco, assessore, deputato o ministro. E, quelli di destra, dovrebbero stare più accorti degli altri, visto l’accanimento che la magistratura normalmente rivolge contro questa parte politica.



