La mattina del 1° gennaio il transito del gas russo attraverso l’Ucraina è stato interrotto, in seguito alla scadenza di un accordo vigente tra la Federazione Russa e l’Ucraina, sottoscritto prima dell’inizio del conflitto tra i due paesi. L’accordo per il transito del gas, fornito dalla russa Gazprom, prevedeva che un gasdotto russo attraversasse l’Ucraina per alimentare, tra gli altri, Italia, Ungheria, Slovacchia, Austria e Repubblica Ceca. Che cosa accadrà ora che l’accordo è venuto meno?
Il leader ucraino Zelensky ha affermato che la risoluzione dell’accordo per il transito del gas sarebbe stata una sconfitta per la Russia. L’affermazione non è condivisibile. A smentirla per primo è stato il premier slovacco Robert Fico, il quale ha dichiarato che il blocco del transito del gas attraverso l’Ucraina avrà conseguenze negative per tutti nell’Ue, ma non per la Russia. Fico ha aggiunto che i leader dell’Ue devono valutare in modo sensato la decisione dell’Ucraina di fermare il transito del gas russo, poiché in tal caso vi sarà un rapido aumento dei prezzi nell’area Ue e perdite totali di 120 miliardi di euro nel 2025-2026.
In effetti, gli aumenti del prezzo del gas in Europa si vedono già. Martedì, secondo Bloomberg, il gas naturale con consegna a febbraio è aumentato del 2,2%. In particolare il contratto del gas olandese, che è il punto di riferimento per l’Europa, è aumentato dell’1,1% arrivando ad € 48,4 per megawattora alle 9,43 di Amsterdam. La previsione di una stangata per l’Europa, in termini di aumento del prezzo del gas fino al 30-40%, è pacifica. Ma perché la Russia non avrà ripercussioni negative da questo blocco del transito del gas verso l’Ue? La ragione è chiara. Se la Russia non fornirà gas all’Europa, aumenterà le sue forniture di gas ai paesi asiatici, principalmente India, Cina e Kazakistan. Il gasdotto “Power of Siberia”, inaugurato qualche anno fa da Putin e Xi Jinping, sta pompando dalla Russia alla Cina enormi quantità di gas naturale. Ma anche le forniture di gas all’India e al Kazakistan sono in aumento. I paesi asiatici hanno fame di energia a basso costo, per soddisfare la domanda crescente delle loro economie in rapida crescita. Ma non tutto il gas russo viene utilizzato dai paesi asiatici. Una buona parte di esso viene stoccato come gas naturale liquido (gnl). E qui al danno si aggiunge la beffa. Il gas russo stoccato da Cina e Kazakistan diventa, come per magia, gnl cinese e kazako, per cui non incorre più nelle sanzioni. I cinesi e i kazaki perciò lo vendono ai paesi europei ad un prezzo maggiorato. Perciò, la Russia il gas lo vende lo stesso, ma l’Europa, invece di comprarlo ad un prezzo vantaggioso da Gazprom, lo compra ad un prezzo più alto da Cina e Kazakistan. In conclusione, chi ci rimette in tutta questa storia? Semplice, ci rimette soltanto l’Europa!



