Austria, col premier di destra si rafforza l’asse dell’est filo-russo. Ecco quale

mercoledì, 8 Gennaio 2025
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Il cancelliere austriaco, Karl Nehammer si è dimesso sabato dopo la rottura dei negoziati di coalizione con i socialdemocratici del partito Spo, negoziati che erano finalizzati a formare un governo di coalizione senza l’Fpo, il partito della libertà di estrema destra, vincitore delle elezioni di settembre, ma escluso perché nessuno voleva governare con il suo leader Herbert Kickl. Così l’incarico di formare un nuovo governo è stato affidato proprio ad Herbert Kickl, dal momento che il suo partito l’Fpo ha ottenuto più voti di tutti gli altri partiti.

Il neo cancelliere in pectore ha un’agenda politica assolutamente dirompente: il riavvicinamento a Mosca e una politica migratoria estremamente severa. Le posizioni politiche di Kickl sono evidentemente in rotta di collisione con quelle dell’Unione Europea.

Peraltro, molti politici tedeschi, impegnati nella campagna elettorale in vista del voto anticipato del 23 febbraio prossimo, hanno interpretato l’incarico a Kickl come un avvertimento e un segnale d’allarme per la Germania. Si teme l’effetto contagio. E’ infatti del tutto evidente che il fronte di paesi europei che appoggiano l’Ucraina nella guerra contro la Russia si va assottigliando di mese in mese. Per capire quello che sta accadendo è sufficiente ricordare il concetto espresso qualche tempo fa da Mario Draghi, secondo cui se la Nato non avesse vinto contro la Russia in Ucraina, l’Unione Europea sarebbe andata in pezzi. E’ esattamente quello che sta accadendo: la Nato non vince contro la Russia in Ucraina, ma è la Russia a vincere e conseguentemente l’Unione Europea si frantuma.

Se il leader dell’Fpo, Herbert Kickl, riuscisse a formare un nuovo governo, l’Austria si aggiungerebbe alla lista dei paesi contrari alle sanzioni anti russe e alla fornitura di armi all’Ucraina, che sono Serbia, Slovacchia, Ungheria e Georgia. Anche la Romania averbbe potuto essere inclusa in questa lista di paesi, se le elezioni nelle quali il candidato Georgescu stava per vincere non fossero state annullate dalla Corte Costituzionale per sospette “ingerenze russe”. La frana che investe l’Unione Europea è inarrestabile, perché è alimentata dalla paura dei cittadini europei. Il ragionamento che fa il cittadino medio europeo è incontrovertibile: se la Nato non riesce a fermare l’esercito russo che avanza nel Donbass, con i suoi armamenti, i suoi mezzi finanziari e la sua potenza industriale e tecnologica, che garanzia ci sarà in futuro che la Nato possa proteggere altri paesi europei da eventuali minacce di Mosca? Appunto, nessuna garanzia. Allora scatta la paura, quella di trovarsi invischiati in una guerra mondiale e dover fronteggiare la spaventosa e micidiale macchina da guerra russa; la paura di dover mandare i propri figli a morire in un conflitto, che non ha nessuna ragion d’essere. Come si sa, con la paura non si ragiona.

 

 

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