Conferenza stampa di Giorgia Meloni: da Musk all’Ucraina passando per i centri in Albania, tutti i nodi sciolti | Video

giovedì, 9 Gennaio 2025
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La consueta conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, é l’occasione per fare il punto sulle principali questioni che hanno caratterizzato l’agenda di governo e per anticipare alcune prospettive future. Quest’anno, come già accaduto, l’incontro con i giornalisti è slittato da dicembre a gennaio, ma l’Aula dei gruppi parlamentari ha comunque accolto numerosi cronisti desiderosi di approfondire i diversi dossier sul tavolo: dalla liberazione della giornalista Cecilia Sala, passando per i rapporti con Elon Musk, le posizioni dell’ex presidente statunitense Donald Trump sulla geopolitica mondiale, il conflitto in Ucraina, fino alle riforme interne e ai centri in Albania destinati ai migranti. La premier ha risposto con grande precisione e puntualità sui vari temi posti dai cronisti difendendo le scelte nazionali ed internazionali del governo.

Conferenza stampa di Giorgia Meloni, si parte con Cecilia Sala

La premier ha aperto la conferenza stampa affrontando il caso della giornalista Cecilia Sala,  tornata ieri in Italia ed accolta a Ciampino. Con evidente emozione, Giorgia Meloni ha ricordato la telefonata alla madre di Cecilia per annunciarle il rientro in Italia della figlia: “Ieri è stata una bella giornata per il sistema Italia e per me, non ho provato un’emozione più grande negli ultimi due anni rispetto a quella telefonata. Ho ringraziato tutti coloro che hanno lavorato a questa liberazione, dall’intelligence alla diplomazia, fino a voi giornalisti, che avete mantenuto il silenzio stampa richiesto dalla famiglia.”

Una collaborazione corale, dunque, che ha dimostrato l’importanza di una gestione unitaria delle crisi internazionali, dalla politica estera ai rapporti con gli altri Stati coinvolti, anche se ha ribadito: “Non è sicuramente una vicenda che si è chiusa ieri e va tutto affrontato con la massima delicatezza”. Poi smentisce un intervento di Musk sulla vicenda: “Non ne ho notizia”.

Musk e la questione Starlink

Uno dei temi caldi sollevati durante la conferenza stampa ha riguardato il presunto accordo tra il governo italiano ed Elon Musk per l’uso della rete satellitare Starlink, tecnologia proprietaria di SpaceX. Su questo punto, Giorgia Meloni ha ribadito di non aver mai firmato alcun contratto e di non aver neppure discusso direttamente della faccenda con Musk: “Sono colpita da come notizie false rimbalzino e continuino a essere dibattute. Non ho mai parlato personalmente con Elon Musk di queste vicende. Siamo in una fase di interlocuzione iniziale, valutiamo tutti i progetti che ci vengono proposti da decine di aziende diverse. Si tratta di garantire la sicurezza di comunicazioni sensibili, soprattutto per le sedi diplomatiche o i contingenti militari all’estero.”

La premier ha inoltre evidenziato come l’utilizzo di una tecnologia avanzata e sviluppata nel settore privato ponga un dilemma tra l’interesse nazionale e la necessità di tutelare la sicurezza, in assenza di un’alternativa pubblica europea: “Non ci sono alternative pubbliche in Italia o in Europa che offrono gli stessi standard di sicurezza. Avremmo preferito avere un’opzione europea, ma oggi semplicemente non esiste. Parliamo di garantire la riservatezza delle comunicazioni delle nostre sedi diplomatiche e dei nostri contingenti militari all’estero, quindi di questioni molto delicate. Non possiamo far finta che il problema di proteggerle non esista: se domani questi dati finissero nelle mani sbagliate, sarebbe il governo a risponderne. Il mio ruolo non è quello di fare favori a persone che conosco o con cui potrei avere rapporti, ma di tutelare l’interesse nazionale. Stiamo analizzando la proposta da un punto di vista meramente tecnico e giuridico: se, all’esito dell’istruttoria, dovessimo ritenerla valida, ne discuteremo nelle sedi competenti, incluso il Parlamento, perché la sicurezza nazionale non può essere affidata a decisioni prese con superficialità.”

La premier ha poi risposto alle critiche di chi accusa Elon Musk di avere posizioni ingombranti o potenzialmente pericolose per la democrazia, affrontando il tema delle ingerenze finanziarie e citando George Soros come esempio di investitore che, a suo dire, avrebbe avuto un peso politico ben più invasivo in passato:

“Elon Musk è una persona molto nota e molto facoltosa che esprime le sue posizioni. Di persone ricche e influenti ne ho viste tante, spesso esponevano idee contro di me e nessuno si è mai scandalizzato.

Il vero problema si pone quando certi miliardari utilizzano le loro risorse per finanziare partiti o movimenti, condizionando così le scelte politiche degli Stati: questo Musk non lo fa, lo fa per esempio George Soros, ma quando è accaduto si è parlato di filantropi. Forse il problema è che Musk non è di sinistra?

Io non prendo soldi da Elon Musk. E non vedo un attentato alla democrazia semplicemente perché una persona facoltosa esprime liberamente le proprie opinioni. Di ingerenza parleremmo se finanziasse partiti o ne influenzasse le scelte dall’interno, ma non è il nostro caso.”

Trump e la sua visione sulla presa di territori con la forza

Un altro argomento di grande interesse è stato il rapporto di Giorgia Meloni con Donald Trump, che la premier ha incontrato a Mar-a-Lago. Meloni ha voluto chiarire alcuni punti riguardo la presunta linea isolazionista dell’ex presidente degli Stati Uniti, focalizzandosi soprattutto sui temi legati ai conflitti e alle tensioni geopolitiche: “L’Italia e gli Stati Uniti hanno legami stabili, indipendentemente dal colore dei governi. Certo, due leader conservatori al potere possono rafforzare la convergenza, ma ho avuto un ottimo rapporto anche con l’amministrazione Biden. Con Trump abbiamo parlato del quadro generale, senza entrare nello specifico di ogni dossier, perché le regole negli Stati Uniti su questi temi sono piuttosto rigide.”

Meloni ha poi spiegato come, a suo avviso, la posizione di Trump verso la Russia e verso i conflitti sia stata spesso semplificata: “Se oggi si parla di pace è perché la Russia si è impantanata in Ucraina grazie al coraggio del popolo ucraino e al sostegno occidentale. Trump lo capisce bene e non prevede affatto di abbandonare l’Ucraina. Ha parlato di ‘peace with strength’, pace con la forza, che è l’unico modo per costringere la Russia a sedersi al tavolo”.

Secondo la presidente del Consiglio, l’approccio di Trump punta a bilanciare deterrenza e diplomazia, come già avvenuto in passato, e non sfocerebbe in un vero e proprio disimpegno americano. Meloni ha anche confermato l’invito a partecipare alla cerimonia di insediamento nel caso in cui Trump fosse eletto di nuovo alla Casa Bianca: “Mi farebbe piacere essere presente, valuterò l’agenda. Se riesco, parteciperò volentieri.”

Inoltre, la premier ha commentato alcune affermazioni di Trump in riferimento ad aree strategiche (dalla Groenlandia a Panama), spiegando come vadano lette nel contesto di un dibattito tra grandi potenze globali: “Mi sembra una presa di posizione energica che vuole comunicare che gli Stati Uniti non staranno a guardare mentre altri player globali – in particolare la Cina – si muovono in zone di interesse strategico per gli Usa e per l’Occidente.”

La pace giusta per l’Ucraina

Sul tema del conflitto in Ucraina, la premier si è mostrata ferma nel ribadire che la linea dell’Italia rimarrà orientata al sostegno di Kiev, in piena sintonia con la NATO e gli alleati occidentali: “Non prevedo un disimpegno degli Stati Uniti, e non lo leggo nelle dichiarazioni di Trump. Ribadisco che la guerra doveva durare tre giorni, ora siamo a quasi tre anni. Questo perché la Russia ha trovato una resistenza che non si aspettava. Il nostro appoggio all’Ucraina crea le condizioni per una pace che sia giusta, poiché è l’unico modo per indurre Mosca a sedersi al tavolo.”

La premier ha sottolineato come la posizione italiana, pur aperta a soluzioni negoziali, si mantenga attenta a evitare concessioni unilaterali o azioni che possano favorire l’aggressione russa e mettere a repentaglio l’integrità territoriale ucraina.

I centri in Albania pronti

Un tema di grande rilievo è la gestione dei flussi migratori e la possibile attivazione dei centri in Albania, concepiti per ospitare i richiedenti asilo e i migranti in arrivo sulle coste italiane. La premier ha rivendicato la legittimità di questa scelta, ricordando le sentenze della Cassazione e l’iter avviato a livello europeo: “A me pare che le sentenze della Cassazione diano ragione al governo: spetta al governo stabilire quali siano i Paesi sicuri. Il giudice può contestare la singola situazione se ritiene che per quella persona non sia sicuro quel Paese, ma non può disapplicare in modo sistematico il trattenimento dei migranti che arrivano.”

Meloni ha poi aggiunto: “I centri in Albania sono pronti per essere operativi, abbiamo un dispositivo che può partire in qualsiasi momento. Lo scorso anno gli sbarchi sono diminuiti del 60% e negli ultimi giorni si sono quasi azzerati, ma ciò non toglie che i centri siano già pronti all’attivazione.”

Riguardo alle obiezioni di carattere giuridico sollevate da alcuni tribunali italiani, la premier ha spiegato che la questione è stata rinviata alla Corte di Giustizia europea, che dovrebbe iniziare a esaminare il dossier a partire da febbraio: “Abbiamo depositato le nostre osservazioni. Dai colloqui avuti con vari omologhi europei, ho ragione di credere che la maggioranza dei Paesi membri sosterrà la posizione italiana davanti alla Corte. Mi preoccupa che in Italia non si tenga conto di quanto stabilito dalla Cassazione, mi sembra un atteggiamento paradossale.”

In conclusione, la premier rivendica la coerenza con le sentenze interne e con il quadro giuridico europeo, riaffermando la convinzione che la riduzione degli sbarchi e la prontezza dei centri in Albania siano la chiave per governare il fenomeno migratorio, in attesa che la giurisprudenza europea faccia chiarezza definitiva.

2025 l’anno delle riforme?

All’interno della conferenza stampa, Meloni ha rilanciato la questione delle riforme costituzionali e dei possibili referendum che potrebbero accompagnare tali modifiche:
“Quando si parla di riforme, noi ci mettiamo la faccia. Se arriveranno a un referendum, sarete voi cittadini a decidere. Io, naturalmente, farò campagna spiegando perché le ritengo positive. Ma è importante non approcciarsi a queste questioni in modo apocalittico, come se qualsiasi modifica fosse un attentato alla democrazia.”

La premier ha ricordato come, nel 2025, potrebbero arrivare al pettine i nodi relativi all’autonomia differenziata, alla giustizia e ad altri aspetti istituzionali. Tuttavia, ha invitato a un confronto più sereno e costruttivo, evitando i toni eccessivi che spesso caratterizzano le discussioni sulle riforme costituzionali.

Salvini e Santanché i nodi interni del governo

Un passaggio delicato è quello relativo alle vicende interne all’esecutivo, in particolare alle questioni che riguardano Matteo Salvini e Daniela Santanché. Su un eventuale “rimpasto”, Meloni ha precisato: “La parola ‘rimpasto’ è comparsa fin troppo presto. Al momento, non è in vista alcun cambio. Matteo Salvini sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, ma lo è anche Matteo Piantedosi, dunque non ci sono motivi per muoversi in questa direzione.”

Per quanto riguarda la ministra del Turismo, Daniela Santanché, al centro di alcune vicende giudiziarie, la premier ha preferito adottare la linea della prudenza: “Vediamo quali saranno le determinazioni della magistratura e poi ne parlerò con lei. Non credo sia opportuno trarre conclusioni prima degli esiti ufficiali.”

Le scelte di politica interna

Nella parte finale della conferenza, Meloni ha affrontato diversi temi di politica interna. In primo luogo, ha ribadito la necessità di focalizzarsi sulle riforme già previste dal programma di governo, toccando il dibattito su ius soli e ius scholae, nonché la riforma della giustizia: “Abbiamo un programma corposo. La nostra è già una delle legislazioni più generose per l’ottenimento della cittadinanza. Il vero problema è accelerare i tempi, non cambiare le regole.”

Meloni ha poi commentato il caso del maresciallo dei Carabinieri indagato per eccesso di legittima difesa la notte di Capodanno: “Ho chiesto all’Arma di sostenere le spese della difesa e di conferire un riconoscimento. Ha fatto il suo dovere. Dobbiamo porci il problema che le forze dell’ordine, quando intervengono, temono di incorrere in calvari giudiziari.”

Sul fronte del lavoro, la premier si è detta soddisfatta dei risultati emersi dagli ultimi dati: “Molti dati sono incoraggianti, la disoccupazione scende ai minimi storici col 5,7%, l’occupazione è ai massimi. Il tema dell’occupazione giovanile è una priorità che parte dalla formazione, perché il grande problema che abbiamo noi è che ci sono diversi giovani che non trovano lavoro e, allo stesso tempo, molti settori produttivi non trovano le professionalità di cui hanno bisogno.” Secondo Meloni, dunque, occorre un dialogo costante tra mondo della scuola, università, formazione professionale e imprese, per evitare che la mancanza di competenze richieste dal mercato del lavoro freni la crescita economica.

La conferenza stampa di Giorgia Meloni ha dimostrato ancora una volta la risposta puntuale ed argomentata della premier su ogni quesito posto, ribadendo l’azione importante svolta dal Governo soprattutto sui più caldi dossier internazionali. Il 2025 sarà un anno da protagonista per l’Italia nel mondo.

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