Le toscanate di Oliviero: una vita di polemiche e irriverenza

lunedì, 13 Gennaio 2025
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Sessant’anni vissuti senza schemi, da battitore libero, senza padrone, anti convenzionale e da  grande provocatore. Ha  fatto della provocazione un manifesto un’ arte e un’ ossessione nella fotografia, la sua arma di denuncia. Oliviero Toscani ci lascia una grande eredità: le sue fotografie spregiudicate irriverenti e soprattutto anti convenzionali. In un mondo quello del foto reporting d’arte di cui è stato maestro irriverente. Le sue campagne di moda e pubblicità hanno segnato il passo, ha parlato di tutto lasciando sempre alla provocazione l’ultima parola su: razzismo, religione, sesso, fame, pena di morte, guerra, anoressia, violenza. Le sue fotografie, usate come armi di denuncia, sono sempre state più forti di qualsiasi slogan. “Bacio tra prete e suora” del 1999, “Tre Cuori White/Black/Yellow” del 1996, “No-Anorexia” del 2007 con la modella Isabelle Caro, 31 chili, morta pochi anni dopo. Tanti scatti per il mondo della moda, come il celebre primo piano del sedere di Donna Jordan con la scritta “Chi mi ama mi segua” per la campagna di Jesus Jeans del 1973, che gli fece conquistare il primo grande scandalo e lo fa salire sull’Olimpo dei fotografi di tutti i tempi. Morto ieri a 82 anni, ha firmato campagne in grado di suscitare dibattito e critiche per crudezza e anticonformismo. Dopo aver lavorato per riviste del calibro di Vogue, L’uomo, Harper’s Bazaar, negli anni ’80 ha firmato una collaborazione che ha segnato per sempre la sua carriera, quella con Benetton, collaborando con il brand dal 1982 al 2000 e poi dal 2018 all’inizio del 2020. Per Benetton, Toscani ha realizzato tra l’altro, nel 1992: “Angelo-Diavolo”, un incredibile scatto che vede come protagonisti un bimbo bianco con i capelli biondi simile a un putto e un bimbo nero con una pettinatura che simula delle piccole corna sulla sua testa a ricordare la figura del diavolo. E ancora scatti di denuncia che hanno fatto storia come quello del 1992, quando il soggetto pubblicitario di un’altra campagna per Benetton è stato un omicidio di mafia. Nel 1999 sceglie una macchia di sangue come logo della campagna mondiale per Benetton a favore del supporto ai rifugiati del Kosovo. Fino alle ultime provocazioni in pellicola: nel 2018 la scelta di utilizzare una foto di migranti appena salvati, sbarcati da una nave come immagine di una nuova campagna per la casa di moda: un’operazione che gli porto’ il bollo dello scatto da parte del leader leghista Salvini che invito’ a boicottare il marchio.

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