Il turismo delle radici, noto anche come “turismo genealogico” o “turismo delle origini”, sta diventando sempre più popolare, e consente ai viaggiatori scoprire le proprie origini familiari ritornando alle radici per riconnettersi con la storia dei loro antenati. Sono turisti che fanno un viaggio a ritroso nella macchina del tempo, tra curiosità e nostalgia, attraverso luoghi, memorie, ricerche genealogiche, archivi e documenti storici, spesso andando in borghi remoti non battuti dai turisti, proprio perchè da lì è partita tutta la loro storia familiare.
Nel 2024 oltre 6 milioni e mezzo di persone sono venute in Italia per un personale tuffo nella memoria, per una spesa di 5 miliardi di euro e una media di 145 euro al giorno, con le regioni di Veneto, Emilia Romagna e Campania le più visitate. Se si considera che ben 75 milioni di persone nel mondo hanno origini italiane, questa fetta di viaggiatori potrebbe essere davvero redditizia per il nostro indotto turistico. Italea, la piattaforma dedicata agli italiani all’estero e agli italo-discendenti, si rivolge sia a coloro che già conoscono le proprie origini italiane e che vogliono organizzare un viaggio per conoscerne luoghi, tradizioni e cultura dei propri avi, sia a chi desidera scoprire la propria discendenza italiana, avvalendosi di esperti genealogisti.
Il tema del viaggio di ritorno, il cui archetipo è il lungo giro di navigazione di Ulisse narrato da Omero nell’Odissea, simboleggia quel senso di circolarità del viaggio dell’esistenza, dove il fine ultimo non è solamente arrivare in un topos, in un luogo, ma arrivare a se stessi. Un viaggio dunque non lineare ma circolare, che porta non solo a un approdo fisico ma a uno interiore, che in fondo è la conoscenza di sè, dove l’individuo ritrova e riconosce chi era prima di essere. È per questo che i viaggiatori della memoria si associano alla nostaglia – il dolore del ritorno. Loro, discendenti di emigrati, si mettono sulle tracce del remoto, sulle orme di chi fu e da dove partì, ritornando in quei luoghi lontanissimi che non sono solo fisici ma dell’anima, ritrovando una antiche e invisibili identità, ripercorrendo strade e memorie che rendono presente il passato. È un partire per ritornare, dando senso al proprio presente attraverso il passato, trovando un ponte tra legami di sangue, avventure e difficoltà, posti e tempi così apparentemente diversi eppure collegati come da un filo invisibile.
Dopotutto, se non si sa da dove si viene, come mai potremo sapere dove andare? E in fondo, non tutti quelli che vagano sono persi.
di Loredana Capobianco



