Durante una conferenza organizzata alla Fondazione Metes, la FLC CGIL ha presentato un dossier per denunciare i tagli introdotti dalla legge di bilancio e il peggioramento delle condizioni lavorative nei settori della conoscenza. L’evento ha visto la partecipazione della segretaria nazionale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, e del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che ha posto l’accento sulla necessità di un cambio radicale nelle politiche economiche e sociali del governo Meloni.
Dl Scuola e Valditara bocciati da Landini: “Una scuola pubblica per rispondere ai cambiamenti del nostro tempo”
Maurizio Landini ha aperto il suo intervento con una riflessione sul ruolo della scuola pubblica: “Pensiamo che questo diritto debba essere garantito da una scuola pubblica in grado di rispondere ai cambiamenti in atto nel mondo, come le trasformazioni tecnologiche e i cambiamenti climatici. Mai come oggi è necessario investire in modo deciso in questa direzione.”
Landini ha accusato il governo di scegliere una strada opposta: “Quando non si investe nei settori pubblici, a partire dalla scuola, si avvia un processo di privatizzazione dei servizi e si determina un aumento della precarietà. Mettere al centro questa questione significa parlare della qualità del vivere delle persone e dei modelli di sviluppo che vogliamo affermare.”
Critiche alle scelte economiche del governo su scuola e lavoro pubblico
Il segretario generale della CGIL ha denunciato le scelte economiche del governo, che penalizzano i lavoratori pubblici: “La legge di bilancio non solo non prevede risorse per affrontare il tema dei salari e della precarietà, ma vincola il nostro Paese a una spesa pubblica che non potrà crescere oltre l’1,5% annuo per i prossimi sette anni. Questo significa che l’inflazione continuerà a erodere i salari, peggiorando ulteriormente la situazione.”
Landini ha poi sottolineato come il governo abbia scelto di favorire le rendite e i grandi profitti, invece di tassarli adeguatamente: “Nel 2022-2023, solo banche, assicurazioni e le prime 200 aziende del Paese hanno realizzato 132 miliardi di euro di utili, senza un aumento della tassazione. Intanto, i lavoratori dipendenti e i pensionati, che pagano il 90% dell’IRPEF, hanno visto aumentare il carico fiscale di 17 miliardi di euro. Questa è una scelta politica precisa e inaccettabile.”
Il precariato come emergenza strutturale per i lavoratori pubblici
Landini ha evidenziato il drammatico impatto della precarietà in Italia, un problema che accomuna i settori pubblici e privati: “I livelli di precarietà che ci sono nel nostro Paese non hanno paragoni con nessun altro paese in Europa. In un Paese che invecchia, con meno giovani, assistiamo al fenomeno drammatico di laureati e diplomati che lasciano l’Italia per sfruttare le loro competenze altrove, spinti dalle condizioni di sfruttamento, sottopagamento e instabilità che trovano qui”. Landini ha sottolineato come questa situazione rappresenti una sfida cruciale: “Questo è un problema che riguarda tutte le istituzioni pubbliche e che va affrontato con urgenza per garantire un futuro al nostro Paese.”
Dopo l’intervento di Landini, Gianna Fracassi ha presentato i dettagli del dossier elaborato dalla FLC CGIL, concentrandosi sul precariato che affligge il sistema educativo: “Nelle scuole italiane ci sono 195.000 posti precari per il personale docente, 47.000 per il personale ATA e 400 per il personale educativo. Nonostante le evidenze, il governo continua a negare la portata del problema, dichiarando che i precari sono 160.000. I nostri dati dimostrano il contrario.”
Fracassi ha anche denunciato il mancato investimento in politiche di stabilizzazione: “Invece di assumere i precari già idonei, il governo bandisce nuovi concorsi e introduce corsi rapidi per regolarizzare titoli di sostegno acquisiti all’estero, spesso privi di standard adeguati. È un condono mascherato che abbassa ulteriormente la qualità del nostro sistema educativo. Questo governo deve cambiare rotta. Investire nella scuola pubblica e nei lavoratori della conoscenza non è solo una scelta politica, è una scelta di civiltà,” ha dichiarato Fracassi a chiusura ribadendo all’invito della mobilitazione.
