Referendum autonomia differenziata bocciato, Landini e opposizione: “Fermamente contrari”, maggioranza esulta | Video

martedì, 21 Gennaio 2025
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La Corte Costituzionale ha respinto il referendum sull’autonomia differenziata, segnando un duro colpo per uno dei temi più divisivi del panorama politico italiano. Al tempo stesso, è stato dato il via libera ai referendum sul lavoro, che mirano a ridurre la precarietà e ampliare i diritti dei lavoratori. La decisione della Consulta ha scatenato reazioni opposte tra opposizione e maggioranza. Lo Speciale ha raccolto le opinioni del segretario della CGIL Maurizio Landini, di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per Alleanza Verdi e Sinistra, e dei rappresentanti della maggioranza Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Stefano Candiani (Lega).

Referendum autonomia differenziata, Maurizio Landini: “Legge pericolosa per il Paese”

Maurizio Landini, segretario della CGIL, ha accolto positivamente la decisione della Consulta, ribadendo la sua contrarietà al progetto: “Noi confermiamo la nostra netta contrarietà alla legge sull’autonomia differenziata. È assolutamente necessario che il Parlamento e il governo non procedano in questa direzione, perché questa proposta rischia di dividere il Paese e di minare diritti fondamentali come l’istruzione e la sanità pubblica”.

Ha poi aggiunto l’importanza di garantire i livelli essenziali di prestazione: “Definire i livelli essenziali di prestazione, mantenere la scuola pubblica e garantire un’assistenza sanitaria uniforme sono condizioni indispensabili per un Paese che vuole essere unito e giusto. Oggi questi diritti non sono garantiti, ed è per questo che continueremo a batterci”.

Sui referendum sul lavoro, Landini ha sottolineato: “Questi referendum rappresentano una possibilità concreta per cancellare leggi che hanno aumentato la precarietà e ridotto i diritti dei lavoratori. Nei prossimi giorni lanceremo una campagna di sensibilizzazione per portare al voto almeno il 50%+1 dei cittadini”.

Bonelli e Fratoianni sottolineano: “Comunque è una vittoria contro l’autonomia differenziata”

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, hanno definito la bocciatura del referendum sull’autonomia differenziata una vittoria per l’unità nazionale.

Bonelli ha dichiarato: “La Corte Costituzionale ha smontato la legge Calderoli, ribadendo che l’Italia è una e indivisibile. La Lega finge di festeggiare, ma questa è una sconfitta clamorosa per il loro progetto divisivo”.

Fratoianni ha aggiunto: “Il progetto di autonomia differenziata è inaccettabile e incostituzionale. Continueremo a batterci affinché nessun progetto che divide il Paese abbia successo. I LEP devono essere garantiti a tutti”.

In merito ai referendum sul lavoro, i due leader si sono detti pronti a mobilitarsi: “I cinque referendum sono un’opportunità per combattere la precarietà, migliorare i diritti dei lavoratori e garantire la cittadinanza a chi vive e lavora in Italia. Non possiamo accettare che migliaia di persone siano escluse da diritti fondamentali per colpa di una burocrazia cieca e di un governo ipocrita”.

La maggioranza: “L’autonomia differenziata è il futuro”

Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia), Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Stefano Candiani (Lega) hanno reagito alla bocciatura del referendum sull’autonomia differenziata difendendo la riforma e attaccando le opposizioni.

Donzelli ha dichiarato: “Sull’autonomia si è riconosciuto che le cose, quando le scriviamo noi, le scriviamo bene. Per fortuna governiamo noi e non loro. Andremo avanti con serietà per portare avanti riforme concrete”.

Maurizio Gasparri ha aggiunto: “Sul referendum, la Corte Costituzionale ha bocciato la proposta della sinistra, che non aveva fondamento. Ora si andrà avanti con la riforma delle autonomie come voleva Forza Italia, tenendo conto delle correzioni della Corte, per approvare una buona legge che difenda l’unità nazionale e valorizzi i territori”.

Infine, Stefano Candiani ha sottolineato l’importanza di modernizzare il Paese: “Il Paese ha bisogno di essere modernizzato perché è evidente che siamo in affanno e l’organizzazione dello Stato è lenta. Se continuiamo a temporeggiare per non cambiare lo status quo, il Paese rischia il declino”.

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