FdI vuole le dimissioni di Santanchè? Cosa c’è dietro

martedì, 28 Gennaio 2025
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Talvolta il silenzio è più rumoroso delle parole. E quello di FdI sul caso Santanchè è assordante. Il partito di Giorgia Meloni ha scaricato la “sua” ministra del Turismo, rinviata a giudizio per falso in bilancio?

Parliamo di uno dei casi politici più delicati di questi giorni. Ed è la stessa “Pitonessa” a sollevarlo quando oggi va allo scoperto in una intervista al “Corriere della Sera”: «Un pezzo di FdI mi vuole fuori? Chissenefrega, non mi dimetto». Nei giorni scorsi, Santanché ha dichiarato che si dimetterà solo se, a chiederglielo, sarà Meloni in persona.

Ma la premier su questo punto appare stranamente indecisa, cosa davvero inconsueta per una donna dal piglio decisionista come il suo. Ecco che cosa ha detto Giorgia sulle possibili dimissioni della ministra del Turismo nel corso della sua visita in Arabia Saudita: «C’è una riflessione che deve tenere conto del quadro generale in un clima assolutamente sereno.  Non credo che un rinvio a giudizio sia per esso stesso motivo di dimissione. Penso anche che il ministro Santanchè stia lavorando ottimamente. La valutazione che semmai va fatta è quanto questo possa impattare sul suo lavoro di ministro. E questo è quello su cui in questo momento non ho le idee chiare». Non è una sconfessione, ma nemmeno una difesa. Certo da queste parole si capisce chiaramente che la Meloni non si straccerà le vesti nel caso in cui la ministra si dovesse effettivamente dimettere.

Come andrà a finire? È probabile che alla fine la Santanchè compirà il fatale passo. Ma è altrettanto probabile che prima venderà cara la pelle, anche se, proprio l’intervista al “Corriere”, certifica in qualche modo il suo isolamento dentro FdI.

Due cose comunque sono certe. Primo: l’unico punto di forza di Daniela dentro FdI si chiama Ignazio La Russa, al quale la “Pitonessa” è legata da una vecchia e solida amicizia. Secondo: il suo partito non l’ha mai amata granché.

La Santanché non viene dalla militanza, ma dal mondo dei salotti e dell’imprenditoria di Milano. Il suo debutto in politica avviene all’età di 40 anni, nel 2001, quando Daniela è candidata alla Camera, grazie alla malleveria di Ignazio, nelle elezioni politiche di quell’anno. Ma diciamo che tra Santanchè e il partito (all’epoca era Alleanza nazionale) non è mai scoppiato l’amore. Al leader Gianfranco Fini non era granché simpatica, anche per le posizioni decisamente islamofobe assunte da Daniela al tempo della guerra del Golfo e negli anni immediatamente seguenti.

Quando Francesco Storace fonda La Destra, Santanché abbandona An e segue l’ex governatore della Ragione Lazio nella sua nuova avventura, ma con scarsa fortuna: nelle elezioni del 2008, Daniela non rientra in Parlamento. Il riavvicinamento al suo vecchio ambiente politico avviene pochi anni dopo, quando Silvio Berlusconi ha due grandi nemici: Gianfranco Fini e Veronica Lario. E Daniela gli dà manforte su entrambi i fronti, soprattutto su quello dell’agguerrita moglie da cui il Cavaliere si sta separando. Ed è così che la Santanchè entra nella “corte” di Arcore e si lega sentimentalmente all’allora direttore del “Giornale”, Alessandro Sallusti. Ma l’idillio (almeno quello politico) non dura a lungo. Nel 2017 la “Pitonessa” lascia Forza Italia e aderisce a FdI.

Insomma, un rapporto travagliato quello tra Daniela Santanchè e il mondo della destra. Se a ciò aggiungiamo il timore di ulteriori motivi di imbarazzo nel caso in cui la posizione processuale della ministra si dovesse aggravare, comprendiamo il perché della freddezza che attualmente circonda la “Pitonessa” dentro il suo partito.

La conversazione con l’inviato del “Corriere” si conclude con la riaffermazione del legame umano con La Russa. «È un amico», dice Santanchè. «Una cosa è sicura, non mi abbandonerà mai, ma non per la politica, in primo luogo come amico. In politica è molto difficile avere amici, io ne ho pochi. La Russa è uno di questi. E saremo amici sempre, come i carabinieri».

Già, «non mi abbandonerà mai». Se mai Daniela Santanchè si dimetterà da ministro, ciò avverrà, non perché glielo avrà detto Giorgia Meloni, ma perché glielo avrà chiesto il suo caro amico Ignazio.    

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