A otto anni dal sisma che ha devastato Amatrice, la ricostruzione della città compie un altro passo fondamentale. Al Ministero della Cultura è stato firmato il protocollo d’intesa per la ricostruzione della Chiesa di San Francesco, un simbolo identitario e storico per la comunità. Un progetto ambizioso, che punta a restituire alla città uno dei suoi edifici più significativi, mantenendo l’originalità delle strutture grazie all’utilizzo delle pietre esistenti.
Il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ci racconta le emozioni di questo momento e affronta alcuni nodi cruciali sulla ricostruzione post-sisma, compresa la questione della zona franca urbana, che avrebbe dovuto agevolare i comuni più colpiti.Di seguito l’intervista realizzata da noi de Lo Speciale subito dopo la firma dell’accordo al Ministero della Cultura.
Intervista al sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi
Sindaco, oggi al Ministero della Cultura si è celebrato un evento importante: è stato presentato l’avvio dei lavori per la Chiesa di San Francesco, un vero fiore all’occhiello per Amatrice. Quanto è felice di questo ennesimo passo verso la normalità?
“Sicuramente è un momento gioioso perché, finalmente, dopo otto anni siamo riusciti a portare avanti questo progetto. È stato un percorso lungo, ma fondamentale per recuperare una delle principali testimonianze storiche di Amatrice. La Cattedrale, che rappresenta l’elemento principale del centro storico, verrà ricostruita com’era, utilizzando le pietre originali. È un progetto molto ambizioso e importante: il progetto definitivo andrà presto in gara e verrà appaltato a breve.”
Un aspetto fondamentale è che il Comune di Amatrice sarà il soggetto attuatore di questo intervento. Un segnale forte del ruolo delle amministrazioni locali nella ricostruzione. È un modello che può funzionare?
“Sì, e l’ho fortemente voluto. Quando il Comune di Amatrice segue direttamente i propri lavori, i tempi si accorciano notevolmente. È stato scelto un importante studio di progettazione, che ha realizzato un progetto ambizioso. Sarà un fiore all’occhiello per Amatrice e per l’Italia intera.”
Senza polemiche, torniamo a una richiesta che avete fatto voi e altri comuni colpiti dal sisma del 2016: una zona franca urbana per favorire la ripartenza economica. Tuttavia, la misura è stata estesa a tutto il cratere sismico, includendo anche comuni meno colpiti. Questo vi lascia un po’ di amarezza?
“Sicuramente sì. L’Appennino centrale soffriva già prima del sisma di spopolamento e mancanza di imprenditorialità. La zona franca urbana, o come la chiamo io ‘zona a fiscalità agevolata’, sarebbe stata un volano per far ripartire le imprese. Tuttavia, ci sono comuni, come Amatrice, Arquata e Accumoli, che hanno subito una devastazione totale e che hanno più difficoltà a riprendersi. L’economia che c’era prima oggi non esiste più, e senza aiuti è impossibile ripartire. Se la zona franca verrà ristretta ai comuni più colpiti, il governo potrà destinare più risorse a chi ne ha davvero bisogno. Se invece resta troppo ampia, il rischio è che le risorse si disperdano.”
Dopo l’avvio della ricostruzione della Chiesa di San Francesco, quali saranno i prossimi passi?
“È già iniziata la messa in sicurezza di alcune opere d’arte, affreschi e parti strutturali della chiesa crollata. I lavori di mantenimento e restauro sono già partiti. Il prossimo step sarà la gara d’appalto, che verrà gestita dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione (USR), perché, trattandosi di un intervento da 13 milioni di euro, il Comune non può gestirlo direttamente. Una volta appaltati, partiranno i veri e propri lavori di recupero della chiesa.”
Un passo importante per Amatrice, che con la ricostruzione della Chiesa di San Francesco riconquista un pezzo della sua storia e della sua identità.



