Un anti eroe dei giorni nostri, un cantautore dimesso ma potente come David Bowie per stile, grinta e testi.
All’anagrafe Lucio Corsi come quando fai l’appello a scuola. Corsi presente e potente.
Senza nomignoli, senza fronzoli e nomi d’arte eclatanti che lo accompagnano, solo musica suonata dalla prima all’ultima nota, parole e testi netti, di vita vissuta di ragazzi al margine e storie di eroi metropolitani.
“Volevo essere un duro ma sono Lucio”. Il titolo parla chiaro e dice già tutto.
L’elogio della normalità, unita alle buone note e a quel guizzo da menestrello rock. Voce e chitarra sul palco e quella sicurezza di chi ha militato per anni in una gavetta infinita nei club indie capitolini e oggi finalmente sul palco dell’Ariston fa sentire la sua voce e la sua musica che colpisce dritto al cuore.
Un po’ Rino Gaetano con tinte di David Bowie un ibrido nostrano con cerone di scena e capelli lunghi che ricordano un giovane e tenero Renato Zero degli esordi.
Corsi colpisce a mezzanotte sul palco, sono tutti pazzi di lui e dalla Sala Stampa gridano alla prima canzone premio della critica. Un eroe dei nostri giorni.
L’anti bullo per eccellenza. Non servono tatuaggi e autotune ma voce chitarra e accordi giusti. Chi ha orecchio lo comprende. E’ tornato il cantautorato, quello vero, al festival dei fiori.



