Aumenta la possibilità che l’asteroide 2024 YR4 colpirà la Terra: secondo i nuovi calcoli della Nasa è pari al 3,1%.
L’asteroide è stato scoperto in Cile il 27 dicembre 2024, dal sistema Atlas (cioè il telescopio Asteroid Terrestrial Impact Last Alert System).
A gennaio, l’impatto con la Terra era dato 1 su 83. Adesso è aumentata la probabilità a 1 su 32. YR4 si posiziona al Livello 3 della Scala Torino, sistema sviluppato nel 1999 dall’astronomo Richard P. Binzel del Mit.
La Scala si articola in 10 livelli ed è funzionale a classificare il rischio di impatto di un asteroide con la Terra.
Il Livello 3 della Scala indica che l’impatto potrebbe provocare dei seri danni ma che non è certo che si verifichi. Infatti, se da un lato vi e il 3,1% di possibilità di impatto con la Terra, dall’altro sussiste il 96,9% di possibilità che ciò non avvenga.
Sono le ingenti dimensioni di YR4, però, a destare preoccupazione: secondo le stime, l’asteroide possederebbe un diametro compreso tra i 40 e i 90 metri.
Il CNEOS (Center for Near-Earth Object Studies) – struttura della Nasa che si occupa di valutare l’eventualità della collisione di asteroidi e comete con la Terra – sta valutando il rischio effettivo di impatto.
Anche se YR4 si piazza al Livello 3 della Scala di Torino, si colloca anche ad un valore di -0,18 sulla Scala Palermo. Si tratta di una scala logaritmica impiegata dagli astronomi per valutare il rischio di impatto di un oggetto di tipo NEO (Near-Earth Object).
Il valore -0,18 indica un rischio di impatto inferiore alla media naturale di eventi simili che potrebbero avvenire nel tempo.
Tuttavia, al momento l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) sta monitorando più di 1.700 asteroidi e, tra i primi 10 presenti nella “Risk List”, al primo posto spicca YR4.
Nel caso in cui YR4 si approssimasse eccessivamente alla Terra, entrerebbe nell’atmosfera ad una velocità pari a 17,32km al secondo – oltre 62.000 km/h – che lo renderebbe particolarmente distruttivo. Ipotizzando un diametro di circa 55 metri, con una massa di 220 milioni di kg, nel colpire la Terra l’asteroide rilascerebbe un’energia pari a 7,8 megatoni di TNT, con un potenziale circa 500 volte più devastante di quello della bomba atomica sganciata su Hiroshima. L’esplosione potrebbe incenerire un’intera città, provocando distruzione lungo un’area con un estensione di decine di km.
I dati disponibili trovano fondamento su 370 osservazioni, effettuate per quasi due mesi, cioè dal 25 dicembre 2024 al 18 febbraio 2025. Nonostante ciò, gli scienziati continuano a tenere d’occhio la situazione, effettuando ulteriori analisi che potrebbero aiutare a ridurre significativamente il rischio.
Le osservazioni dell’anno 2028 saranno fondamentali in quanto YR4 si sarà parecchio avvicinato al nostro pianeta. Nel dettaglio, circa 20 volte la distanza Terra-Luna.
In tale maniera sarà possibile effettuare delle previsioni più accurate della sua traiettoria.
Il CNEOS però rassicura: “Improbabile l’eventualità che 2024 YR4 colpisca la Terra nel 2032”.
Ma, in caso contrario, l’impatto di un asteroide di tale portata che danni causerebbe?
Sul web è possibile effettuare una simulazione per comprendere l’entità della catastrofe tramite un tool chiamato “Asteroid Launcher”. Se si inseriscono i dati disponibili di YR4 e si seleziona un qualsiasi luogo specifico – ad esempio Boston, come ipotizzato da Il Corriere – ne risulta che l’impatto andrebbe a formare un cratere di 2,9 km di diametro con una profondità pari a 620 metri.
Inoltre, il tool calcola che più di 57.000 individui verrebbero vaporizzati all’istante. Giungendo ad una velocità pari a 17 km al secondo, l’asteroide sprigionerebbe un’energia di 70 megatoni di TNT.
Si consideri che eventi simili avvengono in media ogni 3.000 anni.
L’esplosione andrebbe a creare una palla infuocata di 2,7 km di diametro, in grado di uccidere quasi 1 milione di persone.
In aggiunta, provocherebbe ustioni di terzo grado a circa 188.000 persone e di secondo grado ad altre 784.000.
Nel raggio di 7,5 km, i vestiti prenderebbero fuoco all’istante mentre gli alberi presenti fino a 17 km di distanza andrebbero a fuoco. L’onda d’urto, con un’intensità di 231 dB, sarebbe devastante: più di 360.000 soggetti morirebbero per via della pressione dell’esplosione.
Gli individui collocati nel raggio di 7,9 km subirebbero danni ai polmoni, e, a chi si trova a 10 km, verrebbero spaccati i timpani.
I palazzi e le case crollerebbero fino a 24 km di distanza.
Il vento generato dall’impatto toccherebbe velocità estreme, con picchi di 2 km al secondo, il che lo renderebbe capace di uccidere più di 1,6 milioni di persone.
Entro i 5,4 km, i venti sarebbero più forti di quelli di Giove, mentre nel raggio di 16 km, la devastazione sarebbe pari a quella di un tornado EF5.
Fino a 26km dall’impatto, gli alberi e gli edifici verrebbero completamente rasi al suolo.
Per finire, l’esplosione innescherebbe un terremoto di magnitudo 5,7 che verrebbe avvertito fino a 35 km di distanza e che risulterebbe letale per almeno 881 persone.
Comunque sia, la catastrofe potrebbe essere evitata: è possibile affermare ciò poiché sussiste un precedente che ha avuto effettivamente successo.
Si tratta della Mission Dart (Double Asteroid Redirection Test) della Nasa, che ha consistito in una dimostrazione pratica di difesa planetaria.
La missione è stata lanciata nel 2021 con l’obiettivo di colpire l’asteroide Dimorphos, un satellite avente un diametro di 160 metri che orbitava intorno all’asteroide Dydymos.
La sonda della Nasa ha colpito Dimortphos a 22.530 km/h: l’impatto ha ridotto l’orbita della luna di 32 minuti, alterandone la traiettoria.
In contesti del genere infatti, sarebbe molto più efficace “deviare” la traiettoria dell’oggetto piuttosto che distruggerlo, per via delle le possibili schegge derivanti dall’esplosione che percorrerebbero una traiettoria non prevedibile.
Intanto la Cina si sta già muovendo delineando un progetto di difesa planetaria.
Il progetto in questione prevede di testare la possibilità di deviare la traiettoria di 2015 XF261.
XF261 è stato classificato come un oggetto potenzialmente pericoloso, anche se il rischio di impatto resta ancora da definire tramite ulteriori osservazioni. Il progetto vedrà la luce nel 2027.
Il parametro U, che misura il livello di incertezza nei calcoli orbitali, risulta essere 1,9 su una scala da 0 a 9. Un valore vicino al 2 indica che l’orbita è abbastanza ben definita, ma vi sono alcuni margini di incertezza, per cui risulta essenziale proseguire il monitoraggio.



