Gucci, Prada, Moncler. A chi fanno più danni i dazi di Trump?

giovedì, 6 Marzo 2025
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Il protezionismo americano torna a mordere e, come sempre, a farne le spese è chi esporta. I dazi imposti dall’amministrazione Trump rischiano di presentare all’Italia un conto salato: tra i 4 e i 7 miliardi di euro in fumo, stando alle stime di Prometeia. Un colpo diretto a settori chiave come bevande, automotive e farmaceutica, quelli che tengono in piedi buona parte del nostro export.

L’effetto è già visibile. Le cantine del Prosecco, che esportano negli USA per oltre 400 milioni di euro l’anno, temono un crollo delle vendite, con scorte che rischiano di restare invendute. L’industria dell’auto, con marchi come Ferrari, Maserati e Ducati, vede a rischio un export da 1,2 miliardi di euro. Nel farmaceutico, big come Menarini e Recordati devono fare i conti con rincari sui principi attivi e una perdita stimata di almeno 900 milioni di euro.

Il settore della moda, altro fiore all’occhiello del Made in Italy, non è immune: Gucci, Prada e Moncler potrebbero subire un calo del 10% delle vendite negli Stati Uniti, con una perdita complessiva di circa 1 miliardo di euro. Anche l’agroalimentare vacilla: oltre al Prosecco, colpiti olio d’oliva, formaggi e pasta, con danni stimati intorno ai 500 milioni di euro.

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, non usa giri di parole: siamo davanti a un attacco all’industria europea, che mette a rischio produzione e posti di lavoro. L’Unione Europea, secondo lui, non può permettersi di restare a guardare.

Più istituzionale, ma non meno allarmato, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, avverte che l’onda d’urto dei dazi potrebbe costare all’UE mezzo punto di crescita, con Germania e Italia in prima linea tra i danneggiati.

E le Borse? Hanno già reagito. Piazza Affari ha aperto in rosso, con il FTSE MIB in caduta del 2,5%, zavorrato dai titoli del lusso e della manifattura. Ferrari ha perso il 4%, Pirelli il 3,8%, Stellantis il 3,5%. Campari, che teme il blocco del mercato USA per i suoi aperitivi, è scesa del 3,2%.

A complicare il quadro, le incertezze politiche. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, lascia intendere che ogni paese potrebbe essere costretto a difendersi come può, senza poter contare troppo su una strategia unitaria dell’UE.

Insomma, un déjà-vu della guerra commerciale che già aveva agitato i mercati qualche anno fa. Solo che questa volta l’Italia potrebbe uscirne con più ammaccature del previsto.

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