L’atmosfera si scalda lungo la frontiera tra l’Europa e la Russia. Il Cremlino si sente direttamente colpito dal piano di riarmo europeo. Pensa che i 27 dell’Ue (anzi 26, perché Viktor Orban s’è sfilato dal gruppone “riarmista”) ce l’abbiano con la Russia e lancia di conseguenza segnali inquietanti.
Il compito di inviare un avvertimento agli europei se l’è assunto il portavoce della presidenza, Dmitry Peskov, che all’indomani del Consiglio europeo sul piano ReArm Europe proposto da Ursula von der Leyen denuncia la «retorica del confronto» a suo dire seguita dai leader dell’Ue. «Noi -argomenta Peskov – vediamo che l’Unione Europea discute attivamente di militarizzazione, seguiamo questo processo da vicino, perché l’Ue posiziona la Russia come suo nemico principale». Secondo il portavoce del Cremlino gli europei non sarebbero «alla ricerca di una soluzione» del conflitto in Ucraina. Di qui un allarmante annuncio: «Questo potrebbe essere potenzialmente un tema di nostra profonda preoccupazione e sollevare la necessità di prendere misure di rappresaglia appropriate per assicurare la nostra sicurezza».
Che intende Peskov per «rappresaglia»? E nei confronti di chi? E in quali forme? Il funzionario russo non precisa. Ma si tratta di una chiara minaccia. E non c’è tanto da scherzare, perché il portavoce della presidenza russa parla istituzionalmente in nome del presidente, cioè di Vladimir Putin. Quindi è il capo supremo che in questo caso sta minacciando gli europei.
Poi si può certo dire che si tratta solo di parole. Ma bisogna aggiungere che le crisi internazionali, che poi sfociano spesso in guerre, cominciano sempre con l’aggressività verbale. C’è anche da dire che è stata la von der Leyen, per prima, a usare toni assai poco rassicuranti. «L’Europa – ha detto inaugurando il vertice di ieri -affronta un pericolo concreto e presente, e quindi l’Europa deve essere in grado di proteggersi, di difendersi». Con chi ce l’aveva Ursula? Al Cremlino hanno fatto due più due e si sono sentiti il bersaglio di questo vento di riarmo che arriva da Ovest.
Ma, al di là della suscettibilità delle alte sfere russe, è probabile che i minacciosi segnali lanciati oggi da Peskov nascano dal timore che i leader Ue (a partire dall’odiatissimo Emmanuel Macron) possano mettersi in mezzo al dialogo appena avviato tra Mosca e Washington, facendo un po’ da guastatori dei piani geopolitici che Donald Trump e Vladimir Putin avrebbero in mente (è l’affascinante tema dei retroscenisti di questo periodo).
A questo punto è bene però che gli europei (a partire dal presidente francese) non enfatizzino troppo la decisione di aumentare in modo massiccio le spese militari. A consigliarlo è innanzi tutto una elementare regola di prudenza: per arrivare a dotarsi di un arsenale decente, i Paesi Ue ci impiegheranno qualche anno e potrebbero trovarsi allo scoperto nel caso in cui i russi dovessero prendere qualche sciagurata iniziativa militare perché a ciò spinti da un eventuale senso di allarme. La storia ci insegna infatti che le guerre scoppiano normalmente quando prevale il cocktail micidiale di paura e potenza.
Conviene quindi agli europei non allentare troppo il tradizionale vincolo con gli Usa. E infatti oggi la von der Leyen è stata lesta a chiarire che il potenziamento militare Ue si svolgerà in armonia con l’Alleanza Atlantica e senza turbare i rapporti con Washington: «Il piano ReArm Europe potenzierà i principali ambiti di capacità, dalla difesa aerea e missilistica alla guerra informatica, in linea con le priorità della Nato. Ciò rafforzerà sia la difesa dell’Europa sia il partenariato transatlantico». Sarà anche bello il riarmo europeo, ma l’appoggio della superpotenza Usa potrà fare comodo ancora a lungo. Con buona pace dei sogni di gloria di Macron.



