Schlein e le giravolte del PD sul riarmo UE: le parole di AVS e FDI | VIDEO

martedì, 11 Marzo 2025
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Il Partito Democratico ha espresso una posizione articolata e critica nei confronti del piano “ReArm Europe” proposto dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e appoggiato dai socialisti europei che prevede un investimento di 800 miliardi di euro per rafforzare la capacità militare dell’Unione Europea. La segretaria del PD, Elly Schlein, ha sottolineato che il partito non è contrario a un progetto di difesa comune europea, ma contesta l’approccio del piano, che sembra favorire un riarmo nazionale anziché un’integrazione strategica a livello continentale. Schlein ha evidenziato la necessità di un’Europa che investa non solo in sicurezza militare, ma anche in sostenibilità sociale, ambientale e tecnologica, per rispondere alle esigenze dei cittadini e contrastare l’ascesa di forze populiste e nazionaliste.

Tuttavia, questa linea ha aperto a divisioni interne al PD e a un dibattito più ampio tra socialisti europei, mostrando una certa complessità nella definizione di una posizione univoca. Le voci raccolte da Lo Speciale a Montecitorio con le interviste a Andrea Casu (PD), Angelo Bonelli (AVS), Nicola Fratoianni (AVS), Elisabetta Piccolotti (AVS) e Giovanni Donzelli (FDI).

Le voci di opposizione e maggioranza

Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha espresso una netta contrarietà al piano Von der Leyen, evidenziando le contraddizioni che il tema della guerra genera nelle famiglie politiche europee: “Non so io quello che accadrà nel Partito Democratico, ma dobbiamo vedere quello che accadrà nella delegazione in Europa. Mi pare che i socialisti si siano espressi per il sì al piano della Von der Leyen. Devo dire che il tema della guerra apre contraddizioni in tutte le famiglie europee. Oggi la delegazione dei Verdi italiani, quattro eurodeputati, hanno dichiarato che voteranno contro il piano della Von der Leyen, o meglio della risoluzione. Vedremo quello che faranno le altre delegazioni italiane”, ha sottolineato sulle mosse della Schlein.

Poi sulla situazione del riarmo ha aggiunto: “Noi pensiamo che sul tema della guerra non si possa fare ideologia, qualcuno ci accusa di fare ideologia a noi. Ma ribadisco: un’Europa debole dal punto di vista economico e, conseguentemente, dal punto di vista sociale, sarà di conquista di potenze straniere, aprirà a una instabilità sociale non più gestibile. Invece dobbiamo investire nella stabilità sociale, sul lavoro, sulla transizione ecologica. E la grande questione è l’autonomia energetica, perché in questo modo potremmo essere veramente indipendenti dai condizionamenti di potenze straniere, vedi la Russia o anche in questo caso vedi gli Stati Uniti d’America, visto che Trump vuole vendere il suo gas all’Italia.”

Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, si è schierato a sostegno della posizione di Schlein, pur sottolineando la necessità di un approccio alternativo al riarmo: “Io penso che la Schlein abbia detto una cosa giusta: no al riarmo nazionale, soldi buttati e scelte sbagliate. Ha detto quello che pensiamo anche noi: che un conto è la difesa europea, un conto è il riarmo nazionale, e che comunque servono investimenti in altri settori che rispondono ai bisogni dei cittadini, delle cittadine europee. Perché laddove non c’è un investimento in spesa sociale, laddove si impoveriscono le popolazioni, allora lì cresce la destra populista, nazionalista, xenofoba e neofascista, che in Europa ha un obiettivo preciso in comune con Trump e Putin: far saltare per aria l’Europa stessa. Noi contro come la Lega? Loro sono buoni amici di Putin, Salvini fa quello che vuole. Io penso che oggi quello che diciamo ha come obiettivo esattamente contrastare le mire aggressive di Putin e di Trump nei confronti dell’Europa, e questo è il punto. È un punto che riguarda non solo le scelte di merito, ma riguarda la prospettiva politica del continente.”

Elisabetta Piccolotti, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, ha difeso la coerenza della posizione di Schlein, negando che si tratti di una rincorsa al populismo per la segretaria democratica: “Io non vedo un cambio di direzione. Schlein ha espresso una posizione che è la sua, è quella che ha elaborato alla luce di quello che sta accadendo. Non c’è nessuna rincorsa, probabilmente c’è una convergenza di tutte le opposizioni progressiste italiane sul no al piano della von der Leyen. Stiamo decidendo se saremo in piazza il 15, ma se ci saremo lo faremo con le nostre posizioni: per un’Europa sociale, digitale, della transizione, del lavoro”.

Anche il deputato del Partito Democratico Andrea Casu difende l’operato della segretaria Schlein, nonostante tra i socialisti europei si rischi la spaccatura: “Il Partito Democratico ha espresso chiaramente tutte le nostre preoccupazioni: serve un salto in avanti nella difesa europea, non semplicemente l’agevolazione al riarmo dei 27 paesi. E da questo punto di vista abbiamo espresso delle critiche. In questo momento, però, penso che stia parlando la von der Leyen; è giusto sentire la voce dei nostri rappresentanti in Europarlamento, che stanno ascoltando quello che si sta dicendo in Europarlamento, che stanno presentando le nostre proposte. Quindi, al di là di chi va a cercare la pagliuzza nel dibattito interno del Partito Democratico o nel confronto dell’opposizione, forse ci dovremmo interrogare sulla trave piantata negli occhi del governo, per le differenze di posizioni platealmente espresse dal presidente del consiglio e dal vicepremier Salvini. Noi come partito abbiamo una posizione: siamo per l’Europa, siamo per un salto in avanti per l’Europa, per gli investimenti, però non solo nel campo militare, nel campo della sostenibilità sociale, ambientale, la sfida tecnologica.”

Giovanni Donzelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha commentato con una nota di sarcasmo le divisioni nel PD, esprimendo sollievo per il fatto che l’opposizione non gestisca la politica estera italiana. “No, vedo confusione. Ma d’altra parte non è la prima volta che mi sento sereno dal fatto che loro stiano all’opposizione, non abbiano in mano da gestire la politica estera d’Italia. Perché se questo è il modo di gestire la politica estera della nostra nazione, per fortuna non spetta a loro. Insomma, sono contento che ci sia Giorgia Meloni e non lascio a loro occuparsene.”
Le posizioni espresse riflettono un panorama politico italiano frammentato, con il PD che cerca di bilanciare il suo europeismo con una critica al piano Von der Leyen, mentre le opposizioni progressiste convergono su un no deciso e la maggioranza mostra divisioni interne, con Fratelli d’Italia che difende il ruolo del governo e la Lega che si oppone al riarmo per ragioni diverse. La Schlein rischia di ritrovarsi nello stesso ruolo della Meloni, con il rischio concreto però che stavolta a spaccarsi possa essere il suo stesso partito e non una coalizione.

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