Il presidente di Stellantis, John Elkann, è intervenuto in Parlamento per l’audizione in cui ha affrontato i temi chiave legati all’industria automobilistica europea, italiana e globale. Nel suo intervento ha parlato di competitività, transizione energetica, politiche industriali, dazi e sfide legate alla produzione di veicoli elettrici.
Elkann ha sottolineato il legame storico tra Fiat e l’Italia, ricordando i 125 anni di attività dell’azienda e il ruolo centrale che il nostro Paese continua ad avere nel settore automobilistico: “L’Italia per Fiat e Fiat per l’Italia hanno rappresentato e significano tuttora industria, lavoro, sviluppo, innovazione, ma anche solidarietà, cultura, responsabilità e progresso sociale. Di questa nostra lunga storia, noi siamo, io personalmente sono, molto orgogliosi.”
Nonostante questo, il mercato dell’auto in Italia ha subito un drastico calo negli ultimi 20 anni: “La Cina occupa il primo posto con 30 milioni di veicoli venduti, seguita dagli Stati Uniti con 16 milioni e dall’Unione Europea con 15 milioni. Rispetto a 20 anni fa, le vendite in Cina sono esplose del 400%, mentre in Europa sono calate del 12% e in Italia del 30%.”
Elkann ha spiegato che la riduzione della produzione in Europa e in Italia è una diretta conseguenza della contrazione del mercato, e che l’aumento futuro della produzione dipenderà dalla crescita della domanda, sempre più orientata verso i veicoli elettrici.
Stellantis, il piano di Elkanns illustrato in Parlamento: investimenti e produzione negli stabilimenti italiani
Elkann ha poi illustrato gli investimenti e i piani di Stellantis per i principali stabilimenti italiani:
•Pomigliano d’Arco: produzione della Panda ibrida, a cui seguirà una nuova generazione dello stesso modello.
“Siamo orgogliosi di ricordare che nei primi due mesi del 2025 la Pandina è stata scelta da oltre 25.400 clienti, con una quota di mercato del 10%, la più alta in Italia.”
•Melfi: produzione della DS 8 e preparazione della Jeep Compass elettrica e ibrida, oltre ai modelli Lancia Gamma e DS 7 previsti per il 2026.
•Cassino: produzione della Maserati Grecale e delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio, con nuove generazioni della Stelvio nel 2025 e della Giulia nel 2026.
•Mirafiori: produzione della 500 elettrica e preparazione della 500 ibrida, con avvio previsto per novembre 2025. La 500 ibrida garantirà un incremento della produzione in linea con le richieste del mercato.
•Termoli: produzione di cambi per auto ibride in attesa delle decisioni su una Gigafactory.
•Atessa: polo strategico per i veicoli commerciali, con un’export superiore all’80%.
Le difficoltà della transizione energetica in Europa
Uno dei temi centrali dell’audizione è stata la transizione verso l’auto elettrica, con le difficoltà legate ai costi e alla regolamentazione europea: “I produttori automobilistici europei stanno affrontando uno svantaggio strutturale rispetto ai concorrenti cinesi, con un costo di produzione superiore del 40%. I prezzi dell’energia nei paesi produttori di auto europei risultano fino a cinque volte più alti rispetto a quelli cinesi.”
Stellantis ha ribadito l’importanza di avere costi energetici più competitivi e una chiara strategia per la transizione “L’Europa deve ridurre i prezzi dell’energia a livelli competitivi globali e mantenerli stabili e prevedibili. Senza un’infrastruttura adeguata, la diffusione dell’auto elettrica sarà inevitabilmente rallentata.” Anche la rete di ricarica è un problema secondo Elkann: “In Italia ci sono un terzo delle colonnine di ricarica rispetto all’Olanda.”
La concorrenza con la Cina e il futuro delle batterie
Elkann ha evidenziato la dipendenza dell’Europa dai produttori cinesi per le batterie: “Oggi il costo della batteria rappresenta fino al 45% del costo totale di un veicolo elettrico. Nel mondo sono attive 263 Gigafactory, di cui 214 si trovano in Cina e solo 13 in Europa, di cui 7 appartengono a gruppi asiatici.”
L’Europa rischia di perdere la propria autonomia industriale senza un intervento deciso: “Le aziende cinesi dominano non solo la produzione, ma anche la tecnologia. Inoltre, l’Europa non controlla né l’estrazione né la raffinazione dei materiali critici per le batterie.”
Stellantis è aperta a collaborazioni con produttori coreani e cinesi, ma servono condizioni migliori per attrarre investimenti in Europa.
L’impatto dei dazi di Trump sulle esportazioni europee
Elkann ha parlato dell’effetto che i dazi di Trump potrebbero avere sulla produzione europea: “I dazi avranno un impatto su quello che noi produciamo in Europa, su quello che produciamo in Italia e su ciò che vendiamo negli Stati Uniti.”
Parlando della politica industriale globale, ha citato il modello del Brasile: “Il Brasile ha definito una politica industriale con l’obiettivo di sviluppare il proprio mercato interno, investendo in tecnologie proprie e in carburanti alternativi come l’etanolo e i suoi derivati”.
Parlando del futuro del settore, Elkann ha affrontato anche il dibattito sulla possibile riconversione dell’industria automobilistica in industria bellica, come ipotizzato in alcuni contesti europei. Ha respinto questa prospettiva, evidenziando come paesi come gli Stati Uniti e la Cina siano riusciti a sviluppare contemporaneamente un’importante industria dell’auto e un settore della difesa: “Gli Stati Uniti e la Cina hanno un’importante industria bellica e un’importante industria dell’auto. Dunque, riteniamo che non sia una scelta tra l’una o l’altra: questi due paesi ci stanno dimostrando che è possibile avere due industrie forti contemporaneamente.”, ha sottolineato Elkann.
Elkann ha poi spiegato la sua linea sull’ipotesi di riconvertire il sistema automotive: “Noi non riteniamo che il futuro dell’auto sia nell’industria bellica. Crediamo, invece, che il futuro dell’auto dipenda dalle decisioni che i paesi, e nel caso dell’Europa l’Unione Europea, prenderanno in termini di politica industriale e su dove decideranno di investire risorse ed energie.”
Le non risposte di Elkann
Elkann ha poi spiegato come Stellantis si stia preparando alla produzione dei prossimi anni. Nel 2026 saranno lanciati dieci nuovi modelli, ma rimane difficile fare previsioni precise sui volumi di produzione: “Il lancio dei prodotti nel 2026 sono dieci. Tuttavia, come ha sottolineato il senatore Calenda, che conosce bene il nostro settore, è molto difficile prevedere i volumi di produzione, perché non sappiamo quanto venderemo. Il 2025 rimane un anno difficile, ma la 500 ibrida è sicuramente un prodotto che potrà dare grandi soddisfazioni ai nostri clienti, rispondendo anche agli obiettivi ambientali.”
Infine, Elkann ha parlato delle difficoltà nel realizzare una Gigafactory in Italia, a causa dei costi energetici estremamente elevati rispetto ad altri paesi europei: “Una Gigafactory consuma dieci volte l’energia di uno stabilimento di automobili, e l’Italia ha costi dell’energia cinque volte più alti rispetto alla Spagna. Questa è una delle principali difficoltà per un progetto come quello di ACC, che sta valutando la realizzazione di una Gigafactory in Italia.”
Elkann chiude alla Gigafactory di Termoli: “I nostri soci in ACC, in particolare TotalEnergies, hanno dichiarato pubblicamente che, in un momento di incertezza come questo, preferiscono temporeggiare. Guardando ai differenziali di competitività, oggi la loro priorità è l’unica Gigafactory che hanno in Francia, dove il governo ha investito risorse molto significative.”
In conclusione, Elkann ha ribadito la necessità di un piano industriale chiaro per il settore automobilistico europeo, con regole stabili, investimenti adeguati e una visione strategica per il futuro.
Le reazioni politiche dopo l’audizione di Elkann: critiche da Calenda, Bonelli e Fratoianni
Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha espresso forte insoddisfazione per l’audizione di John Elkann, accusandolo di non aver fornito risposte concrete sulla produzione di Stellantis in Italia.
“Elkann non ha risposto assolutamente a nulla. Gli ho ricordato gli impegni traditi, gli ho chiesto un impegno sui volumi che non c’è. Il ministro Urso ha detto delle cose che non sono vere, come quelle del milione di auto.”
Calenda ha criticato anche l’atteggiamento della politica italiana nei confronti del gruppo automobilistico:
“Ho trovato questa audizione a un livello di remissività che non fa onore alla politica italiana. Se siamo così, si capisce perché veniamo fregati regolarmente.”
Ha poi attaccato il governo e il ministro delle Imprese Adolfo Urso, accusandolo di aver cambiato atteggiamento nei confronti di Stellantis:
“Oggi abbiamo visto Fratelli d’Italia in versione tappeto kilim. Urso l’altra volta aveva detto cose che non sono vere, parlando di un milione di macchine, mentre stiamo a 270 mila. Urso urlava come gli stormi di aerei di Mussolini, dicendo che c’erano macchine dappertutto, e poi si è finito come si è finito. Ri-succederà esattamente in modo identico. Ci facciamo sempre fregare regolarmente”.
Il deputato di Alleanza Verdi Sinistra, Nicola Fratoianni, ha definito l’audizione di Elkann “molto insoddisfacente”, lamentando l’assenza di impegni chiari e un ulteriore rinvio delle decisioni cruciali per il settore.
“E’ stata un’audizione francamente molto insoddisfacente: nessuna garanzia, nessun impegno concreto, l’ennesimo rinvio. Vedremo quando arriverà il nuovo amministratore delegato. Elkann si assuma le sue responsabilità.”
Fratoianni ha evidenziato il calo della produzione e la mancanza di un piano industriale concreto:
“Il 2024 è stato un anno terribile, il 2025 si annuncia come un altro anno molto problematico e lo ha confermato. Ma rispetto alle promesse molto vaghe, non c’è nessuna definizione precisa su quante auto si produrranno e su come riportare in Italia le produzioni delocalizzate all’estero.”
Ha poi criticato l’uso dell’immagine del “Made in Italy” nelle pubblicità di Stellantis, in contrasto con la realtà produttiva dell’azienda:
“E’ davvero paradossale che la grande Panda sia rappresentata in una pubblicità a Torino come la macchina italiana, quando invece viene prodotta in Serbia.”
Fratoianni ha concluso chiedendo interventi concreti per i lavoratori del settore:
“Non è più il tempo dei rinvii e delle promesse prive di elementi concreti. Servono certezze per i lavoratori che oggi sono in cassa integrazione, rischiano il posto di lavoro e vedono compromesso il loro futuro. Così non va.”
Anche Angelo Bonelli ha criticato duramente l’intervento di Elkann, accusandolo di non aver fornito risposte sulle prospettive industriali e occupazionali in Italia.
“Nessun impegno, nessun nuovo modello e nessuna certezza su occupazione e investimenti. Oltre i modi garbati di John Elkann, non c’è nulla di nuovo.”
Bonelli ha chiesto a Elkann di assumersi maggiori responsabilità come presidente e amministratore delegato di Stellantis:
“Abbiamo chiesto a John Elkann di fare davvero il Presidente e il Ceo dell’azienda che dirige. Solo lui potrebbe e dovrebbe dare garanzie concrete su investimenti e occupazione in Italia.”
Infine, ha denunciato la delocalizzazione delle produzioni e l’uso del “Made in Italy” per scopi commerciali, mentre il settore automobilistico italiano continua a perdere posti di lavoro:
“Dal 2014 ad oggi il settore ha perso 15 mila lavoratori, con un danno sociale ed economico enorme per il Paese. Vogliamo riportare le produzioni delocalizzate in Italia, come quella della grande Panda in Serbia, interrompendo il trasferimento degli stabilimenti all’estero. È inaccettabile che Stellantis continui a produrre modelli di grande diffusione lontano dal nostro Paese, utilizzando l’immagine del Made in Italy solo per gli spot.”
Il video con le dichiarazioni di Elkann, Calenda, Bonelli e Fratoianni



