Gasparri: “Prontezza 2030? Cambio nome dice tutto, meno ideologico e più strategico” | Video

venerdì, 21 Marzo 2025
2 minuti di lettura

Nel dibattito sempre più acceso sul futuro della difesa europea, Lo Speciale ha raccolto in esclusiva il commento del senatore Maurizio Gasparri, esponente di Forza Italia e voce di lungo corso sui temi internazionali e strategici. Al centro della riflessione, il nuovo piano dell’Unione Europea ribattezzato “Prontezza 2030”, pensato per rafforzare le capacità militari del continente e renderlo più autonomo, anche rispetto all’alleato storico: gli Stati Uniti.

Gasparri promuove  Prontezza 2030

Gasparri ci va cauto, ma non si nasconde dietro le formule: “Bisognerà ragionarci. Già il fatto che cambiano i nomi dice tutto: la parola ‘riarmo’ sollecita pensieri negativi. Parlare invece di ‘prontezza’ significa trasmettere un altro messaggio, più strategico, meno ideologico”. Il senatore spiega che si tratta, in sostanza, di “un nuovo termine per dire che l’Europa deve riequilibrare il rapporto con gli Stati Uniti e rafforzare la propria presenza militare”.

Dietro le parole, però, c’è la sostanza economica. Perché parlare di difesa significa soprattutto parlare di soldi. “Investire di più in difesa è un tema che conosciamo da anni – sottolinea –: l’aumento al 2% del PIL o anche di più. Ma vanno stabiliti obiettivi concreti e soprattutto vanno trovate le risorse. Serviranno finanziamenti europei e anche l’attivazione di capitali privati secondo meccanismi moltiplicatori: metto uno e investo quattro, secondo regole finanziarie tipiche”.

Gasparri non dimentica le difficoltà specifiche del nostro Paese. “L’Italia ha un debito pubblico molto oneroso e ha minori margini rispetto ad altri Stati. Paesi come la Germania, con un debito molto più leggero, hanno spazi diversi. Ma questo lo sappiamo. Detto ciò, oggi l’Italia, con il governo di centrodestra, ha ridotto lo spread a 100 punti e ha un avanzo positivo nel bilancio pubblico. Questo ci consente di avere una voce più forte in Europa e di forzare i tempi, se necessario”.

La risposta a Salvini su esercito comune

Il discorso si sposta poi su un altro punto controverso: l’idea di un esercito europeo, tornata al centro del confronto politico dopo le parole di Tajani e il secco “no” di Matteo Salvini. Gasparri, pur riconoscendo che il traguardo resta lontano, offre una lettura più tecnica che ideologica: “Nella sostanza è la stessa cosa. Il coordinamento delle forze è già una forma di unificazione. Se 27 paesi sviluppano 20 tipi diversi di carri armati, spendono molto di più. Se invece si lavora su un progetto comune, si risparmia e si razionalizza”.

Il senatore ricorda che “l’idea di un esercito comune europeo risale addirittura al 1954, quando De Gasperi lo propose a De Gaulle, che però disse no”. Oggi, secondo Gasparri, “è una prospettiva benalistica, che vedremo quando e come potrà realizzarsi. Ma per ora è fondamentale rafforzare la difesa europea e coordinarla meglio con la NATO”.

A dimostrazione che le sinergie già esistono, Gasparri cita con orgoglio un dato significativo: “Attualmente – spiega – a guidare la struttura militare della NATO c’è un italiano, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. È il presidente del Comitato militare dell’Alleanza Atlantica. Questo dimostra che si possono fare cose coordinate, anche senza arrivare subito a un esercito unico. Le cose completamente unitarie sono ancora un obiettivo lontano, ma l’integrazione già procede”.

Infine, un passaggio polemico sui presunti malumori interni a Forza Italia dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio sul Manifesto di Ventotene. “Io mi fido poco dei giornali – chiude Gasparri –. Ho fatto un intervento in aula, sono quattro minuti. Visto che c’è un sacco di gente che non sa niente, fareste bene ad ascoltarlo”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.