Prodi e Bertinotti iracondi: perché la sinistra invecchia male

lunedì, 24 Marzo 2025
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Anche le mortadelle s’infuriano. Il professor Romano Prodi ha dato di matto in tv per la domanda di una giornalista da lui ritenuta irritante. Poche ore dopo, sempre in televisione, un altro grande vecchio della sinistra italiana, Fausto Bertinotti, ha dimostrato scarso senso dell’equilibrio dichiarando che sarebbe stato pronto a un gesto violento contro la premier Giorgia Meloni in Parlamento.

Di solito l’età avanzata spinge a esibire serenità. Ma così non accade, a quanto pare, per gli anziani illustri della sinistra, che in questi giorni si sono invece abbandonati a manifestazioni di spiccato e sconcertante nervosismo. Cerchiamo di capire che cosa è successo. E perché è successo.

In entrambi gli episodi c’è di mezzo Ventotene. Sia il Professore sia l’ex leader di Rifondazione hanno dimostrato notevole fastidio per la critica svolta dalla Meloni in Parlamento al Manifesto redatto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Molto alterato, fin quasi all’aggressione fisica, è stato il comportamento di Prodi che ha gridato «che cavolo mi chiede?» a una cronista che voleva conoscere il suo parere sul passo del Manifesto di Ventotene in cui si prevede l’abolizione, o quanto meno la forte limitazione, della proprietà privata. Che c’era di offensivo in quella domanda? Vai a sapere che cosa mulinava in testa in quel momento all’ex presidente del Consiglio, fatto sta che il Professore ha sibilato all’intervistatrice che Spinelli e Rossi erano al confino fascista quando scrissero il Manifesto e ha accompagnato le sue irate parole con il gesto di tirare una ciocca dei capelli alla sbigottita giornalista. Fortuna che l’intervistatrice non ha perso la calma, altrimenti chissà che cosa sarebbe accaduto.

Sempre elegante, anche nell’ira, è stato invece Bertinotti, il quale, davanti a un  Massimo Gramellini palesemente imbarazzato (l’ex leader comunista era ospite de La7), ha dichiarato, con tutta la sua garbata erre moscia, che avrebbe tirato un «corpo contundente» alla presidente del Consiglio qualora si fosse trovato alla Camera ad ascoltare l’attacco rivolto dalla Meloni al documento di Ventotene. Elegante o meno, quello dell’ex presidente di Montecitorio, è stato di fatto un incitamento alla violenza, che, con tutti i mentecatti e i fanatici estremisti che circolano ancor oggi, non era proprio il caso gli uscisse dalla bocca.

Due episodi che, certo, sono avvenuti nelle stesse ore per pura la casualità, che però qualcosa pur significano, pur testimoniamo, pur simboleggiano. Che cosa? Che la sinistra sta invecchiando. E che sta invecchiando anche male. Che vuol dire, per una parte politica, invecchiare male? Vuol dire non rassegnarsi al fatto che tutto è cambiato, che i vecchi conformismi non reggono più, che l’antica egemonia sulle parole e sulla cultura appartiene al passato remoto, che le “sacre icone” (come appunto il Manifesto di Ventotene), a suo tempo imposte dall’ideologia progressista, non sono venerate più da nessuno. Insomma, un mondo è crollato, e i grandi vecchi della sinistra reagiscono male ogni volta che qualcuno ricorda loro che non sono più i depositari del “senso della storia”.

Una volta, negli anni ruggenti dei salotti radical chic, si diceva che il mondo andava a «sinistra»  come se si trattasse di processo cosmico e necessario, al pari del mutamento delle stagioni. Invece, da almeno una trentina d’anni, il mondo si sta spostando sempre più a destra.

Di quella passata temperie sia Prodi sia Bertinotti sono stati, a loro modo e insieme a tanti altri, le ultime espressioni. Entrambi hanno raggiunto il vertice dei rispettivi iter politici quando era già in atto il processo contrario. Entrambi hanno tentato di arrestarlo. Ma entrambi hanno fallito. Prodi riuscì, sì, a battere per due volte Silvio Berlusconi, ma i suoi governi durarono poco (e la prima volta, a disarcionarlo, fu proprio Bertinotti). Quest’ultimo innalzò invece il vessillo comunista quando tutti lo stavano abbandonando. Ma fu un’impresa puramente romantica, che durò peraltro solo qualche anno.

Forse è la consapevolezza di non essere riusciti a fermare la destra a turbarli oggi così gravemente. Ma arrabbiarsi con la Meloni non serve a niente. Anche perché la ruota della storia gira sempre. E il futuro è tutto da scrivere, sia per la destra sia per la sinistra.

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