Salvini: “Tutto bene con Meloni”, ma la Lega lo smentisce. Intanto Trump divide | Video

mercoledì, 26 Marzo 2025
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A parole è tutto sotto controllo “È andato benissimo”, dice Matteo Salvini parlando del vertice con Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Video collegamento) del mattino a Palazzo Chigi. Ma nei fatti la Lega manda un messaggio chiaro: sulla politica estera non può decidere tutto la premier con il Ministro degli Esteri . La giornata politica a Montecitorio, seguita da Lo Speciale, ha mostrato come la frattura nella maggioranza non sia più solo latente. Al centro dello scontro: la linea sull’Europa, il riarmo e il ruolo dell’Italia nel quadro internazionale.

Ucraina, Salvini rassicura ma la Lega attacca

Il leader del Carroccio, sul palco, cambia tono rispetto alle rassicurazioni iniziali e attacca l’orientamento dell’Unione Europea: “Qualcuno pensa di spendere 800 miliardi dei nostri figli per comprare armi. Noi invece vogliamo fare debito sano per sistemare ospedali e formare medici e infermieri”. È la sintesi di una linea alternativa a quella spinta da Palazzo Chigi, più vicina a Bruxelles e agli Stati Uniti.

Il partito di Salvini non si limita alla critica: rivendica voce in capitolo. Lo dice con chiarezza il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo: “La politica estera la fa tutto il governo. Le scelte devono essere condivise, come su qualsiasi altra materia”. Poi affonda: “Sì alla sicurezza, ma senza fare debito e senza sacrificare altre spese fondamentali. E occhio a un piano di riarmo che finisce per rafforzare la Germania: sappiamo bene cosa ha tentato di fare in passato”.

Un messaggio che segna un solco rispetto alla linea di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, e che rivela una crescente insofferenza per una gestione ritenuta troppo accentrata e allineata agli equilibri atlantici. Ancora più esplicito Andrea Crippa, vicesegretario del partito: “Una certa Europa è parassita. I volenterosi vogliono fare la guerra. A noi piacciono quelli che cercano la pace: Trump, Zelensky e Putin. La linea la detta la premier e i due vice insieme”.

Una dichiarazione che rovescia la narrazione ufficiale del fronte occidentale, e che conferma come nella Lega sia in atto una riflessione profonda, e molto autonoma, sulla collocazione internazionale dell’Italia.

Trump divide, ma tutti lo condannano

L’insulto lanciato da Donald Trump all’Europa – “siete dei parassiti” – ha creato una reazione trasversale tra maggioranza e opposizione. Ma anche qui emergono differenze di toni e sensibilità. Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) prova a mediare: “Non condivido quelle parole, ma dividere l’Occidente oggi serve solo a Cina, Iran e Russia. Trump è meno ipocrita di altri, ha sempre fatto l’interesse degli USA”. Più diretto Maurizio Lupi (Noi Moderati): “Anche agli amici si può dire che hanno detto una stupidaggine. L’Europa non è un parassita: è un alleato storico, il mercato più importante del mondo”.

Le opposizioni si inseriscono nella polemica. Debora Serracchiani (PD) ironizza: “Quando ci ha dato degli scrocconi, mi è scattato qualcosa. Se continua così, Trump finirà per aiutare l’Europa a compattarsi, come Nordio ha fatto con l’opposizione”. Toni Ricciardi (PD) attacca frontalmente Meloni: “Vorremmo sapere cosa deve ancora dirci Trump prima che questo governo viva un sussulto di patriottismo. È in gioco l’onore del Paese e la sicurezza nazionale, e invece Meloni tace”.
Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana) sposta il discorso sulla diplomazia: “Bene la tregua nel Mar Nero, ma dov’è l’Europa? Serve una pace giusta, serve costruire uno spazio stabile per la diplomazia. Invece l’UE è clamorosamente assente”.

In conclusione Salvini dice che è tutto a posto. Ma la Lega – sul piano dei contenuti – dice l’opposto. Attacca il riarmo, chiede di contare sulla linea estera, contesta l’Europa e guarda con favore a figure come Trump o persino Putin. La premier, al centro della scena internazionale, è ora chiamata a gestire non solo il dialogo con Bruxelles e Washington, ma anche – e forse soprattutto – quello con i suoi alleati interni. Domani il vertice dei volenterosi è un banco di prova da non fallire, specie dopo l’ultima uscita infelice arrivata dagli Stati Uniti.

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