C’è qualcosa che non quadra nella storia della “fuga di notizie” dalla chat di Signal riservata ai massimi responsabili della sicurezza americana e di cui si discute da ieri.
Il sospetto è che in realtà non si sia trattato di un “errore” bensì della diffusione di una serie di messaggi politici particolarmente urticanti per gli europei, messaggi che, proprio per il loro contenuto sgradevole, non potevano essere lasciati filtrare che in modo diciamo “irrituale”. Insomma, non un incidente, ma una furbata comunicativa di carattere geostrategico.
Ricordiamo brevemente i fatti. Il direttore della rivista “Atlantic”, Geffrey Goldeberg, afferma di aver saputo in anticipo del bombardamento contro gli Houthi filo-iraniani dello Yemen avvenuto il 15 marzo perché il giornalista era stato inserito per errore in una chat sulla piattaforma Signal dal consigliere alla Sicurezza nazionale, Mike Waltz. Sulla chat, riservata ai capi dell’intelligence Usa, ai ministri e al vicepresidente J.D. Vance, passano, non solo informazioni, ma anche giudizi e confidenze. Tant’è che Goldberg ha letto anche sprezzanti giudizi del numero due di Washington sull’Europa, definita da Vance «patetica» e «scroccona».
Da ieri non si fa altro che discutere della “falla” all’interno nel sistema di comunicazione del potere americano, con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che difende l’Amministrazione, negando di aver diffuso in chat piani di guerra e accusando il direttore di “Atlantic” di essere un giornalista «screditato» e un «venditore di truffe».
In realtà, da che mondo è mondo, i giornalisti vicini alle stanze del potere (e Goldberg non c’è dubbio che lo sia, visto che il suo nome compariva nella lista di Waltz) sono normalmente impiegati per far sapere in giro quello che il potere non può comunicare direttamente.
E proprio questo sembra il caso, un caso classico. Diverse cose lo fanno pensare. Primo: i massimi responsabili dell’amministrazione Trump non sono degli sprovveduti e non affidano certo informazioni relative alla sicurezza nazionale a una chat, seppur criptata. Signal, del resto, è un servizio commerciale e basta pagare per accedervi. Vi pare che, con tutti i furboni e gli spioni informatici che ci sono in giro, la prima superpotenza mondiale diffonde piani di attacco militare su una piattaforma che qualsiasi studente (o praticone) informatico non avrebbe difficoltà a violare? Quanto poi all’attacco agli Houthi del 15 marzo, il direttore di “Atlantic” dichiara di averlo saputo due ore prima che questo avvenisse, ma ha riferito questa incresciosa circostanza solo due giorni fa.
Molto più verosimile è il fatto che, in realtà, i vertici americani abbiano fatto sapere a Goldberg solo quello che faceva loro comodo far sapere. Che cosa? Appunto che Vance considera gli europei della gente che si servirebbe a “scrocco” della potenza militare Usa. E non solo questo: la vera notizia è che la flotta americana, bombardando gli Houthi, è intervenuta nel Mar Rosso senza averne una reale necessità. E ciò perché quella via è attraversata solo da una percentuale irrisoria del traffico commerciale americano. Guarda caso, il vicepresidente Usa ha riferito, proprio nella chat, che da lì passa invece il 40% dei container destinati all’Europa.
Primo messaggio: la flotta americana intorno al Mar Rosso serve essenzialmente a difendere interessi europei. Secondo messaggio: d’ora in poi gli Usa saranno sempre più riluttanti a difendere interessi altrui. America First, anche e soprattutto nella tutela delle vie commerciali. Altro che Mar Rosso, alla prima superpotenza del mondo interessa soprattutto di preservare il canale di Panama dalle mire cinesi. Terzo messaggio: la smettano gli europei di fare piagnistei, imparino piuttosto a badare da soli ai propri interessi.
Che sia questo il senso dell’operazione “fuga” di notizie lo ha confermato ieri l’intervento di Donald Trump in appoggio a Vance. Il presidente Usa ha detto infatti che, a suo giudizio, gli europei sono dei «parassiti». Il cerchio si chiude. E agli europei non resta che aprire gli occhi.


