Crollo delle nascite e pensione sempre più lontana, l’Italia invecchia e si spegne
L’ultimo rapporto Istat sulla è un bollettino di guerra. Nel 2024 sono nati in Italia appena 370mila bambini, un ulteriore crollo del 2,6% rispetto all’anno precedente (appena trent’anni fa i nuovi nati superavano il mezzo milione). Il tasso di fertilità scivola a 1,18 figli per donna, il livello più basso mai registrato dal 1995. Le famiglie sono sempre più piccole, il numero di matrimoni cala, mentre l’età media delle madri continua a salire (32,6 anni). Il risultato è un Paese che si avvia, inesorabilmente, verso l’estinzione.
Il saldo naturale è impietoso: nel 2024 sono morte 651mila persone, lasciando un buco di 281mila unità rispetto alle nascite. Un declino demografico che solo l’immigrazione riesce, in parte, a tamponare, con un saldo migratorio positivo di 244mila unità. Ma il problema è che chi arriva non basta a compensare chi parte: oltre 190mila italiani hanno lasciato il Paese per cercare migliori opportunità all’estero, soprattutto giovani istruiti. Un esodo silenzioso che aggrava ulteriormente la crisi.
Nel frattempo, l’età media della popolazione continua a crescere, raggiungendo i 46,8 anni. Gli over 65 sono ormai 14,5 milioni, il 24,7% del totale, mentre gli ultra ottantacinquenni superano i 2,4 milioni. Cresce persino il numero di ultracentenari, ormai oltre quota 23mila.
L’età della pensione: un tabù politico
Di fronte a una popolazione che invecchia in maniera inesorabile non si poteva non mettere mano all’età pensionabile, che dal 2027 dovrebbe salire a 27 anni e tre mesi. Nulla di sconvolgente in sé: la legge prevede che questa venga adeguata automaticamente all’aspettativa di vita, con incrementi ogni due anni. A impressionare è che l’annuncio sia arrivato nello stesso giorno in cui l’Istat certifica che in Italia c’è una cronaca mancanza di giovani e bambini, lavoratori di domani. Ma tanto è bastato alla Lega – sempre più opposizione interna al governo Meloni – per salire sulle barricate. “Bloccheremo l’aumento”, assicura il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Ma senza interventi strutturali, il sistema previdenziale rischia di implodere: sempre più pensionati a fronte di una popolazione attiva in calo.
Se si continua su questa strada, il destino dell’Italia sembra segnato. Troppi anziani, pochi giovani, un sistema pensionistico che traballa e un mondo del lavoro che non offre abbastanza incentivi per trattenere i talenti. Le cause del crollo demografico sono molteplici: salari bassi, precarietà, mancanza di politiche familiari efficaci, difficoltà nel conciliare lavoro e genitorialità. E mentre altri Paesi europei corrono ai ripari con incentivi alle nascite e politiche mirate, l’Italia resta impantanata in promesse e rinvii. Non aiuta che il nostro Paese non sia riuscito a trovare una linea d’azione in grado di essere seguita con coerenza – perché per mettere mano a certi problemi servono anni – da governi di vari colori politici. Giorgia Meloni gode di una certa stabilità e le va riconosciuto che sul tema si spende da anni, ma le mancano le risorse e un forte supporto dagli alleati (non parliamo poi dell’opposizione) per mettere in campo politiche serie a favore della natalità.
Ma senza un cambio di rotta radicale, la traiettoria è chiara: meno giovani, meno lavoratori, meno futuro. L’Italia rischia di trasformarsi in un enorme casa di riposo a cielo aperto, con una popolazione sempre più anziana e un’economia sempre più fragile. E se non si interviene subito, potrebbe essere troppo tardi per invertire la rotta.



