Ed eccoci arrivati a un arcano severo: la Giustizia. Come sempre, partiamo dai Tarocchi di Marsiglia. E osserviamola. Innanzitutto, è il primo personaggio dei Tarocchi che ‘guarda in macchina’. Dritto davanti a sé. Gli occhi che fronteggiano i nostri. Alcuni dettagli ci rivelano che la sua concezione del ‘giusto’ e del diritto è meno rigida di quanto sembra.

La bilancia che la Giustizia sorregge non è in perfetto equilibrio, come non lo è la temibile spada che stringe nella mano destra. Segno evidente che in fatto di separare giusto da ingiusto, verità da menzogna, colpa da innocenza, questa Signora la sa assai lunga. Sa, insomma, che ogni equilibrio è fatto di oscillazioni, da continue mediazioni tra due estremi. Diceva Osho – quello. vero – che per rendersi conto di ciò che ‘equilibrio’ significa, molto giova l’osservazione di un funambolo. Di quell’acrobata senza circo che un tempo incantava i paesani delle più remore provincie tenendosi in equilibrio su una corda sospesa ai camini di due case opposte, col semplice aiuto di un’asta per meglio bilanciarsi. Osservandolo ci saremmo subito resi conto che in nessun momento egli era fermo, ma sempre lievemente si disequilibrava ora a destra ora a sinistra. E che proprio in questo accettare e sempre bilanciare due opposti risiedeva il nucleo della sua arte. Sfidare la forza di gravità, rimanere in equilibrio e giungere indenne all’approdo opposto.
E così la nostra Giustizia. Prima di emettere il verdetto soppesa attentamente i torti e le ragioni. Nell’Egitto di millenni fa, Maat, la Dea della Giustizia era particolarmente esigente. Eccola qui sotto, raffigurata in tutta la sua gloria negli esorbitanti Apokalypsis Tarot di Dunne e Huggens. I peccati del defunto (rappresentati dal suo cuore sul piatto della bilancia alla nostra destra) non dovevano pesare più di una piuma (il piatto alla nostra sinistra).

In questo mazzo, per inciso, come in molti altri, la Giustizia è indicata come Arcano XI. E questo perché nei Rider Waite cui gli autori fanno riferimento, c’è un’inversione numerica tra la Giustizia e la Forza.
Ma lasciamoci alle spalle le superpretese dell’avvenente e crudelissima Maat. E vediamo che cosa annuncia questo arcano quando appare in una stesura.
Se riferito a questione che riguarda il piano fisico (affari, finanza, stato psicofisico del consultante) ci parlerà innanzitutto di situazioni che hanno a che fare con la Legge: contratti, trattati, accordi, processi. E ci preannuncia esiti positivi e duraturi, anche se ottenuti a prezzo di severo impegno e trasparenza procedurale. Finanziariamente può anche significare un’eredità, che magari si aspettava da lunghi anni. E ci parla di buoni introiti dovuti ad affari condotti con onestà, rigore e lungimiranza. Per ciò che riguarda la salute il verdetto è ottimo, tutto nell’organismo del consultante è in equilibrio, e se si esce da uno stato di malattia, Giustizia ci rassicura su un fausto recupero di forze.
Per una questione riguardante il piano affettivo, questo arcano così legato alla Legge può significarci la legalizzazione di un’unione, o un matrimonio a tutto tondo. O anche un recupero di equilibrio, un venire a patti tra i membri d’una coppia, di una famiglia. Che magari hanno appena attraversato acque tempestose.
Oppure, se ci riferiamo a una coppia ‘scoppiatissima’ – le altre carte dovrebbero confermarlo – può anche annunciare una separazione o un divorzio che farà tirare un sospiro di sollievo a entrambe le parti.
Al negativo si tratta di carta abbastanza pesante Proprio perché molto spesso indica la presenza della Legge. Non favorevole al consultante, purtroppo. Annuncia complicazioni legali, cause che si concludono a suo sfavore. O quantomeno fastidiosi ritardi, intralci, grossi scontri con la parte avversa. Non è detto che ciò sia dovuto a colpe o torti di chi chiede. La Legge può sbagliare, data la sua intransigente cecità. Comunque sia le cose si stanno facendo difficili. Può anche significare uno stato di disequilibrio, di disorganizzazione, che a lungo andare hanno cacciato nei guai il consultante.
Da tenere sotto controllo quindi i disordini, i vizi, gli eccessi di ogni tipo.

Nell’affascinante mazzo ‘The forest of enchantement’, ecco che La Giustizia viene raffigurata come Huntsman, il Cacciatore.
Ma parliamo qui di un Cacciatore assai benefico, quello cioè che s’incarica dell’equilibrio della foresta. Un cacciatore che tutela i deboli, come i cerbiatti e i lori piccoli, che carezza e protegge dagli attacchi indiscriminati dei predatori. Non c’è nulla in lui di violento, o brutale, o insensato.
Si allude qui a una sorta di Genio Tutelare della Foresta, che interverrà, armato del suo arco, ogni volta che l’equilibrio del territorio e dei suoi abitanti subisce una violazione.
Carta di rigore, quindi, la giustizia. Ma anche di ricompense e vittorie per le coscienze limpide, per chi negli accidentati percorsi della vita non abbia tradito, violato patti e promesse, o comunque approfittato dei suoi simili.



