É stata trasmessa in onda da Mattino 4 una conversazione tra Sara Campanella e il suo killer, Stefano Argentino. La ragazza aveva inviato alle amiche una registrazione, effettuata di nascosto, di uno scambio avuto con il collega universitario, che continuava con insistenza a domandarle di uscire, oltre che seguirla.
Dalla chiamata si evince il tono calmo e basso di Argentino, anche quando la ragazza gli dice chiaramente “Non ho tempo da perdere. Non voglio nulla con te. Spero, ora, dopo un anno, di essere stata chiara”. “L’ultima volta ti ho detto: lasciami in pace. Cosa hai capito tu?” ha domandato lei. “Non me l’hai detto” ha risposto lui. “E poi è passata tutta l’estate” ha aggiunto. “Ora te lo ridico, se mi puoi lasciare in pace, tu torni a casa tua e io continuo per la mia strada. O mi devi seguire in questo modo?” ha ribadito la 22enne. “Perché fai così? Cosa speri di ottenere?” ha insistito Argentino. “Io nulla, sei tu che mi segui” ha concluso Sara.
Stefano non risulta mai aggressivo nei modi mostrandosi piuttosto passivo. E forse è stato proprio questo atteggiamento apparentemente innocuo e calmo a non mettere in allerta la ragazza, a non farle pensare che Stefano potesse arrivare a tanto. Eppure, qualche giorno dopo, il ragazzo ha ucciso Sara a sangue freddo, accoltellandola più volte con una violenza che per il gip vale la contestazione dell’aggravante della crudeltà.
La psicologa e criminologa Roberta Bruzzone ha spiegato a Ore14 che vi sono spesso “atteggiamenti considerati innocui o fastidiosi ma in realtà sono forieri potenzialmente di una mente che non funziona nelle relazioni, che non sa stare nel perimetro che gli viene circoscritto, che non sa stare dentro al rifiuto, il no”. “Se riusciamo a far passare il messaggio che questo tipo do atteggiamenti insistenti, morbosi, ossessivi, non devono assolutamente essere sottovalutati, – ha aggiunto la criminologa- credo che possa essere molto utile, perché di ragazze che, purtroppo, hanno attenzioni sgradite sulla loro pelle tutti i giorni e che magari per educazione, gentilezza, timidezza non ritengono di correre pericolo, ce ne sono parecchie. Io vorrei evitare che il prossimo caso di cui parleremo sia un caso simile a questo”.
“Fate attenzione. Ci sono ragazzi molto insistenti, – ha ribadito la psicologa – che non si fermano ad un garbato rifiuto e continuano imperterriti a chiamare, mandare messaggi e regali sgraditi. Quindi attenzione, questi sono segnali che non possono essere sottovalutati”, ha concluso.
Dopo aver ucciso Sara, Stefano è scappato verso la sua città d’origine, Noto, dirigendosi, piuttosto che verso casa dei genitori, al Bed and Breakfast gestito dalla famiglia.
Una destinazione forse suggeritagli da qualcuno? Qualcuno con cui magari l’assassino si é confidato subito dopo aver commesso il fatto? Con chi ha parlato Stefano? I carabinieri del comando provinciale di Messina stanno cercando di scoprirlo.
Al momento si sa che la madre di Stefano, lo stesso pomeriggio in cui è avvenuto il fatto, ha lasciato un biglietto all’altro figlio con su scritto che si sarebbe assentata per qualche giorno “per motivi di salute”.
Il gip la ritiene una scusa. Le indagini chiariranno se sia stata proprio la madre la persona chiamata da Stefano a seguito dell’omicidio e a cui lo stesso ha chiesto aiuto. O se magari i due avevano pensato di fuggire insieme.
Una cosa è certa: la madre non ha mai lasciato solo il figlio. Anche quando è stato portato via dai carabinieri, l’ha seguito con la sua auto fino a Messina.
Il legale che ha assistito Argentino subito dopo il fermo – per poi rimettere il mandato – ha spiegato che la donna “È sotto shock. Lo dico sapendo bene che c’è un’altra famiglia, quella di Sara che in questo momento vive un dolore ben più forte”.



