Scommesse illegali, da campioni a bambinoni: perché accade

sabato, 12 Aprile 2025
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Scommesse illegali nel mondo del calcio, ci risiamo. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta che coinvolge dodici giocatori di Serie A. Tra questi nomi eccellenti come i nazionali Sandro Tonali, Raoul Bellanova, Nicolò Fagioli, Nicolò Zaniolo. Il Pm ha disposto anche cinque arresti. Ma non riguardano i calciatori, bensì gli organizzatori delle scommesse clandestine.

L’indagine odierna è la prosecuzione dell’inchiesta avviata a suo tempo dalla Procura di Torino e che comportò lunghe squalifiche, tra gli altri, per Tonali e Fagioli. I due nazionali sono di nuovo nell’occhio del ciclone perché sono emersi nuovi particolari a loro carico. Non si sarebbero limitati a scommettere, ma avrebbero entrambi fatto da “collettori” di scommesse per l’organizzazione che gestiva il giro di denaro. Il tutto avveniva on line, su piattaforme illegali.

Tonali sarebbe stato indotto a procurare scommettitori tra i suoi colleghi calciatori perché aveva un debito di circa 500mila euro con i titolari della piattaforma. Anche Fagioli si sarebbe trovato più o meno nelle stesse condizioni. «Se agganci Zaniolo, poi ti faccio un regalo», gli avrebbe detto in chat uno degli organizzatori del giro clandestino. Il “regalo” in questione sarebbe consistito in uno “sconto” sui debiti di gioco. I pagamenti avvenivano in una gioielleria di Milano attraverso acquisti mirati di rolex o gioielli, che venivano pagati al doppio del loro valore. E ciò  proprio per consentire il saldo del debito.

Sul piano della giustizia sportiva, né Tonali né Fagioli dovrebbero rischiare qualcosa avendo entrambi già scontato la squalifica (i tifosi della Nazionale possono quindi tirare un sospiro di sollievo in vista delle partite di qualificazione ai prossimi Mondiali). La loro posizione si potrebbe però aggravare sul piano penale nel caso in cui dovessero emergere reati nella “pubblicità” fornita alle scommesse illegali.

In ogni caso, in questa vicenda emerge uno spaccato decisamente triste dell’ambiente umano in cui vivono molti calciatori di oggi, ventenni di successo, che avrebbero tutto dalla vita, ma che si riducono a essere strumenti per l’arricchimento di individui senza scrupoli. È come una sorta di infezione che affligge il mondo del calcio, su cui è bene riflettere perché rappresenta anch’essa, a suo modo, un segno di malessere sociale. Questi ragazzi sono tutti ventenni e appartengono a pieno titolo alla generazione Z, una generazione che psicologi e sociologi tendono a dipingere come particolarmente fragile, ragazzi che crescono tra mille ansie e mille paure.

Nel caso dei ventenni del calcio si deve parlare anche di un vuoto interiore, di un’assenza di interessi e passioni al di fuori del rettangolo di gioco. «Avevo tempo libero -disse due anni fa Fagioli ai giudici – , e la noia mi ha portato a giocare, era un riempitivo». Già, un “riempitivo”, il “riempitivo” di un vuoto interiore evidentemente incoercibile.

Poi si può anche osservare che le scommesse clandestine sono una vecchia malattia del calcio. All’avvento di ogni generazione di giocatori capita sempre qualcuno che vada a finire in giri loschi. È la classica voglia di trasgressione che attacca sempre i giovani di successo.

Oggi c’è però qualcosa di più, come una sorta di anemia dell’anima. Siamo probabilmente di fronte a ragazzi tristi e annoiati che faticano a diventare adulti. Bambinoni, prima che campioni.

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