Una bambina di 11 anni è stata violentata da un 45enne, Massimiliano Mulas, a Mestre.
La vittima, giorno 10 aprile verso le ore 18:00, stava tornando a casa dalla palestra. A un certo punto si è accorta che qualcuno la stesse seguendo. Chiama un’amica proprio perché sospettosa ci fosse qualcosa che non andasse. Le ragazze avevano concordato infatti che, nell’ipotesi in cui si fossero trovate in difficoltà, una avrebbe chiamato l’altra per dare l’allarme. La bambina stava per entrare in casa quando viene spinta da Mulas e bloccata nell’androne. L’amica, ancora in chiamata, sente le urla. La chiamata viene interrotta da Mulas e la ragazza si rivolge subito ai genitori, che a loro volta hanno contattato i carabinieri. La violenza si è poi interrotta grazie all’intervento di un condomino che stava tornando a casa. Mulas scappa e viene arrestato, circa tre ore dopo, dai carabinieri alla stazione di Mestre.
Ma a rendere più grave la notizia è il fatto che non è la prima volta che l’uomo commette una violenza. La bambina è l’ultima di una serie di violenze sessuali che hanno avuto origine, stando alle carte della giustizia italiana, almeno dal 2002.
Ma rendiamo il quadro ancora più chiaro: l’11 giugno 2002, a Trento, Massimiliano Mulas ha tentato di stuprare una turista di 33 anni nel ristorante in cui era in prova come cameriere. L’uomo è stato poi condannato a 4 anni e 6 mesi di carcere, pena che ha espiato nel carcere di Padova.
Il 14 settembre del 2006, Mulas ha tentato di violentare una studentessa di 21 anni. La ragazza ha lottato facendo desistere Mulas che, a seguito del ritrovamento di un suo orecchino sulla scena del crimine, è stato nuovamente arrestato.
Poi è emerso che, il 3 ottobre, ovvero due settimane dopo, Mulas abbia provato a violentare un altra studentessa sotto casa sua, fortunatamente salvata dai condomini.
Questa volta, Mulas viene condannato a 8 anni e 3 mesi.
Sei anni fa, ennesimo procedimento a Perugia per violenza su una ragazza di 14 anni. L’avvocato difensore di Mulas ha spiegato che, in questo caso, l’accusa non ha retto.
Qui il problema pare essere di fondo. In ragione della sussistenza di questa serie corposa di precedenti, perché il soggetto, la cui pericolosità era nota, è stato lasciato a piede libero? Perché non è stata adottata alcuna misura che potesse impedire a Mulas di colpire ancora? Dopotutto, l’individuo non pare essere in grado di integrarsi a livello sociale. Eppure, da 4 anni, lo stupratore seriale era libero e nessuna misura cautelare era stata adottata nei suoi confronti. Questo gli ha permesso di agire indisturbato.
Infatti, ancora più grave è sentire le parole dell’avvocato difensore di Mulas che ha affermato che l’uomo “non è mai stato dichiarato socialmente pericoloso”. Requisito indispensabile affinché possa essere emessa una misura di sicurezza. Ma diverse erano le soluzioni applicabili: a scopo precauzionale, si sarebbero potute adottare misure di prevenzione, la cui applicazione si basa sulla sussistenza di indizi di pericolosità. Tra queste, la libertà vigilata o l’assegnazione a una struttura sanitaria in casi di infermità psichica. O ancora, a fronte di una denuncia, tra le misure cautelari applicabili, vi è il braccialetto elettronico anti-stalking. Nulla di tutto ciò è stato fatto. Non è stata dunque, in alcun modo, prevenuta la possibilità di reiterazione del reato.
Profonda preoccupazione è stata espressa dall’opinione pubblica e dalle associazioni per la difesa delle donne per come è stato gestito il caso. Si domanda una riforma urgente delle procedure giudiziarie. Ciò al fine di garantire una tutela concreta verso le potenziali vittime oltre ad una valutazione il più possibile accurata della pericolosità degli individui accusati di violenze sessuali.
In questo caso infatti, la mancata identificazione e valutazione di Mulas come individuo socialmente pericoloso, ha inibito l’adozione di misure restrittive adeguate, permettendo così allo stupratore di agire.
Il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ha inveito “Come è stato possibile? Se consideriamo i precedenti di chi è accusato di tale nefandezza, sembra non esserci risposta…”. “Una bambina di soli 11 anni si è trovata di fronte alla persona sbagliata – ha aggiunto il patriarca -, incontrandola per caso, come poteva accadere a una qualsiasi coetanea. Impossibile immaginare cosa rimarrà nell’anima e nella psiche di una studentessa di 11 anni che, ignara di tutto, tornava a casa dopo una normale giornata. Questa esperienza difficilmente potrà essere superata e lo sarà solo con l’aiuto di tutti. Non è facile, soprattutto dopo un trauma di tale entità tornare ad avere fiducia nelle persone”.
Il presidente veneto, Luca Zaia, ha incalzato: “Come è possibile che un individuo con precedenti specifici da far rabbrividire possa proseguire a macchiarsi di uno dei peggiori crimini concepibili, pedinando, braccando e violentando una ragazzina… agevolato dall’essere privo di qualsiasi strumento di controllo?”Dal canto suo, Matteo Salvini, ha proposto una soluzione a lui cara: “Castrazione chimica per pedofili e stupratori. Problema risolto, come peraltro già fanno altri Paesi europei… E non capisco perché solo la Lega, e pochissimi altri, porti avanti questa battaglia di civiltà…”.
Quello che è certo, è che la violenza si sarebbe potuta evitare. Un profilo noto alle forze dell’ordine in quanto segnato da comportamenti devianti e forte instabilità mentale, nonché innumerevoli condanne per stupro, non sarebbe mai dovuto essere lasciato libero di circolare senza alcun controllo.



