La parola d’ordine è una: è urgente una riforma della Rai che recepisca il nuovo Media Freedom Act dell’ UE. Ed è emersa con forza da tutte le voci riunite nella sede della stampa estera a Roma, in un incontro organizzato da Rete No Bavaglio, Articolo 21, Mufon e altre associazioni, insieme a giornalisti, rappresentanti della società civile e leader dell’opposizione. Al centro, il Media Freedom Act e l’urgenza di riformare il servizio pubblico radiotelevisivo prima dell’8 agosto, termine per il pieno recepimento della nuova normativa europea.
Riforma Rai, Schlein (PD) guida le opposizioni: “Siamo già fuori legge, finita la pacchia per Meloni”
A dare il tono alla giornata è stata la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha denunciato con durezza l’occupazione politica della Rai da parte del governo Meloni: “È piaciuto trasformarla in TeleMeloni, ma l’8 agosto la festa è finita. Il Media Freedom Act è già legge e l’Italia è già fuori legge. Abbiamo solo pochi mesi per approvare una Riforma Rai che garantisca indipendenza, pluralismo e libertà”.
Schlein, che ieri ha incontrato Landini per il referendum dell’8-9 giugno, ha sottolineato l’importanza di una riforma condivisa, aperta al confronto con tutte le forze politiche e la società civile, proponendo un modello di governance indipendente e una revisione del finanziamento: “C’è troppo precariato, servono luoghi di lavoro sicuri e una Rai libera dai partiti. Il diritto all’informazione dei cittadini va difeso. Ora è finita la pacchia per la Meloni”, ha ribadito con forza.
Anche Giuseppe Conte ha lanciato un allarme istituzionale: “La Commissione di Vigilanza Rai è paralizzata da un veto della maggioranza che vuole imporre un suo presidente. La governance attuale è espressione diretta del governo. Così si mina la democrazia. Con il Media Freedom Act, se non ci adeguiamo, l’Italia sarà sanzionata”.
Il leader di AVS Angelo Bonelli ha parlato di un “processo di addomesticamento scientifico del servizio pubblico”, citando i casi di Report e la marginalizzazione dell’informazione scomoda: “L’informazione autonoma è fondamentale. E non si era mai arrivati a questo livello di occupazione. La Riforma Rai è urgente e necessaria per evitare derive autoritarie”.
Nicola Fratoianni ha proposto di fare della Riforma Rai una battaglia culturale nazionale, non solo parlamentare: “Nessuna legge di iniziativa delle opposizioni è arrivata in Aula. Serve un’alleanza larga, con lavoratori Rai, associazioni, esperti. La nostra proposta prevede un sistema duale, canone legato al reddito e superamento della Commissione di Vigilanza. Ma l’importante è farla insieme”
Infine Riccardo Magi ha ribadito che il governo sta ignorando l’obbligo europeo: “Lo scorso aprile la maggioranza ha bocciato la mozione unitaria per recepire il Media Freedom Act. Se non cambia rotta, chiederemo noi all’Unione Europea di avviare la procedura d’infrazione. Il primo passo della battaglia per la libertà d’informazione è far rispettare le leggi europee”.
Giornalisti lanciano l’allarme: c’è anche Ranucci (Report): “Querele temerarie, minacce, tracciabilità: stanno desertificando l’informazione”
La testimonianza più forte è arrivata da Sigfrido Ranucci, giornalista d’inchiesta e conduttore di Report: “196 querele per 125 milioni di euro. La Rai è obbligata a rivalersi sui giornalisti. Ora ci chiedono di tracciare le fonti e consegnare il girato. Così nessuno denuncerà più. Stanno soffocando il giornalismo investigativo. Serve subito una Riforma Rai che tuteli chi fa informazione”.
Il presidente dell’Odg Carlo Bartoli ha denunciato le derive autoritarie: “Negare l’identità di un arrestato non è tutela dell’innocenza, è una censura tipica dei regimi. La libertà di espressione non può essere brandita per giustificare odio e fake news, e poi negata a chi denuncia. Serve una battaglia di lunga durata per cultura e verità”.
Secondo quanto ricordato da Articolo 21, l’Italia ha perso posizioni nel recente World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières, scendendo al 46° posto a livello globale. Un dato che testimonia il crescente allarme internazionale sulle condizioni dell’informazione nel nostro Paese. Le ragioni del peggioramento, secondo il rapporto, risiedono in una combinazione di fattori: aumento delle pressioni politiche sui media pubblici, mancata tutela delle fonti giornalistiche, proliferazione delle querele temerarie e un clima di crescente intimidazione nei confronti del giornalismo investigativo. “Il servizio pubblico è sotto attacco – ha sottolineato Vincenzo Vita – e la comunità internazionale se ne sta accorgendo. Il Media Freedom Act può essere un’occasione per invertire la rotta, ma serve volontà politica”.
Dal dibattito è emersa una convergenza chiara: la Riforma Rai non è solo una necessità tecnica, ma una questione democratica. Il pluralismo, la libertà delle fonti, l’indipendenza editoriale sono condizioni essenziali per un Paese libero. E il tempo stringe: entro l’8 agosto, l’Italia dovrà aver approvato una riforma coerente con il Media Freedom Act o sarà formalmente fuori legge.



