Pichetto Fratin: “Gas USA strategico, ma prezzo è unico europeo. Nucleare? Dopo il 2030”

mercoledì, 16 Aprile 2025
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Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin è intervenuto al Forum di Confcommercio a Villa Miani, affrontando i nodi strategici della politica energetica italiana ed europea. Dal nucleare al GNL statunitense, fino al Green Deal e alle centrali a carbone, Pichetto ha delineato ai cronisti tra cui Lo Speciale  la visione del governo Meloni per la sicurezza e la competitività energetica del Paese.

Il viaggio di Meloni e l’indipendenza energetica, Pichetto Fratin avvisa: “Il futuro passa anche dal nucleare e dal GNL USA”

Alla luce dell’incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Donald Trump a Washington, il tema dell’indipendenza energetica è tornato centrale nel dibattito nazionale. Pichetto Fratin ha affrontato in modo diretto la questione, toccando sia il nucleare sia il gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dagli USA: “Gli Stati Uniti sono un grande esportatore di gas. L’Europa ha preso lo scorso anno praticamente la metà del GNL dagli USA e l’interesse c’è tutto.”

Tuttavia, ha avvertito che le dinamiche di prezzo sfuggono al controllo dei singoli Paesi: “Naturalmente l’acquisto del GNL viene fatto dai compratori, cioè il sistema delle imprese, le grandi imprese. Il problema è che il prezzo del gas è unico a livello europeo, secondo il cosiddetto TTF – la quotazione media della borsa olandese.”

Per il ministro, l’unica soluzione possibile è quella dei contratti a lungo termine: “Bisognerebbe superare anche il meccanismo del TTF, con accordi diretti e duraturi con i fornitori americani. Su questo c’è anche un auspicio.”

Pichetto ha smentito categoricamente che l’Italia abbia ripreso ad acquistare gas russo, come indicato da alcuni report: “Non abbiamo assolutamente ripreso a comprare gas russo. Abbiamo smesso il 31 dicembre, alla scadenza del contratto precedente. Il gas che arrivava nel 2023 e 2024 veniva in realtà esportato verso Austria e altri Paesi.”

Quanto al futuro, Pichetto ha ribadito anche l’importanza della tecnologia nucleare: “Io non sono un frate, però tanti esperti con cui ho parlato mi indicano i primi cinque anni del prossimo decennio. Direi 2033. Comunque, non se ne parla prima del 2030, credo proprio di no.”

E rispondendo a Matteo Salvini, che ha ipotizzato una centrale a Milano entro 7 anni, ha replicato con ironia: “Non faccio il mago. Salvini fa Salvini, avrà elementi per poter dire 7 anni. Io dico 2032 o 2033. Ma né io né lui siamo ingegneri nucleari.”

Centrali a carbone: “Tenere in standby, non smantellare”

Sul fronte del carbone, Pichetto ha chiarito che la linea del governo è quella di non smantellare le centrali, pur mantenendole inattive: “Io confermo la cessazione della produzione, come c’è già stato nel 2024. Lo smantellamento è un altro discorso. Credo che dobbiamo tenere in standby le nostre centrali a carbone, senza produzione, perché non c’è convenienza economica.”

Una scelta che risponde a un’esigenza di sicurezza: “Il quadro geopolitico è ancora tale che nessuno è in grado di garantirci che il gas non arrivi a 70 euro al MWh o che non ci siano disfunzioni nelle pipeline. Avere centrali pronte, anche se ferme, è una valvola di riserva.”

Disaccoppiamento e mercato elettrico: “Non tecnicamente realizzabile”

Il ministro ha anche commentato la possibilità di disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, proposta discussa a livello europeo: “Il disaccoppiamento, così com’è inteso, non è possibile perché abbiamo troppe interconnessioni. In questo momento stiamo esportando energia alla Germania e fra un quarto d’ora la compriamo da loro. Non è disaccoppiamento.” Secondo Pichetto, l’unica strada percorribile è quella “di arrivarci con modalità contrattuali e con una capacità propria di produzione.”

Green Deal e auto: “Serve realismo sui target ambientali”

Sul Green Deal e la transizione del settore automotive, Pichetto ha chiesto maggiore pragmatismo: “L’obiettivo ambientale resta fondamentale, è un modo per caratterizzare l’alta qualità del Made in Italy. Ma oggi, con il quadro geopolitico e i dazi, bisogna essere più realistici.”

E ha concluso: “Nel 2025 erano previste sanzioni per le case automobilistiche che non rispettavano i target ambientali. Ora tutti dicono che è impossibile rispettarli. Bisogna derogare, slittare o rivedere le sanzioni. Serve realismo, semplicemente.”

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