A dire il vero il tredicesimo Arcano maggiore un nome ce l’ha, ma risultando poco gradito alla maggioranza dei consultanti, i moderni cartomanti ci vanno coi piedi di piombo. In pieno allineamento con le schizzinosità dell’attuale cancel-culture spesso si riferiscono a lui come all’arcano senza nome. Stiamo parlando dell’Arcano XIII, ‘La morte’.
Rinnegare il nome serve a ben poco, dal momento che l’immagine, nella carta, parla assai chiaro. Eccola:
La buona notizia è che quasi mai questa carta si riferisce a un vero e proprio decesso.
Sempre, invece, a un drastico cambiamento di situazione.
Ma osserviamola: il nostro simpatico scheletro è rosa carnicino. Tutt’altro che morto, insomma. Con implacabile energia sta infatti occupandosi di falciare residui di erbe defunte, per far sì che le nuove possano affiorare. E così le mani, i piedi e le teste appena falciate appaiono tutt’altro che morte. A significare che azioni e pensieri permangono vitali e operanti anche dopo il trapasso. O anche a far intravedere il chiarore di una rinascita dopo la sconfortante tabula rasa operata dal vigoroso falciatore.
Resurrezione sì, ma non ora. La presenza di questo arcano comporta sempre una certa quota di sofferenza, come tutte le fini drastiche. Congedarsi interamente e bruscamente da una significativa parte del proprio passato non è mai indolore.
Forse una delle rappresentazioni più consolanti di questo arcano la rintracciamo nel bel mazzo dei ‘Light seers tarot’ – in italiano ‘Tarocchi dei Veggenti di luce’.
Eccolo:

La sensibile autrice ha voluto sottolineare qui con particolare efficacia la potenza rigenerativa dell’Arcano 13. Egli indossa sì quel minaccioso copricapo che nel Signore degli Anelli appartiene ai mortiferi Nazgul, i temibili guerrieri di Sauron possessori della daga Morgul, nota per infliggere ferite dolorose e fatali. Ma mentre i terrifici Nazgul sono privi di volto, in questa carta il nero abisso dei senza volto è sostituito da una visione piena di speranza: un cielo azzurro, una luce radiante, e verdi alberi che fidenti si aprono al cielo. In questo mazzo è la resurrezione, il passaggio morte/vita a essere enfatizzato.
Negli “Apokalypsis Tarot”, Dunne e Huggens in qualche modo si spingono oltre. La Morte – la ‘Santa Muerte’ nel loro mazzo – è addirittura rappresentata come amica e soccorritrice del genere umano. Scheletrica sì, ma festosamente e fastosamente addobbata, nonché ridente, eccola qui:
L’immagine scelta dagli autori si riferisce alla divinità messicana nota come ‘Santa muerte’. Si calcola che oggi conti, in Messico e nelle aree ispanofone dell’America Latina qualcosa come dodici milioni di adepti, il che la rende estremamente rispettabile. Con ogni probabilità deriva dalla dea azteca della morte, Mictecacihuatl (se ce la fate a pronunciarlo).
Ma è conosciuta con tanti altri nomi: la Signora Scheletrica, la Signora Ossuta, la Dama Potente, la Signora Bianca, la Signora Nera, la Bella Fanciulla, la Signora delle Ombre, la Bella Signora Sebastiana.
È improbabile che Donald Trump tenga una sua statuetta sul comodino, dal momento che Santa Muerte è oltremodo aperta e progressista: accetta apertamente l’aborto, l’uso del preservativo, è accogliente verso gay e transessuali e tanti LGBT messicani la pregano per essere protetti dall’omofobia e da ogni forma d’intolleranza.
E passiamo ora ai significati di questo Arcano in una lettura divinatoria.
Se ci appare al positivo e per questioni che riguardano il piano più strettamente fisico (affari, finanze, stato psicofisico del consultante) ci parlerà di un repentino cambiamento di residenza, o di impiego, d’una svolta che anche se percepita inizialmente come irreparabile dal consultante, si rivelerà poi estremamente benefica. Le finanze dovranno essere sottoposte a drastica revisione circa i parametri con cui vengono amministrate, per non incorrere in clamorose perdite. Una volta messi in chiaro gli errori di gestione si ripartirà col piede giusto, e la brusca sterzata si rivelerà salvifica. Può anche significare un’eredità inattesa.
Circa la salute può parlarci del recupero delle forze e del benessere dopo un intervento. A volte anche di un incidente miracolosamente evitato, comunque di un cambiamento radicale nelle proprie abitudini, vuoi quelle alimentari, vuoi quelle della cura del corpo.
Sul piano affettivo ci parla della seria necessità, all’interno della coppia, di una totale revisione dei propri ruoli e delle proprie interazioni. Spesso parla anche di divorzio, di rottura inevitabile, molto dolorosa ma necessaria per evitare la tossicità dovuta a un rapporto inguaribilmente malato.
In posizione Ombra, naturalmente, il discorso si fa diverso.
Ci parla della difficoltà estrema, da parte del consultante, di accettare qualsivoglia inevitabile fine che il destino gli sta presentando. Non comprendendo che al di là di questo scioglimento c’è un nuovo orizzonte a lui più propizio, è come se chi consulta puntasse ferocemente i piedi, cercando in ogni modo di resistere al cambiamento. Ed è proprio questa sua incapacità di accettazione che gli provocherà stati di pessimismo, tristezza profonda, scoraggiamento e così via.
Ma allontaniamoci ora da sconfitte e tristezze, e riagganciamoci invece alle benigne attribuzioni della messicana Santa Muerte.
Teniamo presente che più di dieci milioni di persone vedono in questa divinità scheletrita e benefica una fonte d’intercessione e di guarigione nei momenti più duri delle loro esistenze, quando si è minacciati da malattie, indigenza o criminalità.
E senza varcare alcun oceano, ricordiamo che San Francesco così nel ‘200 s’indirizzò alla Morte: “Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale…’
Sorella, appunto. Non orrore, non terrore, non censura.
Il più grande mistero che accompagna le nostre esistenze terrene. L’unico che caparbiamente, ostinatamente abbiamo invece, da sempre, evitato. Rimosso, cancellato.
L’unico, probabilmente, che ci avrebbe fatto gran bene, invece, ininterrottamente investigare.





