Mentre il Conclave si avvicina e la tensione cresce dietro i portoni del Vaticano, l’ultima congregazione generale del 6 maggio ha sancito la fine del tempo delle parole con la stampa. I cardinali si sono presentati puntuali, ma quasi tutti hanno scelto il silenzio. Pochi sguardi, nessun commento: lo spirito del Conclave è già calato su Roma. “Lo Speciale” ha tentato di strappare le ultime impressioni prima che i porporati si chiudano a Casa Santa Marta per eleggere il nuovo Papa. Abbiamo chiesto anche un commento sull’escalation in Medio Oriente voluta da Netanyahu, ma le bocche sono rimaste cucite. Unico a rompere la consegna del silenzio è stato il cardinale svedese Anders Arborelius, che ha parlato di pace. Tutti gli altri, compreso Pierbattista Pizzaballa patriarca di Gerusalemme, hanno preferito non esporsi consci della delicatezza del momento. Sul medio oriente sarà il nuovo pontefice ad esprimersi e in tanti pensano che proprio alla pace saranno dedicate le sue prime parole.
Conclave congregazione 6 maggio: clima di attesa e silenzi pesanti
L’ultima congregazione generale del 6 maggio segna l’imminente inizio del Conclave e potrebbe aver sciolto gli ultimi nodi tra i cardinali elettori. In un clima più teso degli scorsi giorni sembrano aver assorbito la consapevolezza che l’ora più importante si avvicina. Tuttavia, le parole sono state poche, quasi assenti. Anche i cardinali solitamente più loquaci si sono chiusi in un riserbo assoluto, segno che le trattative e le riflessioni si stanno spostando all’interno di Casa Santa Marta, dove nelle prossime ore inizieranno le votazioni per il successore di Pietro.
Un’eccezione alla regola è stata il cardinale indonesiano Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, che si è lasciato andare a un breve commento: “Stanno andando bene le cose, penso che il Conclave durerà due o tre giorni”. E ha aggiunto una nota di apertura geopolitica significativa: “Il presidente indonesiano è pronto ad accogliere parte della popolazione di Gaza”. Per il resto silenzi e fughe in avanti con la polizia a scortarli dentro il colonnato. Solo alcuni accennano sorrisi e saluti, con il cardinale Sako che scherza con la stampa: “Voi giornalisti siete pronti?”. Il cardinale Virgilio Do Carmo da Silva invece si sbilancia: “Non abbiamo ancora una rosa di nomi, domani forse…”.
Medio Oriente Arborelius invoca la pace, gli altri in silenzio
Abbiamo chiesto un commento anche sull’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, con l’offensiva di Netanyahu sempre più contestata anche in ambito internazionale. Ma da parte dei cardinali, compreso il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, è arrivato solo un prudente silenzio. Nessuna dichiarazione, nessun accenno, come a voler evitare ogni strumentalizzazione alla vigilia dell’evento ecclesiale più delicato. A rompere il silenzio è stato solo il cardinale svedese Anders Arborelius: “L’obiettivo di tutti noi è la pace”, ha detto con tono misurato ma fermo. Un segnale, seppur timido, che anche tra le porpore si guarda con preoccupazione a quanto accade fuori dai confini vaticani.
Nel frattempo, Roma si prepara al fumo bianco, ormai le porte della Sistina si stanno per spalancare.



